LE ISOLE DI VENEZIA

di Francesca Orioli
Agosto 2020

Perchè fermarsi alle classiche Murano, Burano e Torcello? Merita una visita anche San Francesco del Deserto con il suo monastero, Mazzorbo con le sue vigne e la vita tranquilla, Pellestrina e Lido da scoprire in bicicletta.

E allora cominciamo proprio da qui:

IN BICI A PELLESTRINA E LIDO

Pellestrina è una lingua di terra lunga 11 km tra Chioggia e Venezia punteggiata di colorate case di pescatori. Il modo migliore per visitarla è in sella ad una bici. E se si ha voglia di pedalare per un’intera giornata si può proseguire sull’altra lingua antistante, che è Lido. Ecco alcune indicazioni. Noi siamo partiti da Chioggia – traghetto da piazzetta Vigo,  e siamo sbarcati a Pellestrina – fermata Cimitero. Il benzinaio a fianco dell’approdo è anche noleggio bici http://www.noleggiobicipellestrina.it/ Si procede in direzione nord tralasciando momentaneamente la riserva naturale di Ca’ Roman a sud dell’isola che visiteremo a fine giro. Seguiamo i simboli della ciclabile ma di certo non ci si può perdere, visto che l’isola è larga poche centinaia di metri. In  alcuni tratti seguiamo l’unica strada principale dell’isola, in altri costeggiamo il lungomare che dà verso la terraferma – per vedere i casoni dei pescatori in mezzo al mare – e passiamo lungo i caseggiati dell’isola.

I casoni dei pescatori in mezzo al mare

Facciamo tappa, dopo 6 km, alla chiesa di San Pietro in Volta un’interessante struttura della seconda metà del ‘700 con soffitto a vele affrescato edificata su una chiesa preesistente risalente al XI secolo che fu fondata secondo le narrazioni per commemorare la  fuga degli Ungari: ‘volta’ ovvero  ‘volata’ sarebbe proprio la fuga degli invasori.

San Pietro in Volta

Proseguiamo per altri 3 km verso la punta nord dell’isola, località Santa Maria del Mare, da dove parte il traghetto che fa sbarcare su Lido. Percorriamo così anche l’isola nota per lo più per il red carpet del festival del cinema e scopriamo un luogo tranquillo e interessante con qualche strascico di passati fasti. Partendo da sud, località Alberoni, pedaliamo lungo il litorale verso Venezia per vedere San Marco avvicinarsi alla nostra vista. Facciamo tappa al Malamocco, isola nell’isola: il quartiere  fu uno dei più antichi insediamenti della laguna ed è circondato da canali.

Malamocco

Proseguiamo verso nord rimanendo lungo la costa che dà verso Venezia anche se ogni tanto dobbiamo affrontare qualche zig zag per accerchiare i moli lungo il percorso. Arriviamo fino al quartiere San Nicolò passando per la zona vip del casinò, del Palazzo del Cinema e delle vie dello struscio. Facciamo sosta alla chiesa di San Nicolò al Lido, un edificio con origini antiche anche se più volte rimaneggiato fino all’epoca barocca, che ha vissuto varie vicende legate ai dogi e alle conquiste veneziane. Dall’approdo di Alberoni abbiamo percorso 11 km. La punta nord dell’isola è occupata dall’aeroporto per cui torniamo indietro costeggiando il mare verso l’esterno della laguna con pranzo in spiaggia libera, foto al tristemente abbandonato Hotel Des Bains e al fascinoso Hotel Excelsior.

Quel che resta dell’Hotel Des Bains

Prendiamo poi una delle diverse rampe di salita verso il sentiero asfaltato pedonale (e ciclabile) che costeggia i ‘murazzi’, il tipico sistema difensivo con massi per preservare l’isola e tutta la laguna dalle mareggiate. Gli scogli bianchissimi sembrano il posto perfetto per prendere il sole e i veneziani lo sanno bene.

Percorrendo fino in fondo la stradina che segue i murazzi si arriva alla spiaggia Alberoni ma bisogna poi tornare indietro perché il sentiero asfaltato si interrompe.

I murazzi

Ritorniamo pertanto sulla strada principale fino all’attracco per Pellestrina, abbiamo percorso in totale circa 24 km tra andata e ritorno sull’isola. Rientrati a Pellestrina seguiamo la ciclabile e proseguiamo fino alla punta sud occupata dall’oasi Ca’Roman che si raggiunge percorrendo ulteriori 3 km oltre il noleggio bici in parte sotto i bianchissimi murazzi difensivi. La riserva è un’area molto selvaggia che si attraversa a piedi fino a raggiungere la spiaggia. Chiudiamo il nostro giro riconsegnando le bici dopo aver percorso in totale sulle due isole 48 km. Il giro può essere intrapreso anche partendo da Venezia attraversando prima Lido poi Pellestrina, cercando un noleggio bici in zona traghetti da Venezia piazzale Santa Maria Elisabetta.

Biglietti del traghetto: se non si è in possesso della tessera dei mezzi di Venezia, potrebbe convenire fare il ticket giornaliero di 20 euro oltre a 1 euro a tratta per la bici.

SAN FRANCESCO DEL DESERTO

San Francesco del Deserto

Vera chicca della laguna e oasi di tranquillità è l’isoletta di San Francesco che ospita un monastero francescano del 1200. Non ci sono mezzi pubblici che approdano sull’isola ma viene effettuato un collegamento giornaliero a/r alle 14.30 da Burano prenotabile sul sito https://www.vivovenetia.it/come-raggiungere-san-francesco-del-deserto/  o prendendo i biglietti direttamente all’attracco (vicino ai vaporetti pubblici c’è una fermata dedicata).  Il viaggio in barca dura circa 15 minuti e si arriva in tempo per l’apertura pomeridiana delle ore 15 quando il frate francescano accompagna il gruppo narrando la storia del luogo e del passaggio di San Francesco. Con orgoglio indica le iscrizioni su marmo poste al di fuori del convento. In una è riportato il miracolo degli uccelli narrato da San Bonaventura: Francesco stava attraversando le paludi di Venezia e si imbattè in uno stormo di uccelli, si avvicinò per recitare le lodi al Signore chiedendo loro di zittirsi. E gli uccelli così fecero, finché Francesco non diede loro il permesso di cinguettare nuovamente. La seconda iscrizione riporta l’atto di  donazione dell’isola da parte del nobile veneziano Michiel all’ordine francescano in onore del luogo di preghiera di San Francesco affinché vi si costruisse un monastero. Il racconto del frate prosegue all’interno dove sono evidenti tracce romane e bizantine; il convento è del 1230, la struttura odierna è pressoché quella originaria tranne per le colonne che vennero trafugate in epoca napoleonica; di grande valore è uno stemma nel chiostro che mostra le mani incrociate di Gesù e di San Francesco entrambi con le stigmate.  Curiosità desta in nome  che pare fosse legato al fuggi fuggi dall’isola a seguito della peste della metà del ‘300. Nel corso del ‘400 i frati ritornarono rimaneggiando il convento e vi si stabilirono fino all’ottocento quando le truppe napoleoniche espropriarono il convento per farne una polveriera e deposito di armi. Fu poi San Bernardino da Portogruaro a rivitalizzare a fine ‘800 il monastero che rimane tutt’oggi ancora attivo.

Il chiostro

Il convento è chiuso tutti i lunedì, il 17 settembre (festa delle Stimmate) e il 4 ottobre (festa di San Francesco)

BURANO E MAZZORBO

L’isola di Burano non ha bisogno di presentazioni: le sue scenografiche case colorate imprimono le fotografie di ogni turista che vi posa piede, ancora più dei merletti. Il bello è perdersi nelle vie dell’isola dove si scopre sempre un angolo più colorato del precedente. Si può partire dal ponte ‘triplo alla confluenza di tre canali in Fondamenta Cavanella, possibilmente al mattino presto prima dell’orda di turisti.

Burano

E non si deve saltare una tappa alla Chiesa di San Martino che conserva la Crocifissione di Tiepolo. Imperdibile una tappa per gustare i biscotti Bussolà buranei, dolci di pasta frolla tondi o a forma di esse – devono essere rigorosamente belli gialli carichi di uova (e burro) – noi li abbiamo trovati ottimi alla pasticceria Palmisano in via Galuppi 670.

Meno conosciuta è invece Mazzorbo, l’isola attigua a Burano ad essa collegata con un ponte a destra del molo dei vaporetti.  Mazzorbo ha avuto un passato glorioso da quando nel 640 d.C parte degli abitanti della terraferma si stabilirono qui a seguito delle invasioni barbariche facendo prosperare il commercio. Dopo l’anno mille però poi l’isola perse l’anima commerciale e divenne ‘orto’ di Venezia; ancora oggi l’isola conserva una vocazione verde grazie ai vigneti di uva ‘Dorona’ e alle colture  di germogli di carciofo le castraure – che nascono solo in queste zone grazie alla salinità delle acque della laguna. Una passeggiata a Mazzorbo è una pausa di tranquillità lontana dalle frotte di turisti. Per chi è alla ricerca di una esperienza di charme il wine-resort Venissa propone una location di charme.

Mazzorbo

TORCELLO

L’isoletta di Torcello, che oggi conta solo una decina di abitanti, vanta un passato glorioso: sede vescovile dal 638 al 1689, fu crocevia di grandi commerci e lavorazioni dei metalli, del vetro e della lana fino al X secolo arrivando ad ospitare  fino a 20 mila abitanti. Era definita ‘un grande emporio’ ed era costellata di monasteri e palazzi nobiliari. L’avanzamento delle paludi e la malaria impoverirono la florida isola che oggi è adibita a coltivazioni e al turismo. Principale punto di interesse è il complesso della basilica di Santa Maria Assunta e dalla chiesa di Santa Fosca.

La piazza di Torcello

La prima venne eretta nel 639 e vanta preziosi mosaici romano-bizantini -un giudizio universale nella parete antistante l’altare e la vergine Maria nell’abside – tutti su sfondo oro, nonché un raffinato pavimento policromo a tasselli. La chiesa di Santa Fosca ha una struttura circolare paleocristiana inserita in un quadrato ed è contornata da porticati. Fosca era una quindicenne proveniente da una famiglia pagana di Ravenna che decise, insieme alla sua nutrice Maura, di convertirsi al Cristianesimo, entrambe furono arrestate e decapitate. I loro corpi gettati in mare furono probabilmente recuperati da marinai e trasportati in Libia dove trovarono degna sepoltura nelle grotte di Sabratha. Intorno all’anno 1000 le reliquie vennero riportate a Torcello e venne eretta la chiesa in loro onore.

Nella piazzetta antistante le chiese sono esposti alcuni reperti tra cui spicca il ‘trono di Attila’, un seggio in pietra del V secolo attribuito secondo la leggenda al flagello di Dio che nella realtà non arrivò mai sull’isola ma si fermò ad Aquileia. Ad aggiungere foga alle leggende ci si mette il Ponte del Diavolo, un ponte senza balaustre dalle origini misteriose, probabilmente del XV secolo costruito sopra un basamento in pietra d’Istria molto più antico, di cui si narrano storie legate a fidanzamenti non approvati streghe scampati sacrifici e immancabili gatti neri.

Il Ponte del Diavolo

Ritornando ai fatti, completa la visita di Torcello, il museo,  che riporta testimonianza dei tempi d’oro e del ruolo dell’abitato negli scambi commerciali della laguna.

I traghetti per Torcello partono da Burano ogni 30 minuti

MURANO

Famosa per la lavorazione del vetro soffiato, Murano vale una sbirciata nei laboratori artigianali e nelle gallerie di vendita dei capolavori artistici per case da mille e una notte. Ma anche per chi seguirà il motto ‘guardare e non toccare’ Murano vale una passeggiata: è un’isola formata da 7 isolette collegate da ponti. Scendendo alla fermata Colonna (la prima delle 7 fermate proveniente da Venezia – Fondamenta Nuove) si può procedere verso nord lungo il canale ‘Rio dei Vetrai’ fino alla Chiesa di San Pietro Martire che conserva opere di Giovanni Bellini e Tintoretto. Uno sguardo alla bella facciata in gotico veneziano del Palazzo Da Mula residenza nobiliare della ricca famiglia Da Mula perno della repubblica veneziana fino al XV secolo. Attraversiamo il Ponte Longo e raggiungiamo la basilica di Santa Maria e Donato splendido esempio di struttura veneto-bizantino del VII secolo riedificata tra il 1125 e il 1140.

Basilica di Santa Maria e Donato

All’esterno eleganti eleganti coppie di colonnine in marmo, mentre mentre l’interno è decorato con un mosaico dorato nell’abside e un pavimento a tasselli con motivi animali e vegetali.

Basilica di Santa Maria e Donato: il pavimento a mosaico

La passeggiata può proseguire fino al museo del vetro lungo Fondamenta Giustinian per poi scendere fino al monumentale faro (fermata dei vaporetti).

ALCUNI CONSIGLI

Pernottamento: noi abbiamo pernottato a Venezia nel Sestiere Dorsoduro al Santa Margherita Guest House e ci siamo trovati molto bene: il ‘quartiere’ è molto caratteristico e animato anche da persone locali ma non caotico e non troppo distante dalla stazione. La camera molto accogliente pulitissima e ben tenuta, la proprietaria gentilissima e disponibilissima. Abbiamo poi pernottato una notte a Chioggia presso Barbara’s Studio, struttura molto bella e curata nei minimi dettagli con molto gusto e una buona posizione vicina al centro e ai traghetti. Paradossalmente Chioggia è risultata più cara di Venezia.

Cibo: è noto che a Venezia le fregature sono sempre dietro l’angolo, noi abbiamo optato per pranzi semplici in giro, ‘cicchetti’ alla sera, le tapas veneziate, Per una cena ‘seria’ ci siamo trovati bene alla Taverna Scalinetto. Segnalo il self service Taverna Tipica Veneziana, a Torcello consigliato da un amico veneziano che propone  ottimo risotto di mare e pesce fritto con l’immancabile polenta anche in agosto (c’è molta gente ma con la formula self service c’è molto ricambio).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.