di Orioli Francesca
dicembre 2025
Un tour in Egitto è solitamente associato alla crociera su Nilo, il collegamento mentale è immediato. Ma è davvero necessaria? Ne vale davvero la pena? Per turisti indipendenti e allergici ai viaggi di gruppo come noi, la crociera può avere tanti ‘contro’, connessi soprattutto al movimento in massa per cui tutte le navi arrivano ai templi/punti di interesse nello stesso momento con evidente sovraffollamento. C’è da dire che il nostro giro si è svolto in periodo natalizio (dal 20 al 30 dicembre) quindi fra i peggiori, come Pasqua. Indubbiamente l’estate è da evitare per il caldo.
E’ un rischio che avevamo calcolato prima di partire, c’è da dire comunque che la crociera dura solitamente 4 giorni e 3 notti, da Aswan a Luxor o viceversa. Con l’esperienza sul campo ci siamo resi conto che la crociera si potrebbe anche evitare, raggiungendo via terra i templi sul percorso tra Aswan e Luxor. Come aspetto indubbiamente positivo, c’è il fascino di godere del del paesaggio verde lungo lo sponde del Nilo seguito dall’ocra del deserto immediatamente dietro.
Riporto qui il nostro tour di 10 giorni che ha appunto incluso anche la crociera. L’abbiamo organizzato non con un’unica agenzia viaggi ma prenotando le singole escursioni (crociera compresa) con Civitatis e GetYourGuide, ricavandoci qualche giorno per vivere l’Egitto a modo nostro in autonomia.
Ho scritto un papiro ma tutto diviso per argomenti e dovrebbe essere agevole individuare quello di interesse. Seguono anche indicazioni per visto, cambiavalute e taxi/uber.
GIORNO 1: PIRAMIDI DI GIZA, MENFI E SAQQUARA, GEM
Per il nostro primo impatto con l’Egitto avevamo prenotato con Civitatis l’escursione “Menfi, Saqqara e le piramidi di Giza’. Menfi è la più antica capitale del regno d’Egitto, fondata già intono al 3100 a.C. quindi partire da qui significa quasi cominciare dall’inizio (anche se la storia egizia ‘pre-dinastica’ va ancora ben oltre). Tanto per orientarci in questi millenni di avanti Cristo che sembrano gli infiniti zeri dei dollari dei Paperon de Paperoni, ecco alcuni parametri:
- Prime Dinastie – I/II Dinastia dal 3150 a.C. al 2700 a.C. Unificazione dell’Alto e del Basso Egitto
- Antico Regno – III/VI Dinastia dal 2700 a.C. al 2160 a.C. Era delle piramidi e della Sfinge
- Primo Periodo Intermedio – VII/X Dinastia dal 2160 a.C. al 2055 a.C.
- Medio Regno – XI/XII Dinastia dal 2055 a.C. al 1790 a.C.
- Secondo Periodo Intermedio – XIII/XVII Dinastia dal 1790 a.C. al 1540 a.C. Periodo delle invasioni straniere (Hyksos) spaccatura del regno
- Nuovo Regno – XVIII/XX Dinastia dal 1450 a.C. al 1080 a.C. Riunificazione del paese, periodo florido, Hatshepsut (1436 a.C.); Tutankhamon (1336 a.C.), Seti I 1289 a.C.); Ramses II (1279 a.C.). Venne scelta la Valle dei Re come luogo di sepoltura
- Terzo Periodo Intermedio – XXI/XXV Dinastia dal 1080 a.C. al 672 a.C.
- Periodo Tardo – XXVI/XXX Dinastia dal 672 a.C. al 343 a.C. Inesorabile declino dell’impero, occupazione da parte degli Assiri, dei Persiani e infine dei Greci
- Periodo Tolemaico – Alessandro Magno faraone d’Egitto, fine della dinastia faraonica con Cleopatra VII e l’annessione all’impero romano nel 30 a.C.
Cominciamo dunque con Menfi, situata a circa 20 km a sud del Cairo, che fu la prima capitale dopo l’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto. Si visita il parco archeologico che contiene la sfinge di alabastro, i resti dell’antico tempio di Ptah e la triade di Menfi ovvero il gruppo di tre divinità qui venerato costituito dal dio creatore Ptah, la dea Sekhmet sua sposa con la testa di leonessa e il figlio Nefertum. Qui troviamo una statua colossale di Ramses II, successiva di quasi 2000 anni dalla fondazione della città, ma scopriremo presto che Ramses II è il prezzemolino della cultura egizia, lo ritroviamo ovunque: del resto visse per oltre 90 anni e governò per quasi 70 anni, la Queen Elisabeth dell’Antico Regno.

Il colosso è in posizione sdraiata perché mancante di parte delle gambe, e restituisce un’immagine idealizzata di eterno giovane, forte e possente. La necropoli di Menfi è Saqqara che custodisce una antichissima piramide a gradoni e tombe di funzionari, alcune magnificamente decorate con figure che rappresentano le attività quotidiane.

È incredibile vedere come le condizioni climatiche e l’assenza di umidità abbiano mantenuto in perfetto stato di conservazione i dipinti e i loro colori.

La giornata prosegue con l’inevitabile sosta al negozio di profumi, obolo imprescindibile di ogni tour organizzato. Non compriamo niente, siamo ancora all’inizio del viaggio e ci aspettano ancora due voli interni, o forse semplicemente perché non veniamo stregati da nessuna essenza. Dopo la tappa pranzo è finalmente l’ora delle piramidi di Giza e della Sfinge: ma il nostro sogno coltivato sin dai banchi di scuola viene liquidato con poche frettolose spiegazioni sulle generazioni dal nonno al nipote – Cheope, Chefren e Micerino – e pochissimo tempo per ammirarle. Avremmo voluto cercare i migliori viewpoint, avere più tempo per girarci intorno, e anche se non era mia intenzione entrare nelle piramidi, la guida ci ha liquidato dicendo che sono da prenotare (notizia falsa), semplicemente perché era in ritardo sulla sua tabella di marcia. Per fortuna avremmo tempo a fine viaggio di visitarle per conto nostro, sennò davvero il rischio è di portarsi a casa un ricordo deludente.
Nello stesso giorno abbiamo visitato anche il GEM – Grand Egyptian Museum – aperto da novembre 2025 nel quale sono state trasferite parecchie opere tra cui tutta la tomba di Tutankhamon con la celebre maschera.
Anche in questo caso abbiamo preso parte ad una visita guidata – peraltro molto costosa – in italiano e purtroppo con la stessa guida delle piramidi, che anche in questo caso è stata estremamente approssimativa e sbrigativa, mentendo sull’orario di chiusura. Sul sito ufficiale (https://visit-gem.com/en/TourTkt) al momento le visite guidate sono solo in inglese per circa 36 euro e tornassimo indietro opteremmo per l’acquisto diretto, dedicando sicuramente più tempo al museo rispetto alla maratona a meno di due ore dalla chiusura del sito.
Pernottiamo a Giza, al Pyramids Gate Hotel, prenotato con Booking, un tre stelle a prezzo onesto che si è rivelato pulito, senza pretese ma con ottima colazione abbondante sulla terrazza con vista piramidi. Assicuratevi che i tassisti capiscano bene il nome dell’hotel verificando anche l’indirizzo, tutti gli hotel a Giza contengono ‘pyramid’ nel proprio nome!
GIORNI 2 – 3: DESERTO BIANCO E NERO
Per i successivi due giorni avevamo prenotato l’escursione nel deserto e all’oasi di Bahariya con GetYourGuide e ci è piaciuta moltissimo, per le caratteristiche naturalistiche, l’esperienza della notte in the middle of nowhere tra rocce e stelle. Il viaggio per arrivarci è lungo, circa 360 km e 4 ore di macchina da Giza/Cairo. Appena fuori dalla città il paesaggio è già desertico, due nastri di asfalto parallelo (si spesso in Egitto va così, entrambi con i due sensi marcia) fendono la sabbia ocra, a circa metà strada la guida ci racconta che qui fino a 600 anni fa c’era il mare e ciò aveva impedito agli inglesi in Libia di entrare in Egitto. Il paesaggio cambia solo all’arrivo, appunto all’oasi di Bahariya, una città immersa nelle palme. Da qui si cambia auto passando su una 4X4 e si entra nel Deserto Nero, un paesaggio caratterizzato da sterminate collinette rocciose dove il rosso è puntellato da sassolini neri di basalto per un effetto davvero strabiliante.

Dopo una tappa per salire su una di queste montagnole e godersi il panorama, si visita la Crystal Mountain, un luogo da guardare nel dettaglio, visto che la roccia è formata da cristalli di quarzo e calcite. Poi ci avviciniamo al Deserto Bianco raggiungendo la collina Alabat – il cui nome significa ‘passaggio difficile’ già ai tempi dei carovanieri, ma un po’ ostica anche già per le moderne 4X4. Ci addentriamo sempre di più nel Deserto Bianco, incrociando una distesa sterminata di rocce di carbonato di calcio plasmate dal vento. Prima di raggiungere il campo tendato, il nostro tour prevede in divertente ‘sand-boarding’: la risalita è un po’ meno ridanciana ma la prima discesa è andata a segno alla grande e Paganini non ripete.

Al campo tendato siamo con un’altra coppia, con le guide e gli autisti che preparano la cena, passiamo poi la serata a giocare a UNO accanto al fuoco e ad ammirare l’incredibile cielo stellato. Qui la notte fa molto freddo e bisogna essere attrezzati di conseguenza. Si dorme in igloo modello decathlon, la toilette è into the wild dietro alle rocce, di acqua non se ne parla e i sacchi a pelo e le coperte ad uso cumulativo, quindi al bando ogni schizzinoso.
Al risveglio saliamo sull’altura per ammirare l’alba, che però non si rivela cosi entusiasmante – come del resto il tramonto: le rocce sono belle con la luce già un po’ alta, sennò le ombre inghiottono i raggi di luce.
Riparte il tour in 4X4 verso formazioni rocciose che la fantasia del vento e la nostra immaginazione hanno trasformato in figure di senso compiuto: la sfinge, il cammello tra gli elementi autoctoni, l’albero con l’uccellino (gigante) sicuramente il pezzo forte anche se meno coerente con l’ambiente circostante.

La gita prosegue con una scorrazzata in 4X4 in cima ad un punto panoramico – quello che usavano gli inglesi per l’avvistamento militare durante il periodo coloniale, giusto l’occasione per fare due passi ma niente di esorbitante. Infine il lago salato è l’ultima tappa prima del rientro, un luogo che sembra il ritrovo ideale per il pic-nic nel giorno di festa. Pranzo e si rientra al Cairo/Giza, anche qui ci attende una tappa marchetta: è la volta del negozio di papiri.
GIORNI 4 – 7: CROCIERA DA ASWAN A LUXOR
Pernottiamo ancora a Giza prenotando il taxi per il passaggio alle 3 del mattino verso l’aeroporto del Cairo per il volo interno per Aswan, la nostra città di partenza per la crociera. Pur in piena notte, il marasma dell’ala ‘domestica’ dell’aeroporto internazionale del Cairo è inqualificabile: la disorganizzazione regna sovrana, neanche gli schermi al gate per aver conferma che il volo in partenza sia proprio il tuo, confusione allo stato pure. All’arrivo ad Aswan non è che si diventa svizzeri, anche lì indicazioni sbagliate e contraddittorie per i nastri di ritiro bagagli. Inizia poi la logistica per raggiungere la barca, come da comunicazioni con l’agenzia di Dunas Travel – agenzia di riferimento di Civitatis con la quale abbiamo prenotato la crociera. Ci si impiega un po’ perché il trasferimento è cumulativo per più barche/gruppi/agenzie. Una volta recapitati alla nostra barca comincia un po’ di incertezza: non un orario preciso per le attività, si parla di un generico ‘dopo pranzo’, si dice che il programma è ‘flessibile’ e ci viene proposto di partecipare ad una escursione extra al villaggio Nubiano che accettiamo. Intanto comunque nell’attesa decidiamo di scendere dalla nave e fare due passi al mercato cittadino. Poi si parte con le attività – siamo un gruppetto di 6 italiani con la guida Amr, che si è rivelata professionale, preparata molto gentile e disponibile. Cominciamo con il villaggio Nubiano – l’extra programma che comunque tutti fanno per il concetto di ‘ma già che siamo qui’. I nubiani sono un’etnia discendente da antiche popolazioni della Nubia, un’area tra il sud dell’Egitto e il Sudan. Il villaggio si raggiunge con 40 minuti di navigazione in feluca, ci appare davanti come un insieme di casette coloratissime su una collina sulla sponda del Nilo. Come c’era da immaginarsi qui è tutto orchestrato a misura di turisti: il prof che insegna lettere e numeri arabi (che non sono i ‘nostri numeri arabi’ – ma mica li avevano inventati loro?), ci viene mostrata la tipica casa nubiana, offerta (per modo di dire in quanto pagata profumatamente nella quota di partecipazione) la merenda di dolci e karkadè, e peggio del peggio ci vengono mostrati con ignorante orgoglio i coccodrilli domestici tenuti in spazi da galera. Completa il tour un giro in apecar sulla sommità della collina per una vista sul Nilo e sulla diga storica di Assuan. Il tutto per la bella somma di 45 euro a persona: come farsi prendere in giro con colori e poveri coccodrilli. Consigliato da 1 a 5: 0.

Al rientro in nave, che rimarrà ancora ferma, optiamo per una passeggiata sul lungomare fino alla chiesa copta e all’hotel Old Cataract, il lussuoso hotel da 800 euro a notte fatto costruire sotto il dominio coloniale britannico nel 1899 dal primo tour operator della storia Thomas Cook. Qui soggiornarono ospiti illustri, una per tutti Agatha Christie che qui scrisse Assassinio sul Nilo.

Il secondo giorno di crociera comincia molto presto, praticamente il giorno prima! Sveglia all’1.30 per l’escursione ad Abu Simbel, il celebre tempio di Ramses II che nell’immaginario della generazione anni ’80 è associato all’attrazione di Gardaland.
L’organizzazione sembra la stessa per tutte le navi: i pullman prelevano i turisti dalle rispettive barche tutti alla stessa ora e partono in torpedone verso il famoso tempio. Tre ore di viaggio attorniati dal deserto, colazione al sacco sul pullman e alle 6 siamo al parcheggio del tempio.
La calca è inenarrabile anche se ci abitueremo alla situazione, veniamo affidati ad una guida che trasmette ansia e qualche informazione storica all’esterno, poi gli interni li visiteremo in autonomia. Il tempo è stringato. E’ da qui che comincio a pensare seriamente che sarebbe meglio visitare il paese senza la blasonata ‘crociera’ e addentrarsi nei templi in altri orari del giorno, schivando le corazzate Potëmkin che scendono dalle navi.
Il tempio è strabiliante, peraltro una luce rosso acceso del primo mattino incendia le possenti 4 statue del faraone Ramses II sedute a guardiania dell’ingresso rendendole ancora più magnetiche ai nostri occhi che non riescono a staccarsi. A lato c’è il tempio di
Nefertari, la moglie principale di Ramses II, la più bella del reame, tanto amata da essere rappresentata piccola piccola ai piedi della statua del marito e comunque la preferita fra la miriade di mogli e concubine da cui ha avuto circa 100 figli. All’interno di entrambi i templi, statue, graffiti e dipinti si sprecano, ovviamente con le dovute proporzioni in base alla gerarchia di importanza dei coniugi. Riproduzioni megalomani per uno, rappresentazioni in invidiabile perfezione fisica e bellezza estrema per l’altra.
Ma cos’è venuto in mente a Ramses II che risiedeva a Tebe (Luxor) – capitale del regno – di costruire laggiù? Sembra fosse per celebrare la vittoria di Kadesh contro gli Ittiti, avvenuta intorno al 1274 a.C.. e per dare un monito ai nubiani, la popolazione ai confini dei regno per ricordare loro la potenza del grande Egitto. Poi sicuramente nella smania di osannare se stesso con 4 giganti statue a sua immagine e somiglianza con la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto, ogni luogo vicino e lontano era buono.
Di fronte ai templi si estende il lago Nasser, dove prima del 1960 il tempio si trovava; a seguito della costruzione della diga il tempio rischiava di scomparire e venne avviato un progetto faraonico di spostamento ‘pezzo per pezzo’ del tempio. I lavori furono immani così come i costi, vennero impiegate oltre 3 mila persone, costruite strade apposite per gestire gli spostamenti e installata una centrale elettrica, oltre che una nuova città per
alloggiare i lavoratori. Fu l’italiana Impregilo l’appaltatore a cui vennero affidati i lavori, furono impiegati molti ingegneri italiani e tecnici delle cave di Carrara. Venne costruita anche una roccia artificiale alla quale addossare i templi come negli originali. Bisognò pure rispettare le congiunzioni astrali e posizionare il tempio in maniera tale che precisamente nei giorni 21 febbraio (giorno di nascita di Ramses II) e il 21 ottobre (giorno di incoronazione) i raggi del sole colpissero esattamente la statua del dio Sole Amon-Ra e quella di Ramses II che riceveva pertanto potere divino. La fase di smontaggio del tempio si concluse nell’aprile del 1966, soltanto due mesi prima che il sito venisse sommerso dall’inondazione. L’inaugurazione del nuovo sito avvenne il 22 settembre del 1968 con una maestosa cerimonia alla quale mancavano probabilmente soltanto Aida e Radames. Gli spostamenti astrologici portano oggi il verificarsi del fenomeno divino alle ore 5:55 del 22 febbraio e del 22 ottobre, non oso immaginare l’affluenza turistica in quei giorni benedetti.
Alle 8 la carovana riparte per tornare ad Aswan, dove dopo le 3 ore di pullman si punta alla visita del tempio di Philae situato in un’isoletta nel Nilo. Si ripete la scena del marasma di gente sul molo per prendere una barca per il trasferimento, di nuovo un po’ di racconto sul sito archeologico e poco tempo per proseguire la visita in autonomia.

Il tempio di Philae è dedicato a Iside che con l’aiuto del figlio Horus ha recuperato i resti del marito Osiride assassinato dal malvagio fratello Seth e gli ha garantito la vita infinita. Il tempio è molto esteso, fu costruito tra il 380 a.C. e il 362 a.C., siamo verso la fine del Periodo Tardo, fra un po’ arriveranno i greci e poi anche i romani e la struttura del tempio principale si arricchirà di due tempietti tolemaico-romani. Tutto il complesso ha subito il trasferimento logistico post costruzione della diga di Aswan e ora si trova sull’isola di Agilkia dal 1977. L’isola originaria, appunto l’isola di Philae, era al centro dei commerci con le regioni nubiane e scomparve a seguito dell’innalzamento della diga.
Dopo la visita al tempio di Philae si rientra sulla nave che comincerà la navigazione a metà pomeriggio. Il viaggio è piacevole, è bello osservare dalla terrazza in cima il verde che costeggia il fiume subito attorniato dal giallo ocra del deserto. Sono quasi le 19 quando si arriva a Kom Ombo per la visita del tempio con il buio e accompagnati dalla solita marea di tutti i passeggeri di svariate navi.

Kom Ombo significa ‘collina d’oro’ e così ci appare mentre ci avviciniamo: in leggera altura con una perfetta illuminazione che lo rende sicuramente molto scenografico. Il tempio è stato concepito come una ‘bifamiliare’, due erano le divinità che qui dispensavano le proprie benevolenze: Horus il Vecchio (guai a confonderlo con il dio Falco figlio di Iside ed Osiride, anche se pure il Vecchio è rappresentato come un falco tanto per ingarbugliare la faccenda)
e Sobek il dio coccodrillo. Il tempio è quindi formato da due parti perfettamente simmetriche: un ingresso, un cortile, le stanze che fungevano da magazzino per le offerte e un santuario per ogni padrone di casa. Al dio Sobek la guida riserva qualche spiegazione in più, certa di attirare maggiormente l’attenzione: il coccodrillo era considerato sacro perché gli antichi egizi avevano collegato il suo deporre le uova con le tempistiche della piena del Nilo e quindi la conseguente fertilità del terreno. Alcuni poveri coccodrilli, visto il loro grado di santità, venivano quindi tenuti in vasche nel tempio e toccava loro pure il rito dell’imbalsamazione: alcuni esemplari sono stati ritrovati ed esposti nel sito.
Tra i magnifici geroglifici e immagini plasmate sulle pareti del tempio spicca un calendario: 365 giorni – salvo l’anno bisestile che gli antichi egizi avevano già individuato, 13 mesi e le tre stagioni legate ai cicli dell’agricoltura ovvero l’inondazione del Nilo, la coltivazione e il raccolto. Nel tempio troviamo anche il Nilometro, un pozzo profondissimo che gli oculati sacerdoti del tempio utilizzavano per valutare l’entità delle piene, la conseguente fertilità del terreno e quindi strumento di calcolo dell’entità delle tasse da richiedere alla popolazione.
Alle 8 abbondanti si rientra in nave, cena e per chi vuole festa egiziana. Non me ne vogliano le divinità egizie ma io tradisco con Morfeo.
Durante la notte la nave si sposta verso Edfu e all’alba è prevista la visita all’omonimo tempio. Ovviamente per tutti i gruppi di tutte le navi il programma è lo stesso: gli dei non me ne vogliano se insisto ma il macello di gente all’interno qui è particolarmente intollerabile al cospetto del santuario, la parte più sacra e logisticamente più stretta.

Il tempio di Edfu è stato costruito in questo luogo perché è qui che Horus ha vinto la sua
battaglia per vendicare il padre Osiride ucciso dallo zio Seth. Il tempio è del periodo tolemaico, quindi greco, dopo la conquista di Alessandro Magno. Ha una struttura molto imponente e le pareti sono ricche di dipinti e graffiti. All’interno una stanza era dedicata
alla produzione di profumi ed essenze, alle pareti ben 160 ricette danno istruzioni su come procedere, forse proprio l’essere dominati da stranieri aveva portato i sacerdoti a scrivere i procedimenti per timore di perdere le proprie conoscenze e tradizioni. Il tempio racchiudeva anche una piccola biblioteca, alle pareti è raffigurata la dea della scrittura Seshat con l’elenco dei libri di papiro contenuti. Nel tempio ci sono due scale: una dritta per scendere, una a zig zag per salire per rappresentare il volo del falco – visto che il tempio è dedicato a Horus: in picchiata verso il basso e in volteggio elicoidale verso l’alto.

Dopo la visita si rimonta in nave. Si naviga verso Luxor con una fortissima incognita sui tempi di attraversamento della chiusa di Esna per il dislivello del Nilo. Quando ci troviamo al cospetto dello sbarramento ogni barca prende una disposizione che non sappiamo dire se a caso o in un rigoroso schema ‘eliminacode’. Le manovre catturano l’attenzione, dopo una quarantina di minuti di stazionamento ci avviciniamo al primo passaggio che ci permette di vedere le operazioni delle quattro navi prima di noi: due a destra e due a sinistra vengono fatte entrare nei due rispettivi canali, le chiuse posteriori si chiudono e l’acqua scende. Nel frattempo siamo circondati da barchette di venditori e di bambini urlanti ‘1euro’ sulle sponde. Poi tocca a noi entrare nelle chiuse e scendere di 4-5 metri, intanto sono passate due ore e credo che ce la siamo cavata bene.
Arriviamo a Luxor alle 16,30, si visita il tempio di Luxor, inevitabilmente, anche questo ormai con il buio. Al pilone d’ingresso imponenti statue sono schierate al nostro cospetto, una sensazione di magnificenza e grandiosità ci pervade.

Solo un particolare zoppo crea disequilibrio nella scena: un obelisco a sinistra è privo del gemello di destra. La separazione avvenne nel 1830 quando il governatore Mehmet Ali donò un obelisco a Carlo X di Francia per il servizio di decodificazione di geroglifici: a dirla tutta il dono prevedeva entrambi gli obelischi ma il trasporto – che durò 3 anni con nave costruita appositamente – fu talmente oneroso e difficoltoso che il re francese dopo il primo obelisco disse ‘a posto cosi, grazie’ e lo piazzò in Place de la Concorde.
Il tempio di Luxor ci strega per la sua imponenza. Dedicato al dio sole Amon Ra, fu costruito sulla riva orientale del Nilo – quella dei vivi e del sorgere del sole – ed era il punto di arrivo della festa annuale di Opet che partiva da Karnak per celebrare la piena del Nilo. La struttura originaria risale al XIV secolo a.C. quando fu fatto costruire da Amenofi III, successivamente ci mise le mani anche Tutankhamon, ma fu il solito Ramses II ad espanderlo e renderlo immenso. Passò di qui anche Alessandro Magno che ci mise del suo nell’area del santuario dove veniva posta la barca sacra. Una parte venne anche utilizzata poi successivamente come chiesa cattolica e oggi è presente una moschea.
Dopo la visita si risale in nave, che rimane attraccata qui per la notte. Il mattino seguente è previsto il check out ma la giornata è ancora piena di attività, per fortuna la città offre talmente tante meraviglie da vedere che l’affollamento si disperde e tutto diventa più vivibile. Si parte con la visita a Karnak, il favoloso tempio a tre chilometri da Luxor a cui è collegato dall’incredibile Viale delle Sfingi.
Se già il tempio di Luxor ci aveva stregato, con Karnak ci cade la mascella per lo stupore. Come il tempio di Luxor, anche Karnak è una stratificazione di ampliamenti che ogni faraone ha apportato per incrementare la benevolenza degli dei e il proprio prestigio. La prima pietra viene fatta risalire al 2055 a.C., la divinità di riferimento era Amon Ra, il dio Sole che il giorno 21 dicembre fa passare il suo raggio nella porta del sacrario.
Le dimensioni sono ancora più imponenti del tempio di Luxor, da qui cominciava la processione per la festa di Opet per ingraziarsi gli dei nella speranza di un’agricoltura fiorente: la statua della divinità principale, accompagnata due probi compagni dei cieli per rispettare la sacralità della triade, veniva portata fuori dal tempio in modo da essere vista anche dal popolo che non poteva oltrepassare le mura sacre, poggiata sulle barche sacre portate a spalla fino al Nilo a seguito dal faraone capofila.

I festeggiamenti, accompagnati da richieste di oracoli, balli e inevitabili mattanze –
perché ogni credo in giro per il mondo e per tutti i secoli dei secoli gli dei devono essere necessariamente famelici di carne e sangue. Il tempio impressiona per la foresta di colonne, incredibilmente mastodontiche, gli ampi cortili circondati da statue monumentali, la sfilza di sfingi con volto d’ariete,
bassorilievi che narrano storie e il primo foglio excel della storia in formato graffito, necessario per calcolare l’ammontare delle offerte da dedicare agli dei. Sacro è naturalmente il lago artificiale, creato con le acque del Nilo per le purificazioni. C’è un grande scarabeo in pietra, obbligatori i giri attorno senza interruzioni per portare a casa un po’ di fortuna. Immancabile l’obelisco, in granito rosso delle cave di Aswan, un blocco unico che risale alla regina Hatshepsut, anche questo rimasto solo perché il gemello è crollato.
Terminata la visita, ci dirigiamo verso la spettacolare Valle dei Re, la necropoli sulla sponda occidentale del Nilo, dove il sole va a morire. Basta dare un occhio al monte dove sono state scavate le tombe per capire il perché del luogo: sembra sormontato da una piramide, chiaro segno degli dei. Dal punto di vista pratico comunque, queste rocce sono calcaree e quindi facilmente scavabili e malleabili per ottenere pareti lisce sulle quali incidere il rituale Libro dei Morti e tutte le figure necessarie e benauguranti per la vita nell’aldilà.
Qui furono sepolti i faraoni per circa 500 anni, dal 1552 a.C. al 1069 a.C. e le tombe che visitiamo sono un tripudio di disegni e colori, una cappella sistina egiziana diffusa. Il biglietto di ingresso che ci fornisce l’agenzia non include la visita delle tombe extra: Tutankhamon, Seti I e Ramses V&VI: d’accordo con gli altri membri del gruppo, optiamo per acquistare i biglietti extra, l’estensione ci porta sborsare circa 50 euro a testa, tanti ma ben spesi. C’è un po’ di coda per entrare nelle varie tombe (tranne quella di Seti che da sola ha un costo di 2000 EGP (36 euro!), impieghiamo un paio d’ore per la visita a 6 tombe, indubbiamente avremmo voluto anche in questo caso avere più tempo per visitarne altre.
Ogni tomba presenta una scala in discesa ma, almeno quelle visitate, niente di claustrofobico come nelle piramidi, le pareti sono completamente dipinte e i colori sono ancora molto vivi.

La discesa conduce al sarcofago che solitamente è la parte meno interessante della tomba. Tutankhamon, che morì a soli 18 anni, era un ragazzino gracile e molte malattie lo colpirono, giace con testa e piedi visibili, spogliato di tutto l’oro che gli stava attorno ora esposto al Grande Museo Egizio.
Il tesoro di Tutankhamon è giunto a noi per miracolo, perché l’accesso alla tomba era rimasto coperto dai detriti di scavo della tomba di Ramses IV che avevano irrispettosamente invaso il tumulo del ragazzino. Salvata da millenni di incursioni da parte dei predoni, la tomba è stata scoperta dall’archeologo britannico Howard Carter nel 1922.
Indubbiamente la Tomba di Seti I è la più spettacolare, non un millimetro quadrato libero da dipinti e colori.



Terminato il tempo a disposizione nella Valle dei Re, proseguiamo verso il tempio di Hatshepsut, saltando la Valle delle Regine, qui poche tombe sono visitabili e l’unica che pare ne valga davvero la pena sia quella di Nefertari che però è al momento chiusa.
Siamo quindi al tempio di Hatshepsut, una delle pochissime donne-faraone della civiltà egizia che governò intorno al 1480 a.C. Salì al potere perché il marito Thutmose (che comunque era un fratellastro, tanto per intricare la matassa), gracilino di costituzione, morì prematuramente.

Con lei, che era la moglie principale, non aveva fatto in tempo a generare un figlio maschio (solo una figlia femmina) mentre il figlio maschio l’aveva avuto con una semplice concubina ma comunque aveva solo tre anni. Fu così che Hatshepsut prese la guida dell’Egitto, organizzando nel frattempo il matrimonio della figlia femmina (ma legittima) con il maschio illegittimo del faraone deceduto per legittimare la discendenza. La storia la descrive come una della più grandi donne della civiltà egizia e il suo governo rese fiorente il paese. Il suo
tempio funerario ha una struttura molto diversa dai tempi visitati finora, si sviluppa in orizzontale di fronte a noi con tre livelli di terrazze intervallate da colonne con le mura interne completamente dipinte, in alcuni casi anche con raffigurazioni di piante e animali esotici a memoria delle relazioni commerciali intessute con luoghi lontani. Nella terrazza inferiore si impongono verso l’esterno una serie di statue rappresentanti la regina – ma con l’iconica barba da faraone – su un lato ogni stato reca la corona dell’Alto Regno, sull’altro lato la corona del Basso Regno tanto per ricordare chi comanda in tutte le terre.
Un’ultimissima tappa, dopo il pranzo, ai colossi di Memnone sulla riva occidentale del Nilo, Le due statue rimaste, alte circa 19 metri, rappresentavano il faraone Amenofi III (siamo intorno al 1400 a.C.) ed erano poste a guardia del Tempio di Milioni di Anni, un importante centro di culto dell’epoca. Il tempio non ha avuto vita facile: le piene del Nilo ne sgretolarono le fondamenta per secoli e l’invasione persiana deturpò i volti delle statue.

E’ con l’arrivo dei macedoni che venne associato il nome con cui il luogo è conosciuto ancora oggi: si dice infatti che nell’antichità alcune statue emanassero un suono all’alba – dovuto probabilmente all’evaporazione della rugiada nelle crepe con il primo calore del giorno – interpretato come le lacrime della madre di Memnone, figura della mitologia greca, che ogni giorno piangeva il figlio morto per mano di Achille nel corso della guerra di Troia.
Il pacchetto crociera si conclude qui, dopo l’ultima marchetta in uno dei negozi di oggetti in alabastro che proliferano nella zona.
Ci siamo riservati un ulteriore giorno a Luxor, quindi facciamo il check in nel nostro albergo SS Luxor Hotel prenotato con booking.it che si trova vicinissimo del tempio di Luxor, ci addentriamo nel souk che è a pochi passi ma che comunque è puramente turistico, e ci spingiamo un po’ oltre alla ricerca di negozietti un pò più autentici dove facciamo scorta di datteri, spezie e tamarindo da portare a casa.
GIORNO 8: LUXOR IN AUTONOMIA
Liberi dai tempi scanditi dall’organizzazione dell’agenzia, torniamo finalmente a fare a modo nostro.


Alle 7 del mattino siamo i primi in assoluto ad entrare al tempio di Luxor. Godersi il silenzio, la solitudine tra le faraoniche colonne, le strabilianti statue, i cortili, gli originalissimi capitelli a fasci di papiro, i dipinti alle pareti sono stati tutti elementi che hanno sicuramente valso la seconda visita.

Ci siamo poi prefissati di visitare il tempio di Dendera, a circa 1 ora di macchina da Luxor contrattando un taxi il giorno prima nei pressi dell’hotel.
Il tempio è decisamente meno
affollato di tutti i precedenti, è incluso meno frequentemente nelle rotte turistiche: anche in questo caso visitarlo senza spintoni è già metà bellezza. L’altra metà comunque è stupore garantito, grazie a i colori ancora molto vivi che caratterizzano le pareti e soffitti. Qui le colonne sono davvero uniche con il capitello ornato dal viso della dea Hathor – la dea mucca – la divinità egizia dell’amore e della maternità. La costruzione del
tempio si può definire recente se paragonato ai mille&milleavanticristo di molti altri: risale infatti al 360 a.C., praticamente arte moderna. Siamo in periodo tolemaico, verso l’arrivo dei greci e poi dei romani con la love story di Cleopatra e Marcantonio, il tempio fu terminato
sotto il dominio di Traiano e Domiziano. Punto di forza del tempio era ‘lo zodiaco’ con le rappresentazioni astronomiche del cielo, ma purtroppo non è più qui ma si trova al Louvre, su gentile concessione del vicerè turco Mohamed Ali Pasha che nel 1821 fece questa regalia ai francesi.

Rientrando in città visitiamo il tempio di Medinet Habu, il tempio funerario di Ramses III, anche questo meraviglioso: un altissimo pilone d’ingresso con le gesta del faraone, statue divinatorie, colonne bombate completamente dipinte, graffiti e dipinti dai colori vivissimi alle pareti e ai soffitti.


La meravigliosa giornata in autonomia a Luxor si conclude con il passaggio in aeroporto e il volo interno per Il Cairo.
GIORNO 9: PIRAMIDI DI GIZA E MUSEO EGIZIO DI PIAZZA TAHRIR IN AUTONOMIA
Per fortuna abbiamo il tempo di poter tornare alle piramidi di Giza, perché la visita guidata del primo giorno ci aveva proprio lasciato l’amaro in bocca. Con il taxi che ci ha recuperato all’aeroporto la sera prima contrattiamo per 300 EGP il passaggio fino a Giza, circa 45 minuti dal Cairo, attraversando la città.
Visitiamo il parco archeologico delle piramidi da soli, a piedi e in tutta calma, scattando foto da ogni punto di vista, cercando di individuare la collocazione descritta nelle teorie di allineamento con la cintura di Orione e fantasticando sulle piramidi d’oltreoceano. Raggiungiamo tutti i punti panoramici: il migliore si riconosce facilmente, è quello dove dove le cammellate portano i turisti in cima ad un’altura. Per sfatare ogni aspettativa, le piramidi di Giza sono ai margini della città, non in pieno deserto. Io lo davo per scontato ma ho sentito molti che ci sono rimasti male: una foto su mondo antico e mondo attuale può anche avere il suo perché.
Due delle tre piramidi si possono visitare all’interno, si acquista il biglietto all’ingresso come supplemento. Io scelgo di non entrare nella piramide di Cheope, in molti prima della partenza mi avevano allertato sui corridoi stretti e bassi, i video su you-tube spopolano e ho desistito. Entro invece, seppur con un primo lieve senso di panico, nella piramide di Micerino, la più piccoletta, ed è andata bene perché il percorso a testa china è brevissimo. Comunque, all’interno non c’è niente, giusto l’esperienza e la percezione della struttura, se uno ci tiene.
Rientrati al Cairo visitiamo il Museo Egizio storico di piazza El- Tahrir, l’unico prima dell’apertura del GEM a Giza. Il vecchio museo ha il fascino del retrò, ha ancora tanti reperti anche se i più scenografici sono stati trasferiti al GEM. Chi ha poco tempo probabilmente
visita soltanto il nuovo museo, ma un giretto al vecchio ha il suo senso. Qui si ammirano le statue dei tre inquilini delle piramidi di Giza (una statuetta di Cheope, il nonno, quello della grande piramide, la statua di Kefren, il figlio e la triade di Micerino, il nipote), la diafana testa di Nefertiti, la tavola di Re Narmer, il primo faraone che unificò l’Alto e il Basso Egitto, il preziosissimo e rarissimo sarcofago in argento di Psusennese I risalente al Terzo Periodo Intermedio (l’argento era molto più raro dell’oro e quindi con valore decisamente più elevato), infinite quantità di mummie, sarcofagi e vasi canopi per contenere le viscere dei corpi mummificati.
Nel tardo pomeriggio ci spingiamo poi a perlustrare la zona del mercato Khan Al Khalili anche se ci perdiamo per lo più nelle viuzze di negozi per i locali cittadini: quantità spropositata di merce che ci porta a chiederci ‘ma chi compra tutta quella roba’ e che sarebbe giustificata solo con una densità di popolazione pari a quella cinese. Ne rimaniamo storditi. Per arrivare qui prendiamo la metro da Sadat a Baab El Shaarlya: utilizzare la metro al Cairo è molto semplice, fate attenzione che alcune carrozze sono per sole donne.
Pernottiamo nei pressi della fermata della metro Mohamed Naguib (linea rossa), a 1 km di distanza dalla piazza Tahrir del Museo Egizio storico, ottima zona piena di vita anche se l’hotel non lo cito perché non lo consiglierei.
GIORNO 10: QUARTIERE COPTO DEL CAIRO
Ultima mattina del viaggio. Abbiamo qualche ora e la sfruttiamo per visitare il quartiere copto del Cairo. Prendiamo la metro e scendiamo a Mar Girgis (linea blu). Visitiamo la ‘chiesa pensile’ (hanging church) della Vergine Maria il primo monumento ‘dopoCristo’ che vediamo da 10 giorni: venne costruita nel IV secolo dai romani su due torri di una fortezza, da qui deriva il nome, anche se oggi l’effetto è poco percepito. Molto interessante è la Chiesa di San Sergio e San Bacco,
dove pare si siano rifugiati Maria e Giuseppe nella loro fuga in Egitto. Non ci risparmiamo un giretto al cimitero adiacente che custodisce una piccola graziosa chiesetta. Ci spingiamo infine verso la moschea Moschea di Amr Ibn Al-Aas, risalente al 600 d.C, la più antica moschea dell’Egitto e di tutta l’Africa (attenzione portarsi un velo per coprire la testa), lì accanto c’è il souk El Fustat che però non possiamo visitare perché apre alle ore 11 e non ne abbiamo il tempo.
Con questo piccolo scorcio del Cairo, che è la parte antica, – ma di un antico più alla nostra portata – tentiamo di attutire il colpo del salto dei secoli che ci sta attendendo con il ritorno alla realtà della vita quotidiana. Mancano all’appello tante altre cose da vedere: la Cittadella, la moschea di Muhammad Ali, le Moschea di Al-Azhar, la madrasa del sultano Hassan e chissà che altro ancora. Concludiamo quindi questo bellissimo viaggio immerso in un’altra dimensione, che ci ha catapultato in epoche incredibili, dove percepisci lo spessore della storia e pensi a quante ne hanno viste passare queste terre. Sicuramente Wilbur Smith di materiale per scrivere i suoi innumerevoli romanzi sull’Egitto ne ha avuto parecchio da cui trarre ispirazione: storie inventate ma che comunque rivelano usi, costumi, tradizioni, modi di vivere tipici di quel popolo antico; letture che prima di partire aiutano a prendere confidenza con le prodezze degli dei, che in fondo erano gli influencer dell’epoca, e che al ritorno saldano nella memoria i momenti vissuti nel templi, nelle necropoli di quel tempo lontano e meraviglioso.
VISTO-CAMBIAVALUTE E TAXI/UBER
Per l’ingresso in Egitto dall’Italia è necessario un visto ovvero una ‘tassa’ da pagare all’ingresso. Si puù acquistare all’arrivo, ad esempio all’aeroporto del Cairo allo sportello della Banca del Cairo (aperta anche molto tardi alla sera – noi siamo arrivati intorno alle 22) prima di fare i controlli, attenzione che si può pagare soltanto in dollari e in contanti. Si può acquistare in anticipo sul sito https://visa2egypt.gov.eg/ tenendo presente che sono necessarie 24-36 ore perché la richiesta venga processata.
All’arrivo in aeroporto anche l’ufficio del cambio è aperto fino a tardi, e i tassi sono risultati gli stessi di altri posti in città.
Taxi e Uber: in molti posti abbiamo utilizzato il sito di Uber per farci un’idea del prezzo per poi contrattare con tassisti trovati in strada, anche se questo meccanismo non è valso per i trasporti da e verso gli aeroporti visto che forse gli autisti poi pagano entrare nell’area dell’aeroporto e pare quindi che poi gli Uber avrebbero chiesto una quota extra. In questi casi i margini di contrattazione sono stati molto limitati: la prima sera abbiamo pagato 1500 EGP per arrivare a Giza (avevamo prenotato sul posto un Uber ma non è stato possibile trovarci, sembrava non riuscisse ad avvicinarsi agli arrivi e abbiamo disdetto via app con una piccola penale) mentre per ripartire siamo riusciti a spuntare 600 EGP, sicuramente incide il tempo di posteggio che ogni auto paga per stare all’interno.
Altri esempi di prezzo: dal Cairo – pressi di piazza Tahir alle piramidi di Giza abbiamo pagato 300 EGP, mentre a Luxor per andare al tempio di Dendera (circa 1 ora) a/r con tempo di visita 1200 EGP.
