LA POESIA DEI SIBILLINI: I MIGLIORI TREKKING

di Francesca Orioli
Luglio 2020

Leopardi li definì ‘Monti azzurri’ nelle sue Rimembranze, ma, per la verità, i Sibillini sembrano ricoperti da un velluto verde brillante, degno del mantello di un re. Non che il Giacomo nazionale fosse daltonico, semplicemente li ammirava dal patio di casa mentre pensava alla sua Silvia e da lontano, si sa, tutti i monti prendono l’azzurrognolo dell’atmosfera. La catena marchigiana deve il nome al Monte Sibilla (2.173 m.) permeato da un’aurea di leggenda della maga-ammaliatrice che prometteva la realizzazione dei desideri in cambio dell’altrui anima e viveva a metà tra la terra e il mondo degli inferi. Il re della foresta però è il monte Vettore, la vetta più alta con i suoi 2.476 m. – ma chiamare la catena qualcosa tipo Vettoriali invece di Sibillini non avrebbe avuto di certo lo stesso richiamo mitologico.

La zona si presta particolarmente ad essere esplorata facendo trekking, ecco i più affascinanti.

LAME ROSSE E GROTTA DEI FRATI
Le Lame Rosse sono il “Bryce Canyon de’ noatri” una formazione rocciosa a pinnacoli dal caratteristico colore rossastro per la componente ferrosa che emerge nello strato superficiale della roccia. Ovviamente niente a che vedere con la maestosità del parco d’oltreoceano, ma le Lame Rosse si difendono bene e fanno la loro porca figura. Se poi il cielo blu vi assiste, l’impatto è favoloso.

Le Lame Rosse

Si raggiungono dalla diga del Lago di Fiastra (lungo il quale si parcheggia la macchina), si percorrono circa 3,5 km di sentiero ben segnalato (percorso E2) principalmente all’ombra. Il percorso non è particolarmente impegnativo, prevede un dislivello complessivo di circa 300 metri con diversi saliscendi e si percorre in circa 50 minuti– inizialmente si scende per poi risalire, il tratto più faticoso è all’arrivo dove, proprio ai piedi delle rocce, si estende un ghiaione abbastanza ripido. Consigliati scarponcini da trekk, non c’è acqua sul percorso. Ritorno alla diga per la stessa strada.
Noi scegliamo invece di incamminarci verso la Grotta dei Frati, percorrendo in parte il percorso indicato dai pannelli come ‘Sentiero degli Eremi’. Dalle base delle Lame Rosse prendiamo il sentiero n.335/E2 che inizialmente sale in maniera costante per circa 1,5 km (seguendo la direzione Cimitero di Monastero) per poi scendere rapidamente verso il fiume. Dopo circa 500 metri di discesa ‘bastarda’ si incontra il cartello per la Grotta dei Frati.

La grotta dei frati

La grotta, di origine carsica, risale all’anno mille e ospitò frati clareni, una comunità di religiosi che si distaccò dagli ordini classici e che scelse luoghi lontani da ogni agio per condurre il proprio ritiro spirituale. La grotta è detta anche ‘dei partigiani’ in quanto costituì un valido rifugio durante la seconda guerra mondiale. Seguendo la discesa il sentiero conduce al fiume e alle Gole del Fiastrone.

I profondi canyon scavati dal torrente Fiastrone sono un ambiente spettacolare di questa regione, il percorso prevede tratti di camminata nell’acqua gelida del fiume ed è necessario appoggiarsi a guide autorizzate per poterle attraversare in quanto un’ordinanza del sindaco del 2016 ne ha vietato l’accesso individuale per questioni di sicurezza.
Per le guide del parco a cui rivolgersi:
http://www.sibillini.net/chiedi_sibilla/guideDelParco/index.php

 

 

ANELLO DEL MONTE BOVE
Un balcone sui Sibillini, un anfiteatro dove la vista spazia a 360 gradi, regno del camoscio appenninico, che ha trovato qui un ambiente ideale, e di tanti fiori multicolori.

Partiamo da Frontignano, nel piazzale dell’hotel Felycita si lascia la macchina e guardando l’hotel di fronte si scende a sinistra. Dopo una breve discesa, si tiene la destra e si cammina per un quarto d’ora in piano poi comincia una sostanziosa salita tra i boschi attraverso il sentiero n.272/E8. Finita l’ombra ci ritroviamo, dopo un’ora di salita, alla base della Val di Bove a 1.502 m.

La Val di Bove

Qui pascolano le mucche e c’è una fonte d’acqua. Risaliamo sul versante di fronte a noi seguendo il cartello Monte Bove Sud,  dopo una mezz’ora di salita optiamo per la deviazione verso sinistra per raggiungere la Croce di Monte Bove a quota 1.905 m. (caduta a causa di un fulmine e rimasta accasciata sul terreno). Ritorniamo poi sui nostri passi per seguire nuovamente la direzione del Bove Sud: si procede in cresta passando sul versante della vetta Nord (la vetta in alcune stagioni non è accessibile perché riserva di protezione del camoscio appenninico) risalendo ancora di circa 200 metri di dislivello e percorrendo un vero e proprio anfiteatro tra i monti.

In cresta verso il Monte Bove Sud

La direzione è, purtroppo, ben visibile: bisogna puntare alla struttura arrugginita della stazione di arrivo degli impianti di risalita ormai dismessa. Giunti sulla vetta Sud (2.169 m) la vista si apre sul Vettore e compagnia cantante.

La vista spazia in cima al Bove

La discesa è certamente meno poetica perché si snoda tra i piloni delle piste da sci in disuso con tanto di tralicci a penzoloni sul percorso. Facciamo deviazione verso la statua del Cristo delle Nevi, con la preghiera che l’Ente Parco possa ottenere la demolizione di quegli ecomostri. Dal monumento si continua a scendere verso sinistra seguendo i canaloni delle vecchie piste da sci, si incontreranno altre stazioni di skilift fin quasi al punto di partenza, il parcheggio dell’hotel Felycita.
Distanza:12,5 km tutto l’anello
Dislivello: circa 900 m

MONTE VETTORE E CIMA DEL REDENTORE
La salita al monte più alto dei Sibillini non può certo mancare, soprattutto nel periodo di fioritura delle lenticchie visto che dalle sue pendici e dalla vetta del Redentore la vista spazia sulla piana di Castelluccio.

Si parte da Forca di Presta, la salita è costante su un sentiero ben visibile fino al rifugio a cui si arriva dopo circa 1,40-2h di cammino: l’inizio e la fine del tratto sono i più ripidi, dove ad aggravare la situazione è il fondo sassoso che creerà ansia per la discesa.
Arrivati al rifugio si aprono tre opzioni: la salita verso la Cima del Redentore, la discesa al Lago di Pilato, la salita alla vetta vera e propria del Vettore.
Sapendo che dalla cima del Redentore si vede Castelluccio con la sua piana fiorita, optiamo subito per questo percorso, scongiurando l’arrivo delle nuvole. La salita è tosta: ripida fra le rocce in alcuni tratti un po’ pericolosa, soprattutto in caso di vento.

Tra Prato Pulito e Cima del Lago
Da Cima del Lago a Redentore

Prima tappa Prato Pulito 2373 m. con foto su Castelluccio, poi un saliscendi fino a Cima del Lago a 2242 m. (si dovrebbe vedere da qui il Lago di Pilato dalla caratteristica forma ad occhiali ma quest’anno le lenti risultano vuote, e di nuovo a 2448 m. sulla cima del Redentore dove la vista non riesce a fermarsi.

La piana di Castelluccio dalla Cima del Redentore

Andando oltre si arriverebbe al Pizzo del Diavolo, ma noi non proseguiamo per il rischio meteo. Per l’andata e ritorno fino al Redentore ci sono servite circa 3 ore. Dopo un pranzo ristoratore a base di panino con ciauscolo, proseguiamo verso la vetta del Vettore salendo a destra del rifugio. Dopo i ‘muri di rocce’ del sentiero a sinistra, la salita alla cima del Vettore sembra una passeggiata di salute; salita costante e niente strappi. Ce la caviamo con 35 minuti di salita dal rifugio e per la discesa basta circa un’ora e mezza per ritornare al parcheggio.
Una terza escursione potrebbe essere la discesa al lago di Pilato, scendendo per il sentiero che parte dalla sella dove si trova il rifugio.

Distanza: solo Monte Vettore a/r 10km, con deviazione fino a Cima del Redentore a/r 14km
Dislivello: +700 m da Forca di Presta al rifugio, verso Cima del Redentore altre 200/250 m; verso il Vettore altri 250 .

Acqua non presente, il percorso è tutto sotto il sole

MONTE SIBILLA

Imperdibile trekking sulla montagna che da il nome ai Sibillini, perché come negli scacchi, il Re sarà pure il Vettore ma chi conta è la Sibilla, Regina delle vallate. Che poi è una gran donna: gnocca, con un invidiabile lato B e le ferite sui fianchi che espone come trofei.

Verso la vetta della Sibilla

Il percorso parte dal Rifugio Sibilla raggiungibile in auto o, nei weekend estivi, con navetta obbligatoria dal centro di Montemonaco. La salita è inizialmente ripida poi prosegue più morbida fin quasi all’arrivo quando spunta la corona di sua maestà una serie di rocce che arricchiscono la vetta della Sibilla.

La ‘corona’ di Lady Sibilla

In un tratto, per un paio di metri ci si aiuta con delle catene per superare i massi rocciosi. Arrivati in cima ammiriamo a destra il complesso del Monte Bove e a sinistra il Vettore. Per la discesa si può optare per ritornare dallo stesso sentiero o svalicare dal versante opposto. Vale senz’altro la pena scegliere questa via per godere di un nuovo punto di vista sul monte – l’eccezionale lato B di lady Sibilla, un imponente triangolo che si staglia tra verde e cielo. Purtroppo appare anche il fianco sfregiato, una carrareccia sassosa disegna un bianco zig zag su tutto il versante. La di percorre per 8 km fino a ritrovare il rifugio Sibilla. Ovviamente il percorso può’ essere intrapreso in senso opposto.

Distanza:12 km, Dislivello: circa 600/700 m. Tempo circa 4 ore senza soste.

Il versante ferito della Sibilla

GOLE DELL’INFERNACCIO ED EREMO DI SAN LEONARDO

Suggestiva camminata tra le gole scavate dal fiume Tenna L’escursione, non difficile ed è frequentata da famiglie, si trova nel comune di Montefortino, località Rubbiano. La camminata inizia con una bella doccia sotto le Pisciarelle, rivoli d’acqua che scendono da una roccia all’attacco del sentiero.Con una breve ma ripida e scivolosa salita ci si addentra nelle strette gole, paziente risultato dell’insistenza millenaria del torrente Tenna. Superate le gole il percorso segue un andamento più dolce, seppur in salita, immerso nel bosco. Un bivio da’ la possibilità di proseguire dritto per conquistare le sorgenti del Tenna o di salire a destra, per raggiungere il bel monastero di San Leonardo al Volubrio un’interessante struttura in stile gotico con una storia singolare. Qui si stabilì negli anni 70 Padre Pietro Lavini, un frate benedettino che si dedicò alla ricostruzione di un’antico eremo che, secondo gli scritti storici, doveva essere uno dei più belli di tutte le Marche. Papa Giovanni Paolo Il lo definì il muratore di Dio, sicuramente in buona tecnica di meditazione pratica

Eremo di San Leonardo

Dopo la sosta al monastero si può proseguire verso la cascata nascosta, una passeggiata nei boschi di circa 40 minuti che però nel tratto finale potrebbe diventare difficoltosa se il sentiero non è ben tenuto. La cascata è carina ma niente di eccezionale. L’escursione alle gole e al monastero è molto frequentata durante i weekend estivi, cosa che crea notevoli problemi di parcheggio in quanto si posteggia lungo la via sterrata prima del sentiero dalla quale diventa difficoltoso passare quando due auto di senso opposto si incrociano (il comune dovrebbe predisporre un servizio navetta come per il monte Sibilla. Distanza: 6 km a/r fino all’Eremo (totale 2/2,5 ore). Dislivello: circa 300 m. Ulteriori 3 km a/r per la cascata nascosta con dislivello circa 150/200 m.

OLTRE I TREKKING

Se ci si trova in zona nel periodo di fioritura delle lenticchie è d’obbligo un giro a Castelluccio di Norcia. Attenzione però perché nel weekend potrebbe essere un inferno: noi ci siamo capitati un mercoledì tardo pomeriggio e il clima era già da super-sagra di paese, ma decisamente vivibile rispetto ai racconti di code e imbottigliamenti raccontateci la domenica precedente.

Castelluccio di Norcia

Sarnano è un bel borgo ben tenuto e molto curato che per fortuna non è stato troppo intaccato dal terremoto del 2016.

Abbazia di Fiastra un’abbazia cistercense fondata nel 1142 dai monaci di Chiaravalle di Milano che ricevettero in dono un terreno nei pressi del fiume Fiastra dal Duca di Spoleto. I monaci lombardi costruirono il complesso utilizzando materiali derivanti dalle rovine della città romana Urbs Salvia distrutta nel 408 poi abbandonata.

MANGIARE E DORMIRE
Noi abbiamo pernottato in due posti diversi:
B&B Il Borgo a Visso – http://www.ilborgovisso.com/
Nuove casette costruite dopo il terremoto del 2016, molto carine e curate, ottima colazione e gestori molto disponibili
B&B Fonte la Castellana a Sarnano http://www.fontelacastellana.com/
Un vecchio casale riconvertito immerso nel verde da poco avviato come BB, buon rapporto qualità-prezzo, ambiente famigliare; molto apprezzabile l’impegno del gestore nella promozione del turismo della zona.

Cena:

Ristorante Ai Pini, ottima cucina e di qualità, ci ha stregato l’uovo a bassa temperatura con zafferano e tartufo nero, molto buone le pappardelle con abbondante cinghiale, tenerissima la tagliata. Prezzi ottimi, consigliatissimo.

Ristorante Scherzi a Parte a Sarnano, ottima cucina casalinga ma con qualche tocco di particolarità, titolare con una gentilezza e professionalità di altri tempi. Prezzi ottimi, consigliatissimo.

La Patata Bollente locale più raffinato, cucina buona ma meno particolare dei precedenti, comunque da consigliare.

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