di Francesca Orioli
fine marzo 2025
Percorrere il Cammino dei Borghi Silenti è un modo speciale per assaporare le bellezze dell’Umbria, nella provincia di Terni, i suoi piccoli villaggi sperduti, la sua natura e l’affabilità dei suoi abitanti. Lontani dai rumori della vita frenetica, ci si immergerà nel paesaggio da apprezzare a passo lento sentendo solo il suono dei propri passi, le voci degli abitanti che si incontrano, il fruscio del vento o al massimo qualche ‘rombo’ di Fiat Panda 4X4, la regina dei boschi.
Il trekking ufficiale con tanto di ‘credenziale’ sulla quale apporre i timbri delle tappe raggiunte, inizia (e termina) nel paese di Tenaglie, può durare 4 -5 giorni o quello che ognuno ritiene, si estende per circa 90 km ad anello. Le informazioni si ottengono contattando gli ideatori del cammino (https://www.camminodeiborghisilenti.it/) che forniranno un libro cartaceo che dovrebbe includere anche i contatti per pernottamenti a donativo. Noi abbiamo organizzato in autonomia, scegliendo i pernottamenti direttamente da maps anche se probabilmente questa modalità è quasi impossibile in periodi di punta, perché le strutture che abbiamo trovato sono pochissime.
Il percorso è ben segnalato con adesivi gialli e grandi frecce, non ci si può sbagliare, i dislivelli non sono esorbitanti ma è comunque necessario essere allenati e abituati ad affrontare cammini e trekking. Tendenzialmente in ogni paesino c’è almeno una fontanella, e, prestando un po’ di attenzione ai giorni/orari di chiusura, anche piccoli supermercati e botteghe per rifocillarsi.
Riporto qui il nostro giro e qualche info ‘ufficiosa’ che spero possa essere utile:
GIORNO 1
Il nostro giro inizia da Civitella del Lago, un bel borgo appollaiato su un monte che si affaccia sul lago Corbara. Il cielo non è accogliente, ma la cosa era prevista. Senza perdersi d’animo, passiamo subito all’alimentari da Cinzia in centro al paese per le vivande del mezzodì e via che si parte, sono le 9,15.

Passiamo sotto la porta Orvietana e si comincia a scendere, dopo una mezz’oretta ci ritroviamo sulla strada asfaltata che ha portato in auto a Civitella: è un male necessario, non dura molto, sarebbe un tratto un po’ pericoloso se ci fosse un certo via vai perché non
c’è marciapiede ma non passa quasi anima viva è comunque diversi cartelli avvisano i guidatori di prestare attenzione ai camminatori. Quindi niente paura. Passiamo l’abitato di Cerreto e ritorniamo su sentieri, un brutto edificio che sembra una fabbrica o un deposito ci compare davanti, è la cantina Barberani che sul lato verso il lago ingentilisce il proprio aspetto. Alle 12 arriviamo a Baschi, un bel borgo con un’ampia piazza del municipio, l’imponente chiesa di San Niccolò con un pregevole trittico XV secolo e soprattutto i cosiddetti ‘Buchi di Baschi’ le viuzze strette con case piccole del pittoresco centro storico.
Spunta il sole ed è il momento giusto per il pranzo: la panchina è lì tutta per noi, ci godiamo il caldo sulla pelle e due chiacchiere con il un vecchietto che passa di lì con un mazzetto di asparagi selvatici, attacchiamo bottone e ci informa: ‘eh quando camminavo bene ne raccoglievo più di un quintale’.

Rifocillati riprendiamo il nostro cammino alla volta di Montecchio. La strada è asfaltata ma non passa nessuno, vediamo il paese ma le frecce gialle ci fanno deviare. La prendiamo larga perché si passa davanti alla necropoli di San Lorenzo, un interessante sito ben tenuto. Dopo una quarantina di minuti incontriamo il simpatico ‘autogrill’ di Ettore, un muratore che a tempo perso tiene aperto un piccolo ristoro con macchinetta del caffè e qualche vivanda con cui il viandante si può rinfrancare con una piccola offerta.
Altri tre quarti d’ora e siamo nel bel borgo di Montecchio, lasciamo gli zaini all’affittacamere e lo visitiamo. Tappa d’obbligo è la visita alla bottega dei cesti dove un’abile coppia in pensione produce e vende cesti artigianali e altre interessanti manifatture intrecciate, orecchini compresi.
Il signore in questione che ci accoglie racconta la propria storia di quando ha imparato da bambino l’arte che poi per una vita ha messo da parte facendo altro nella vita e diventando pure sindaco del paese, ma che ora ha ripreso con orgoglio per portare avanti la tradizione.
Anche se vorremmo acquistare tutti i cesti del piccolo laboratorio nonché le pesanti fiasche ricoperte, ci accontentiamo di uno scacciaguai intrecciato che appendiamo allo zaino e che ci terrà compagnia con il suo scampanellio.
Cena al – probabilmente unico – ristorante del paese, il Kilometro 0, ottimo; pernottamento da Affittacamere Bei all’ingresso del paese, buonissima soluzione, stanza confortevole, pulita, gestore gentilissima, a disposizione c’è anche un angolo cucina in comune; colazione al bar Demi con ottima torta fatta in casa.
GIORNO 2
Partiamo da Montecchio attraversiamo il centro abitato di Carnano e in poco più di 20 minuti siamo a Tenaglie, punto di partenza ufficiale del giro. Al cartello del paese si percorre più o meno un giro ad anello: le frecce gialle portano nel piccolo e grazioso centro storico dove c è anche la sede dell’associazione che ha ‘inventato’ il cammino, poi riportano fuori dal paese in direzione San Rocco per proseguire, non prima di una foto sulla panchina gigante, nonostante un antipatico e poco accogliente cartello indichi ‘proprietà privata’.
Dopo un’altra ora e mezza, percorrendo un’ampia strada bianca fiancheggiata da prati verdissimi, siamo al Castello del Poggio, appena sopra Guardea, con la vicina chiesetta della Madonna delle Grazie, che ci grazia anche di una fontanella.

In breve arriviamo all’animatissimo borgo di Guardea, complice del ‘tutta vita’ sarà anche che è domenica mattina e c’è mercato. Un fornitissimo Carrefour market aperto ci assicura il pranzo, la piccola chiesetta di Santa Lucia protettrice della vista ci garantisce
migliori prospettive e le più imponente chiesa dedicata ai Santi Pietro e Cesareo ci guidano l’anima nei prossimi passi. Appena fuori dal paese, scorgiamo un interessante lavatoio. Più o meno da qui parte una carrareccia di salita costante per circa 1,5 h alla Piana delle Croci, luogo perfetto per la tappa pranzo baciati dal sole. Ripartiamo con qualche scendi-poi-sali verso Santa Restituta, un delizioso gruppetto di case attorno ad una bellissima chiesetta.
Qui ci accoglie Moreno, che è ‘nato e cresciuto qui’ e che ‘vedi quella in basso era la scuola quando eravamo in 60 abitanti’.. oggi chissà se arrivano a 6. Comunque la sorella di Moreno vuole aprire un bar qui e lui intanto si esercita offrendo un caffè ai viandanti in un banchetto improvvisato (non ha voluto neanche un’offerta!). Ora dobbiamo prendere una decisione: variante per la Tenuta dei Ciclamini (quella di Mogol) si o no?? La giornata splendida ci fa optare per la strada più lunga, la cosa più bella della tenuta sono i due simpatici asinelli sul prato ma tendenzialmente si potrebbe saltare.

In una mezz’ora di salita nel bosco si arriva a Toscolano, altro bel borgo con un bel pozzo nella piccola piazzetta e le caratteristiche scale per raggiungere le abitazioni. Proseguiamo ancora, ne abbiamo per un’altra oretta per arrivare alla base di Melezzole, dove si trova il b&b che abbiamo prenotato.
Pernottamento e cena presso Il Vallone, bella struttura in pietra vista con tantissimo potenziale, ma purtroppo al momento poco sfruttato. Su richiesta preparano la cena, molto basic ma conviene mangiare lì perché il paese è un po’ distante e in cima alla collina.
GIORNO 3
La giornata parte con la salita al paese di Melezzole, piccolo
e pressoché deserto ma assolutamente carinissimo con la sua chiesa di San Biagio, la porta dell’Aquila, le mura castellane e il Vicolo delle Baciafemmine, tanto stretto da costringere i passanti-se si trovassero in due- a sfiorarai quasi in volto per passare. Troviamo un alimentari in largo Garibaldi (che risulta però chiuso alla domenica!). Scendiamo inizialmente sull’asfalto poi si comincia a salire in maniera costante
su carrareccia fino alla Posta del prete (801 m s.l.m.), una piana alla base della cima del Monte Croce Serra, una delle due salite più ripide del percorso. Si sale per circa 50 minuti su sentiero sassoso fino a raggiungere la croce a 994 m s.l.m. con una bella vista a 360 gradi. La salita in realtà non è finita, c è ancora una gobba da affrontare, la cimetta martoriata dai ripetitori, da li’ bisogna passare.

Poi comincia la discesa, dapprima necessariamente un po’ ripida poi su comoda carrareccia e strada bianca con qualche panda anni 80 che funge da mulo per qualche trasporto silvano.
Non mancano prati ricoperti di fiori da campo che invogliano alla ‘spiaggiata’ ma il vento è pungente e dobbiamo trovare un posto riparato per la meritata pausa pranzo. L’abitato successivo da affrontare è Morruzze, un piccolo accrocchio di case con una bella piazzetta adornata da una torre e da un simpatico albero dei desideri.
Dopo poco arriviamo a Morre, altro bel borgo con una bella chiesa e una bella veduta sul prossimo borgo: Collelungo. Qui inizia un giro un po’ nevrotico delle frecce gialle: le indicazioni per Collelungo su Maps e alla nostra vista sono chiare e lineari ma quando si arriva in prossimità del paese la fatidica freccia porta in direzione opposta rispetto al centro storica. Non so se è prevalsa la curiosità del ‘chissà cosa c è da vedere se ci fanno passare di qua’ o la tendenza ad essere ligi al percorso fatto sta che ci siamo fatti il giro delle campagne collelunghesi senza particolari momenti wow. Il paesino è grazioso e la chiesetta isolata appena fuori dal paese e’ un gioiellino ma il viandante un po’ più stanco o con qualche energia da risparmiare può onestamente optare per il passaggio diretto Morre-Acqualoreto senza remore e rimpianti.
La nostra via per Acqualoreto passa da San Valentino per raggiungere l’azienda agricola Le Compre che ha a disposizione un appartamento in affitto (www.lecompre.it). Il posto è molto bello, l’appartamentino è una buona soluzione, la padrona di casa, un’americana che ha trovato la sua vita qui, prepara anche la cena su richiesta: prezzi abbastanza nella media, cena abbondante con prodotti dell’azienda agricola con la chicca per chi apprezza delle uova al tartufo nero. A me è piaciuto molto perché ci ho trovato molta attenzione a valorizzare il territorio.
GIORNO 4
Eccoci all’ultimo giorno, o meglio l’ultima mattina, dopo aver concentrato un po’ i
chilometri per agevolare il rientro. Prendiamo subito per Acqualoreto e arriviamo al bel paesino in venti minuti. Ci accoglie una biblioteca sotto un volto, con libri per tutte le età e anche in lingua inglese, forse c è il contributo della nostra padrona di casa!
Un po’ di salita, poi una super discesa tra i boschi all’interno del Parco Fluviale del Tevere. Il lungo pendio fa presagire l’inevitabile successiva risalita: in cuor nostro sappiamo che ci aspetta il secondo ‘tiro’ del cammino! La pillola è indorata dal bellissimo Eremo della Pasquarella che compare dopo qualche tornante lastricato, ma niente illusioni, il peggio è dopo, dalla freccia indicante ‘Scoppietto’ non c’è più scampo.

Gambe in spalla, fiato in canna, muti e via che si sale. In una quarantina di minuti siamo in cima, all’area archeologica di Scoppietto che testimonia l’esistenza di un sito produttivo della lavorazione dell’argilla.
Ormai è fatta, il giro si sta per concludere. Passiamo per l’abitato di Scoppietto, praticamente una via, un caseggiato caratterizzato dalla ormai nota pietra-vista con i primi fiori primaverili alle finestre. Cominciamo a scorgere il lago del primo giorno, le nuvole purtroppo sono le stesse della partenza, pazienza, la strada è piacevole, la salita dolce.
Arriviamo a Civitella in tutta tranquillità con l’ultimo saluto agli immensi cespugli di rosmarino che adornano i giardini e che ci rimangono impressi nel ricordo come odorosi compagni di queste belle giornate di inizio primavera nel cuore verde d’Italia.
