BALUCHISTAN, FRA OCEANO E VULCANI

di Sandro Toso
Novembre 2025

Procedendo a ovest di Karachi, costeggiando l’oceano in direzione del confine iraniano, ci lasciamo alle spalle una delle metropoli più grandi del mondo per entrare in un ambiente nel quale il caos e la frenesia dell’immensa città cedono lo spazio a spettacoli naturali solenni che il discreto insediamento umano non ha ancora stravolto. La zona costiera del Baluchistan (o Beluchistan, oppure anche Balochistan) la più grande e la meno popolata delle province pakistane, ci riserva panorami incredibili che mutano continuamente, e la strada costiera che la percorre si adatta al territorio, a volte arrampicandosi in lunghe sequenze di tornanti, a volte aprendosi il varco in fenditure scavate nelle falesie rocciose, a volte correndo a filo della spiaggia sabbiosa.

E lungo un tratto di questa litoranea compaiono alcune grandi navi cargo incagliate sulla riva, e trattenute da enormi catene fissate a grandi basamenti di cemento. E’ il “cimitero delle navi” di Gadyani, dove questi giganti del mare, dopo decenni di navigazione e una quantità incalcolabile di miglia percorse e merci trasportate, arrivano per l’ultimo atto della loro esistenza, la loro rottamazione.

Il gentile ingegnere, che ci accompagna nella nostra visita, ci spiega che il Pakistan è la seconda nazione al mondo per quanto riguarda questa industria e mentre ci elenca una serie di dati tecnici rimaniamo impressionati dalla visione di alcune navi parzialmente smontate, dove la rimozione della prua ci consente di vedere la serie di ponti interni di cui sono costituite, simile ai piani di un palazzo in costruzione, opere enormi dell’ingegno umano.

Proseguendo il nostro itinerario, arriviamo al parco nazionale di Hingol, istituito per preservare la parte più bella e importante di questa regione, ricca, oltre che di panorami, di biodiversità e di diversi microclimi.

Dal Passo di Bunzi si ha la vista più spettacolare, lo sguardo spazia perdita d’occhio su un territorio dove millenni di fenomeni naturali hanno creato le formazioni più strane, pinnacoli, creste, speroni rocciosi, canyons che arrivano fino al mare, anch’esso da qui visibile, stratificazioni rocciose delle quali la luce serale rende più intensi e piacevoli i colori.

Sulle cime più impervie si trovano, arroccate come nidi d’aquila, postazioni militari che controllano i punti strategici di questo territorio, che per varie vicende politiche è fonte di attriti con il vicino Iran.

Occorre uno speciale permesso per visitare il Baluchistan, e forse questo spiega la scarsissima presenza di turisti, e l’attenzione che attiriamo presso la popolazione locale.

I villaggi di pescatori sono pittoreschi, le coloratissime barche tutte di legno contrastano con il color sabbia della costa e delle casette, i porticcioli sono animati e tutto gravita intorno alla pesca, le reti stese ad asciugare, i carretti tirati dagli asini che trasportano il pesce dalle barche al mercato, i ragazzini che ti mostrano orgogliosamente i pesci che sono riusciti a catturare, i vecchi con le loro barbe bianche, seduti a chiacchierare, tutto rimanda ad un modo di vivere da noi oramai scomparso, al quale ci adattiamo volentieri aspettando il tramonto e, nel frattempo, concedendoci un bagno nelle calde acque del Mare Arabico.

Proseguiamo per l’arida steppa dell’entroterra e, in lontananza, cominciamo a scorgere le grandi sagome coniche dei vulcani di fango. Ci sono un’ottantina di questi fenomeni naturali in questa zona, noi saliremo su uno dei più alti, dalla forma conica così regolare che sul suo fianco è stata costruita una scalinata che, grazie a centinaia di regolari gradini, consente di arrivare comodamente alla sommità.

Il cratere è di una forma circolare quasi perfetta, una superficie di fango in continua ebollizione, dalla quale regolarmente escono zampilli che rivelano la continua attività del sottosuolo, un’altra particolarità di questo incredibile territorio.

E’ ora di rientrare, mentre ripercorriamo a ritroso la strada per Karachi e per il rientro in Italia riempiendoci un’ultima volta gli occhi, ci rammarichiamo come sempre di non avere avuto più tempo a disposizione per questa selvaggia e bellissima terra, che è stata la migliore conclusione possibile del nostro viaggio nella Valle dell’Indo.

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