di Silvia Benaglia
Febbraio 2025
Viaggiare con gli sci è sempre difficile perché non sai mai che tempo trovi. Per questo dopo la Wapta Traverse in Canada nel 2017, non avevo più organizzato viaggi di questo tipo. Quest’anno però mi è tornata voglia di provarci e ho scelto una meta vicina, ma molto poco conosciuta: la Bulgaria.
Sabato 22 febbraio, sveglia nel cuore della notte e trasferimento all’aeroporto di Orio al Serio dove abbiamo preso un volo Wizzair che ci ha portato a Sofia. Qui abbiamo noleggiato un’auto e abbiamo fatto un primo giro per la città.
Mi avevano detto che Sofia era brutta. Di certo non può competere con Parigi o Londra, ma a me non è dispiaciuta.

Ho trovato deludente la moschea (ingresso gratis al di fuori degli orari della preghiera) e la sinagoga (ingresso a pagamento, 5€; importante schieramento di forze di sicurezza all’ingresso), ma è una città di contrasti: si può respirare il corso dei secoli nella necropoli sotto la chiesta di Sta Sofia (ingresso a pagamento, 3€) e nelle chiese ortodosse, riccamente decorate, si assiste a scene di devozione che io trovo sempre molto folkloristiche; siamo anche stati invitati a partecipare a un banchetto funebre nella rotonda di St Giorgio. Mi sono piaciuti molto anche i murales: oltre a quelli in centro, per me meritano una visita quelli nel quartiere Hadzhi Dimitar sui palazzoni dell’epoca sovietica.

Nel pomeriggio ci siamo trasferiti a Govedatsi dove avevamo prenotato presso il family hotel Ecorelax tramite Booking.com. Arrivati in struttura, siamo stati accolti cordialmente: la host non parlava inglese, ma era molto brava ad usare google traduttore e non ci sono stati problemi di comunicazione. Ci ha detto che, per un problema di acqua, saremmo stati alloggiati in un’altra struttura a breve distanza, ma che ci saremmo potuti appoggiare da lei per cena. L’altro alloggio era in effetti vicino, pulito e gestito da persone altrettanto gentili. La cena ci è stata servita tardi, casalinga ma non eccelsa (la zuppa di lenticchie era insipida e lo stufato di maiale era accompagnato da un cavolo dolciastro, decisamente strano per i nostri gusti). Comunque la nota davvero negativa è che in Bulgaria non c’è il divieto di fumo nei locali pubblici e siamo usciti con gli occhi lacrimanti e i vestiti terribilmente puzzolenti.
Il giorno dopo abbiamo percorso i pochi chilometri che ci separavano dalla stazione sciistica di Malyovitsa e ci siamo incamminati lungo una stradina innevata che si allontanava subito dalle piste e saliva in un bosco fino a raggiungere il rifugio omonimo. Qui la valle si apriva e siamo saliti con percorso non obbligato fino alla facile e ampia cresta finale. Abbiamo incrociato tante persone, molti a piedi, pochi con gli sci. La giornata era bella, decisamente migliore di quanto facessero sperare le previsioni. La discesa è stata dapprima su neve ventata, un po’ variabile, poi su bella farina, infine su stradina pistata.

Tornati all’auto, ci siamo spostati a Sapareva Banya dove abbiamo alloggiato in un bell’appartamento, moderno e spazioso, prenotato su Airbnb. Siamo stati veloci e abbiamo anche avuto il tempo di goderci un paio d’ore in uno dei numerosi centri termali che si trovano in paese, prima di andare a cena al ristorante Golden Chicken: piatti gustosi e divieto di fumo.
Lunedì ci siamo svegliati con il meteo variabile e ahimè resterà così per gran parte della settimana. Una stretta e lunga strada di montagna ci ha portato alla più vicina stazione sciistica. La mia idea era di non usare gli impianti di risalita e così ci siamo incamminati lungo una stradina nel bosco che incrociava le piste più volte. Al termine ci siamo trovati davanti al grande edificio del Rilsky Ezera Lodge https://rilskiezera.bg/en/ dove avevamo prenotato per la notte.

Nel frattempo il meteo si era un po’ aperto, così abbiamo deciso di lasciare giù il grosso dei bagagli e di procedere verso la cima Otovitsa. Qui il paesaggio è caratterizzato da ampi dossi che, complice il vento e la nebbia, mi faceva pensare di essere in Antartide. La salita è stata abbastanza semplice, se si esclude un traverso che ha richiesto l’uso dei rampanti e il pendio finale, decisamente più ripido. In vetta, il vento freddo non ci ha permesso di sostare a lungo. La discesa per fortuna si è rivelata su neve migliore del previsto e sono riuscita a scendere anche dal ripido pendio finale senza troppi problemi. Quando siamo tornati al lodge, però mi sentivo davvero infreddolita. Ci siamo sistemati nella stanza che ci era stata assegnata, molto basica con letti a castello ma fornita di un minuscolo ma preziosissimo bagno privato, e ho iniziato a venire assalita dalla nausea. La notte è stata da dimenticare. Al di là del mio malessere, comunque non mi sento di consigliare la struttura perché hanno suonato musica ad alto volume fino a notte fonda e le persone parlavano nei corridoi a qualunque ora.
Il giorno dopo sinceramente non mi sentivo di affrontare la traversata al monastero di Rila e a malincuore siamo scesi lungo le piste per trasferirci al monastero in auto.
Nascosto tra le montagne ammantate di fitte foreste, il monastero di Rila (ingresso gratuito, aperto 7-19 tutti i giorni) merita una visita per i suoi meravigliosi affreschi che raffigurano scene dell’apocalisse. Bello anche il museo (ingresso a pagamento, chiude alle 17.30) con una croce intagliata nel legno dalle miniature davvero incredibili. La cosa che mi ha colpito è che, nonostante il monastero sia stato fondato attorno all’anno 1000, di realmente antico non c’è molto: sia gli affreschi che gli oggetti conservati nel museo risalgono per lo più al 1800. Di neve qui ce n’era davvero poca, se avessimo fatto la traversata con gli sci, avremmo dovuto portarli in spalla per oltre 700m di dislivello. I cambiamenti climatici si fanno sentire anche qui e credo che questo sia il motivo per cui di questa traversata non avevamo trovato nulla su internet in quanto penso che non sia al giorno d’oggi quasi mai praticabile.
Per questa sera avevamo prenotato un appartamento a Blagoevgrad. La cittadina non ha nulla da offrire, non siamo neanche riusciti a trovare un ristorante che ci ispirasse, così ci siamo cucinati una cena da convalescenti.
Credo non sia stata una cattiva idea perché dopo quella e una buona notte di sonno, il giorno dopo mi sentivo decisamente più in forma. Con l’auto abbiamo raggiunto Kartala, una minuscola stazione sciistica. La meta della giornata era la Makedonia Hut, una delle capanne più isolate della Bulgaria, ma invece di percorrere la stradina che corre per 7km nel fondovalle, abbiamo deciso di aiutarci per una volta con gli impianti. Abbiamo preso così una cabinovia dall’aspetto decisamente vetusto e poco rassicurante (biglietto di sola andata 8,5€/persona) che ci ha portato in quota. Da lì abbiamo percorso una lunga cavalcata toccando 3 diverse cime con alcuni facili saliscendi che però non hanno mai richiesto di togliere le pelli. Il meteo era come al solito variabile, ogni tanto le nubi si aprivano lasciandoci vedere le cime più lontane, aspre e dalle pendici ricoperte da scure foreste di conifere. Poco prima di raggiungere l’ultima cima, siamo entrati in una fitta nebbia. Il gps si è rivelato fondamentale perché era impossibile orientarsi altrimenti, non si vedevano nemmeno i pali segnaletici che, posti a distanza regolare, dovevano indicare la direzione. Una volta tolte le pelli, il primo tratto di discesa è stato da dimenticare, con visibilità ridottissima e neve dura e irregolare, difficile da sciare. Più in basso però la situazione è migliorata e siamo riusciti a fare anche qualche bella curva prima di arrivare al rifugio.

La Makedonia Hut in inverno è gestita solo nei weekend; negli altri giorni è possibile usufruire di una stanza con stufa e 24 posti letto. E’ pulita e dispone di bagni con acqua corrente; il vero problema è che mancano le pentole. Fortunatamente avevamo pensato di cenare con il cibo liofilizzato che basta reidratare e abbiamo trovato una vecchia pentola a pressione che abbiamo usato per far bollire l’acqua.
La mattina seguente ci siamo svegliati nella nebbia. Tuttavia per far passare il tempo, abbiamo deciso di salire alla Golyam Mekhi Vrah, esattamente sopra al rifugio. La salita non è stata un granché, sempre immersi nelle nuvole e ci siamo accorti di essere in cima solo perché abbiamo praticamente sbattuto contro il cippo di vetta. Però dopo aver tolto le pelli, si è leggermente aperto e ci ha permesso di fare una discreta discesa su neve piacevolmente trasformata. Mi è davvero dispiaciuto perché il pendio era ideale per lo scialpinismo e credo che in condizioni diverse ne sarebbe venuta fuori una gran sciata. Tornati in rifugio, abbiamo raccolto le nostre cose e abbiamo affrontato i noiosi 7km che ci separavano dall’auto.
Trasferimento a Dobrinishte dove abbiamo pernottato in una bella mansarda presso una coppia di origini russe. Cena nella vicina locanda Babuch che offre piatti abbondanti a pressi contenuti.
Per il giorno seguente, le previsioni meteo davano una finestra di bel tempo al mattino. In effetti ci siamo svegliati che in cielo non c’era nemmeno una nuvola, ma ben presto le cime hanno iniziato a giocare a nascondino. Così, per sfruttare al meglio le poche ore di bel tempo, per la seconda volta abbiamo deciso di aiutarci con gli impianti. Abbiamo preso una vecchia seggiovia a 2 posti (solo andata 10€) che ci ha portato al cospetto della Bezbog Hut.

Abbiamo proseguito sci ai piedi verso il Poletzan tra i mughi alle spalle della capanna fino a raggiungere un colle da dove abbiamo attaccato un’ampia e facile cresta. Le nuvole al solito andavano e venivano e a tratti ci lasciavano scorgere il panorama circostante. Qui l’ambiente è più alpino, con picchi severi e paesaggio variegato con gole e scivoli nevosi. Anche la discesa non è stata male, su neve trasformata non troppo dura. E’ anche abbastanza complessa perché richiede di rimettere le pelli per un breve tratto.

Il pomeriggio in rifugio è stato un po’ noioso. Per fortuna uno dei gestori ci ha proposto di giocare a scacchi, anche se noi non giocavamo praticamente dai tempi dell’adolescenza e ci ricordavamo a mala pena le regole e quindi credo che per lui sia stato abbastanza deprimente averci come avversari.
Anche qui avevamo una camera privata senza bagno che avrebbe avuto bisogno di una rimodernata, ma era pulita e abbastanza confortevole. I bagni erano in comune, ma l’acqua era presente solo per poche ore alla sera. Il cibo era semplice ma discreto.
L’indomani era l’ultimo giorno di questa avventura e il tempo era pessimo. Siamo comunque saliti sul Bezbog, la cima più vicina al rifugio, ma oggi i panorami si sono negati e in vetta tirava un vento gelido, per cui abbiamo tolto le pelli con gran fretta e abbiamo affrontato la discesa. Anche questa non è stata granché, tra la scarsa visibilità e la neve variabile. E’ andata meglio una volta arrivati sulle piste ben preparate. Abbiamo anche fatto un muro indicato come nera, sotto lo sguardo ammirato dei pochi altri sciatori.
E così si conclude questa avventura.
Credo che la Bulgaria abbia un grande potenziale turistico. Le persone sono gentili e accoglienti. Peccato solo per il meteo che ci ha comunque concesso di fare praticamente tutto quello che avevamo in programma.
INFO PRATICHE:
- Come andare: Ryanair e Wizzair collegano Milano e Roma a Sofia a prezzi davvero competitivi;
- Quando andare: il periodo migliore per lo sci è febbraio-marzo; purtroppo il meteo è spesso molto variabile;
- Mangiare e dormire: la Bulgaria è un paese molto economico: si mangia con 10€ a testa e si dorme con circa 15€ a testa (ma sono disponibili anche strutture extra lusso a prezzi superiori). Noi abbiamo scelto di alternare notti in rifugio in altre in B&B. Su Booking ed Airbnb c’è un’ampia scelta di alloggi. I rifugi bulgari invece si prenotano qui https://hutbg.de/ : vengono chiesti 9€ per la gestione pratica da pagare con paypal, parlano inglese e sono molto gentili e veloci nelle comunicazioni. Evitate di bere l’acqua del rubinetto;
- Moneta e documenti: la Bulgaria è nella UE per cui per viaggiare basta la carta di identità. Ha però ancora la sua moneta: 1ltv corrisponde circa a 0,5€. Conviene cambiare i soldi non in aeroporto, ma in uno dei molti cambiavalute che si trovano per esempio a Sofia. L’uso delle carte di credito è discretamente diffuso;
- Equipaggiamento: normale da scialpinismo. Picozza e ramponi possono essere utili in certe condizioni. Noi li avevamo dietro, ma non ne abbiamo mai avuto bisogno. Indispensabile il gps in caso di scarsa visibilità;
- Bibliografia: il libro “Skiing the Balkans” di Dimitar Dimitrov è un’ottima base per farsi un’idea delle gite effettuabili. E’ necessaria però poi un’ampia ricerca su internet per completare le informazioni. Non siamo inoltre riusciti a trovare un bollettino valanghe, anche se nelle stazioni sciistiche spesso è indicato il rischio valanghe.
INFO TECNICHE SULLE CIME SALITE:
- 23.02.2025 Malyovitsa (2729m): 1100m D+, BS; traccia qui https://www.komoot.com/it-
it/tour/2068129667 - 24.02.2025 Otovitsa (2696m): 1300m D+, BS; traccia qui https://www.komoot.com/it-
it/tour/2068937429 - 26.02.2025 traversata alla Makedonia Hut: 700m D+, MS; traccia qui
https://www.komoot.com/it-it/tour/2072220398 - 27.02.2025 Golyam Mekhi Vrah (2617m): 500m D+, MS; traccia qui
https://www.komoot.com/it-it/tour/2072220313 - 28.02.2025 Polejan (2852m): 800m D+, BS, traccia qui https://www.komoot.com/it-
it/tour/2073542174 - 1.03.2025 Bezbog (2653m): 450m D+, BS; traccia qui https://www.komoot.com/it-
it/tour/2075793907
