RITORNO IN GIAPPONE:SHIKOKU, ALPI GIAPPONESI, SADO, DEWA SANZAN, FUJI LAKES

di Francesca Orioli
Agosto 2023

Dopo un primo viaggio nel 2016 in cui ne eravamo rimasti stregati, ritorniamo in Giappone per seguire percorsi in parte un po’ meno battuti dal turismo occidentale. Tre settimane tra l’isola di Shikoku, l’Honsu centrale e le Alpi giapponesi, l’isola di Sado, le Tre Montagne Sacre di Dewa. E una puntata a salutare il Fuji che avevamo scalato 7 anni prima, nella zona del Cinque Laghi. Il tutto in treno e con qualche giorno di esperienza del noleggio auto.

Ancora una volta è il mese di agosto, non certo il periodo ottimale, ma la vita reale ci impone così. Il caldo è sfiancante, il nostro leit motiv è stato di alzarci sempre molto presto. Ecco il nostro itinerario giorno per giorno.

DAY 1: OSAKA

Dopo l’arrivo a Tokyo Haneda, prendiamo uno Shinkansen e siamo ad Osaka in due ore e mezza. Ci passiamo un pomeriggio, girovagando per lo più attorno alla zona di Dotonbori (fermata Namba della metro) il quartiere più vitale ed estroso della città. Qui le insegne dei ristoranti sono tra le più fantasiose e ‘ingombranti’ mai viste: granchi giganti, polipi, tempura, dragoni. È un must provare le polpette di polpo (Takoyaki), perdersi per le stradine del quartiere per scoprire il piccolo tempio Hozenji con la sua divinità coperta di muschio per i continuo lavaggi propiziatori a cui è sottoposta, casette di un’altra epoca e sul lungofiume. Vagando nella zona ci si imbatte negli adiacenti quartieri di Shinsaibashi e Amerikamura, ottimI campionari di gioventù giapponese.

Osaka

Pernottamento: Smile Hotel Shin-Osaka, catena di buona qualità, vicino alla stazione dell’alta velocità (Shin-Osaka).

DAY 2: TAKAMATSU-TOKUSHIMA

Ci spostiamo in treno nell’isola a sud, lo Shikoku, territorio permeato dal cammino degli 88 templi dedicati al monaco Kobo Daishi vissuto nell’VIII secolo, figura molto venerata in quanto fondatore di una setta del Buddismo particolarmente vicina alla natura.  L’altro motivo che ci ha spinto da queste parti sono le danze di Tokushima, che si svolgono nella settimana dell’Obon a metà agosto.

Turisti occidentali praticamente non pervenuti e utilizzo della lingua inglese altrettanto, devozione totale a google translate e app per traduzione vocale!

Facciamo base nella città di Takamatsu, la città in sé non è nulla di che ma è in un’ottima posizione per raggiungere diverse località da visitare. Cominciamo con il giardino Ritsurin, uno dei più rinomati dello Shikoku.

Parco Ritsurin di Takamatsu

Può essere piacevole concedersi una pausa alla Casa del Te per godersi un momento tutto giapponese e visitare l’interno di un luogo tradizionale con vista sul laghetto. Per sentirsi turisti a tutto tondo si può fare un giro in barca accompagnati dal ‘gondoliere’ e riparati da tipici cappelli di paglia, ma può bastare limitarsi a riprendere la scena con la macchina fotografica, un’immagine molto scenografica.

A metà pomeriggio prendiamo il treno per Tokushima, dal 12 al 16 agosto qui c’è l’Awa Odori Festival, dove le strade si riempiono di gruppi di danzatori in abiti tradizionali e danno vita a uno spettacolo vibrante e coinvolgente.

Le danze di Tokushima

È stato impossibile trovare da dormire qui, ma considerando che le danze iniziano alle 18 ci si può tranquillamente arrivare in treno, rimanere qualche ora e tornare alla base (Takamatsu è a 1 ora di treno). L’atmosfera è un misto tra le nostre parate di carnevale e la fiera del paese, con possibilità di essere coinvolti nelle danze se si vuole. Arrivati in stazione basterà seguire la folla: colori, costumi, cappelli, zoccoli, musica cantilenosa e tamburi, ci sono tutti gli elementi per un vero spettacolo. C’è anche un’arena allestita per uno show di professionisti, a pagamento, ma la vera festa è nelle strade.

Le danze di Tokushima

Pernottamento:  monolocale trovato su Booking mappato come 玉藻本町203 (al momento non c’è un nome per noi comprensibile) ma c’è su maps, ad 1,1 km dalla stazione JR, soluzione economica, pulita e funzionale, il gestore non parla inglese ma grazie a google ci siamo accordati facilmente. 

DAY 3: KOTOHIRA-YASHIMA

Prendiamo il treno per Kotohira per visitare il tempio Kompira dedicato ai marinai, il più importante di tutto lo Shikoku e il più faticoso da raggiungere di tutto il Giappone con i suoi 1368 scalini. Il percorso è molto bello, dopo gli iniziali negozietti di souvenir e vivande quasi in piano, le scale si inerpicano sulla collina tra lanterne in pietra, iscrizioni e statue. La vegetazione è solo ai lati, sopra la testa sole o pioggia non avranno ostacoli. Non c’è da illudersi quando si incontra un grande tempio in legno scuro, nonostante i selfie vittoriosi di molti fedeli che non hanno contato bene. Basta girare l’angolo e ci si accorge che la salita continua, ci sono ancora circa 600 scalini fa fare e tante altre colpe da espiare. In cima ci aspetta un torii ornato da una pesante corda, un tempio arancione, la vista del mare e tante zanzare!

Kotohira Kompira temple

Ritornando al piano strada visitiamo il Teatro Kanamaruza, il più antico teatro di Kabuki del Giappone (risalente al 1835 – greci e romani non si offendano). La visita è in parte guidata, si possono vedere anche i camerini, il meccanismo manuale della rotazione del palcoscenico, le botole per le entrate in scena; la visita dura poco più di un quarto d’ora, solo in giapponese (e gesti per l’occasione).

Kotohira theatre

Nel tornare verso Takamatsu facciamo tappa a Yashima (fermata del treno + bus che parte dal piazzale antistante la stazione) un interessante tempio in cima ad una collina con una bella vista sul mare interno del Giappone. Il tempio è il n. 84 del pellegrinaggio, si presenta come un complesso di elementi sacri, raccoglie molte statue, lanterne, torii e curiosi tanuki (i cani-procioni spesso rappresentati nel paese nel loro fare goffo anche se la loro origine è di essere animali furbetti e ingannevoli).

Yashima

Pernottamento: Takamatsu monolocale 玉藻本町203

Cena: ottima izakaya specialità spiedini ‘yakitori’- mettere su google Maps Engiya (uscirà: えんぎ屋, 10-6 Furujinmachi, Takamatsu, Kagawa)

DAY 4: Corso di Udon-  TEMPIO ZENTSU-JI  (Programma mancato: Naoshima)

Oggi il programma prevederebbe l’escursione a Naoshima, l’isola delle opere d’arte moderna simboleggiata dalla zucca gialla a pois di Yayoi Kusama sul mare. Ma il tifone Lan è in arrivo e i traghetti non partono. Anche molti treni, tutti quelli che vanno verso est, sono soppressi per tutto il giorno. Come alternativa ci spostiamo verso ovest tornando a Kotohira per un corso di cucina (Nagano Udon School – c’è una sede anche a Takamatsu un po’ in periferia). Passiamo un’oretta divertente copiando dagli altri alunni visto che anche qui l’inglese è lingua sconosciuta. Impastiamo, balliamo tiriamo a mattarello, creiamo strisce di pasta come le nonne con le tagliatelle, cuociamo e mangiamo i nostri prodotti: sicuramente un diversivo per turisti giapponesi con tanto di salti sul panetto imbustato per consolidare l’impasto a suon di tamburello ma esperienza spassosa per una giornata di pioggia!

Nel pomeriggio riportiamo ordine e disciplina con la visita del tempio Zentsū-ji, il n. 75 del pellegrinaggio, particolarmente importante perché luogo di nascita del venerato Kobo Daishi, all’anagrafe Kukai. Il tempio si trova ad una fermata di treno da Kotohira verso Takamatsu, fermata Zentsuji.

Pernottamento: Takamatsu monolocale 玉藻本町203

 

DAY 5: CINQUE TEMPLI DI NARUTO

Il pellegrinaggio degli 88 templi dello Shikoku (Henro) è lungo 1200 km servirebbero 2 mesi di cammino, noi proseguiamo il nostro ‘assaggio’ percorrendo il tratto iniziale con i templi numerati dall’1 al 5, nella fase del risveglio e della presa di coscienza a cui seguiranno le fasi della pratica ascetica, del ‘lasciare andare’ e infine l’immancabile Nirvana. Si tratta dei ‘cinque templi di Naruto’, un percorso che parte dalla cittadina di Bando e prevede circa 12 km di cammino.

Il tifono Lan è passato e i treni verso est riprendono, quindi raggiungiamo Bando in treno, dove si trova il primo tempio, il Ryozen a 700 m dalla stazione, ben segnalato con una striscia verde sull’asfalto. Come tempio n.1 qui è possibile acquistare tutto il necessario per essere pellegrini di tutto punto: la veste bianca, il cappello di paglia, il bastone. Il tempio è completato da una pagoda a due piani  e racchiuso in un bel giardino con laghetto, statue e statuette. Ci lasciamo stupire dalle offerte di cibo lasciate ai piedi delle statue, pratica che rappresenta in modo eccelso le contraddizioni di un paese così avanzato ma che rimane radicato a credenze che a noi possono sembrare incomprensibili.

Il Ryozen è classificato come primo tempio del Henro Pilgrimage in quanto è il più vicino al Koyasan luogo sacro per eccellenza del buddismo di Shingon (che abbiamo visitato nel viaggio del 2016 – articolo a questo link KOYASAN)

Proseguiamo poi verso il tempio n.2, sempre attraverso strade asfaltate, il Gokaraku-ji, che dista 1,2 km dal primo. Incontriamo campi di riso, villette che sembrano templi, piccoli cimiteri, tanto caldo e sole cocente sulla testa. Il Gokaraku-ji è anch’esso racchiuso in uno splendido giardino e contiene molte statuetta che rimandano alla fertilità in memoria di una donna che grazie all’apparizione di Kobo Daishi in sogno ha superato un parto difficile.

Altri 2,7 km ci portano al Konsen-ji, il tempio n.3 caratterizzato da un portale d’ingresso rosso fiammante, una bella pagoda e una grande piazza su cui si affacciamo tutti gli elementi sacri del complesso. La leggenda dice che qui il Kukai battè il suolo con il suo bastone e ne uscì acqua dorata.

Arriva poi la tappa più lunga, 4,9 km che può essere spezzata con una sosta cibo ai supermercati Family Mart o Lawson sulla ‘statale’ nei pressi di Itano, con una piccola deviazione. Si arriva quindi al Dainichi-ji, il tempio n.4 un luogo incredibilmente ordinato, meno giardino e più vialetti ma molto armonioso. Ci spettano altri 2 km per arrivare al tempio n. 5, il Jizo-ji affacciato su una grande piazza dove campeggia un centenario albero di gingko.

Jizo Temple

L’illuminazione che ci ha guidato in questi quasi 12 km era alimentata dalla speranza di trovare il bus che portasse alla stazione di Itano, ma la frequenza è così scarsa che per non aspettare due ore ce la siamo fatta a piedi per la ‘statale’ (4km).Il percorso è quasi interamente su asfalto tranne brevi tratti su sentiero e abbastanza segnato da simboli rossi con pellegrino ma non sempre frequenti, Google Maps può essere senz’altro di aiuto. Lungo la strada e nei templi si trovano le macchinette per le bevande, Itano è l’unico centro abitato che si attraversa, non ci sono ripari dal sole o dalla pioggia.In altri periodi risulta più frequente incontrare i pellegrini vestiti di bianco con il classico cappello di paglia, ma noi ne abbiamo incontrati davvero pochissimi, siamo ad agosto ed il caldo è davvero soffocante anche per la fede più integerrima.

Ritorniamo in treno verso Takamatsu e facciamo tappa a Shido che si trova sulla linea. Dalla stazione, a a circa 1km,  si trova il tempio n. 86 del pellegrinaggio. Il tempio avrebbe delle potenzialità, immerso nel verde e con una bella pagoda ma è in totale stato di abbandono. Alcuni cartelli indicano che il 2025 sarà un qualche anniversario, probabilmente per quell’evento lo sistemeranno, ruspe e macchinari sembrano già in pole position per cominciare i lavori.

Pernottamento: Takamatsu monolocale 玉藻本町203

DAY 6: MATSUYAMA  (Programma mancato: Kochi)

Il programma prevederebbe un treno per Kochi, una città a sud dello Shikoku famosa per il suo castello e il tempio Chikurin-ji, tappa n. 31 del cammino. Ma arriviamo in stazione e una strana scritta compare al posto del nostro treno: scopriamo che è soppresso e lo sono tutti i treni della giornata in quella direzione. Veloce riprogrammazione seduta stante e decidiamo di anticipare Matsuyama, sperando che i rispettivi albergatori siano comprensivi (e lo sono stati: Kochi ci ha cancellato gratuitamente e l’anticipo di Matsuyama ci è costato una ventina di euro).

Il castello di Matsuyama

La conoscenza di Matsuyama comincia con il castello che raggiungiamo a piedi con una salita  di 20 minuti abbastanza all’ombra (ma c è anche la funivia). Il castello è uno dei 12 originali sopravvissuti, molto bello ed elegante, l’ interno profuma di legno e dalle aperture si possono scattare interessanti foto su altre parti dell’edificio con l’immensa città sullo sfondo e il mare. Scesi dalla collina prendiamo il bus verso la zona del Dogo Onsen, i bagni imperiali che però sono in ristrutturazione. Al momento sembra che sia visibile solo una piccola parte con l’ingresso alle terne, ma noi saltiamo. Crediamo poi di dirigerci verso il tempio Ishiteji, il n. 51 del pellegrinaggio ma rileggendo la descrizione purtroppo solo successivamente, ci rendiamo conto che ciò che abbiamo visto non era quello… purtroppo ce ne siamo accorti troppo tardi! Le nostre macchine fotografiche hanno immortalato il tempio Isaniwa. Questa zona intorno al Dogo Onsen è molto carina ed elegante, la galleria di negozietti ha cose interessanti come statuine artigianali costosissime, oggettistica originale e pasticcerie per poter assaggiare il dolcetto tipico (una fetta di rotolo bigusto).

tempio Isaniwa Matsuyama

Dopo cena, armati di cavalletto e teleobiettivo, ci posizioniamo sotto la collina per le foto al castello illuminato.

Matsuyama castle by night

Pernottamento: hotel Mystays, catena di buon livello a circa 800 m dalla stazione di Matsuyama.

DAY 7: TRASFERIMENTO VERSO HONSU – GIFU

Lasciamo l’isola di Shikoku e scegliamo la città di Gifu nell’Honsu centrale come luogo per recuperare il giorno mancato a Kochi e riprendere poi il nostro programma. Gifu non è sulle rotte dei turisti occidentali e anche qui l’inglese è lingua off limits. Ci sono molti grandi hotel vicino alla stazione e conviene pernottare lì, poi per dirigersi in zone più centrali bisogna prendere un bus (ce ne sono tantissimi davanti alla stazione: N32, N43, N45, N83, N86.. basta chiedere conferma per Gifu Park). Visitiamo il castello (stavolta salendo in funivia perché la collina è piuttosto alta e il caldo non permette) ma ci sentiamo di dire che non ne vale proprio la pena anche se le sua vicissitudini sono state interessanti e travagliate: è piccolo, ricostruito e spoglio all’interno (è stato allestito con cartelli informativi sulla sua storia)  Il sito ufficiale decanta la ‘splendida vista’: ci sentiamo di dissentire. Sotto di noi una immensa distesa di palazzi e qualche ecomostro, il lontananza verdi alture immerse nella foschia.

Scendendo attraversiamo il Gifu Park ai piedi della funivia che ci regala un bel laghetto e una pagoda arancione.

Visitiamo poi il  Grande Buddha dello Shobo-ji temple così completiamo la serie dei tre grandi Daibotsu del Giappone (Nara-Kamakura visti nel precedente viaggio e questo di Gifu, qualche punto a nostro favore per la conquista dell’illuminazione). Anche l’Inaba Shrine merita una visita, è un complesso abbastanza esteso circondato da lanterne ricoperte di muschio, tempietti, torii e pannelli colmi di preghiere e richieste alle divinità.

Gifu è nota per l’Ukai, la pesca con i cormorani, un’antica pratica diffusa qui da 1300 anni. Questa modalità di pesca non è più in uso ma la città organizza uscite serali in barca per assistere alla dimostrazione di come si svolgeva: indubbiamente si tratta di modo per tramandare le tradizioni,  un ‘rivivere la cerimonia’ come cita l’ufficio del turismo per sponsorizzare l’attività, a me ha lasciato l’amaro in bocca per lo sfruttamento degli animali e tutto quell’ammassamento di barche ha più l’atmosfera di un assembramento che di un rito. La prenotazione è possibile il giorno stesso presso il Cormorant Fishing Observation Boat Office,  le barche in partenza sono molto numerose  (costo 3200 yen – anno 2023, senza opzione cena).

Pernottamento: Hotel Resol, vicino alla stazione, buon rapporto qualità prezzo.

DAY 8: MATSUMOTO

Con un po’ di cambi-treno raggiungiamo Matsumoto, la cittadina incastonata nelle Alpi Giapponesi nota per il suo splendido castello, uno dei 12 originali di tutto il Giappone. Il castello è molto scenografico, bello, elegante e circondato dall’acqua. Dopo aver scattato milioni di foto all’esterno ci rivolgiamo al box delle guide volontarie (Alps Language Service Association), una guida in inglese era subito a nostra disposizione, e completamente dedicata a noi, sicuramente un caso. La volontaria è stata molto carina , con l’ausilio di appunti e foto alla mano ci ha accompagnato per tutto il tempo della coda all’ingresso (1h) dandoci un po’ di info sulla storia, sulla costruzione e sugli interni del castello ed è stato piacevole scambiare qualche impressione e curiosità sui nostri rispettivi paesi. Le guide non entrano nel castello, dove lo spazio è limitato, si è tutti incanalati in un percorso obbligato e non ci sarebbe possibilità di dare spiegazioni. L’abbiamo raggiunta di nuovo nel box office al termine della visita per ringraziarla e dare un’offerta, ma non accettano assolutamente nessuna mancia neppure a fronte di nostra insistenza, solo una foto assieme la promessa di mantenere i contatti via mail. È un’iniziativa davvero carina, più uno scambio culturale che una guida ma sicuramente un’esperienza preziosa (se ne trovano in tutto il paese , si veda il sito del turismo: https://www.japan.travel/it/plan/list-of-volunteer-guides/)

Dopo la visita e il pranzo abbiamo preso una infilata di 3 treni e ci siamo diretti a Takayama. Può valere la pena dormire a Matsumoto, il castello illuminato deve essere una vista molto suggestiva.

Pernottamento: Takayama Hotel Kuretakeso, grande albergo vicinissimo alla stazione, con piccola vasca Onsen, aperitivo offerto, ottimo rapporto qualità prezzo.

Cena: Akananban un ristorante con tavoli tradizionali bassi e griglia al centro per cuocere in autonomia la carne di manzo ‘hida’ tipica della zona. Gestito da simpatiche vecchiette, ottima la carne e anche gli udon.

DAY 9: TAKAYAMA – HIDA FUROKAWA- HIDA-NO-SATO

Giorno dedicato alla visita di Takayama, bella cittadina incastonata tra i monti (ma non fresca in agosto come ci si potrebbe aspettare!). Iniziamo la giornata con i mercati mattutini di Kajibashi e Jinya: accanto a piccole bancarelle di anziane signore che sembrano vendere prodotti del loro orto (e che ogni tanto si appisolano) troviamo banchetti che vendono bamboccini tradizionali – i sarubobu, portafortuna della zona – (una signora li stava facendo in diretta), oggetti in legno, caffè e dolci. In parallelo al Kajibashi una sfilza di negozietti di souvenir, carne della razza ‘hida’ (la ‘scottona’ della zona) e vivande varie sottovuoto.

Ci spostiamo nelle vie delle case tradizionali in legno scuro nel quartiere Sanmachi dove si trovano anche molte distillerie di sake. Qui è possibile provare le degustazioni del tipico distillato di riso, noi scegliamo una distilleria con macchinette automatiche dove per 500 yen acquisti 6 token che serviranno per altrettanti assaggi o un bicchierino in ceramica e un assaggio in meno. Due sono le case tradizionali che possono essere visitate all’interno a pagamento: Kusakabe e Yoshijima heritage houses.

Dopo un po’ di vagare per la città torniamo in stazione e prendiamo il treno per la vicina cittadina di Hida Furokawa (20 minuti) un concentrato di casette basse caratteristiche e una scenografica via che costeggia il ‘Canal’ pieno di carpe.

Hida Furokawa

Ci trascorriamo qualche ora, rientriamo a Takayama e prendiamo il bus (bus terminal accanto alla stazione) per Hida-no-Sato un villaggio a pochi chilometri dalla città dove sono state riportate alcune case tradizionali con il tetto in paglia molto spiovente per resistere alla neve provenienti da tutta la valle di Hida. Queste case le rivedremo anche nei villaggi storici patrimonio Unesco di Shirakawa-go nei prossimi giorni, ma questo museo all’aperto fornisce un ottimo campionario delle tipologie di costruzioni, un buon spaccato di ‘civiltà contadina’ e dell’attività di allevamento dei bachi da seta che avveniva nei sottotetti delle case. Alla biglietteria dei bus fanno già un biglietto cumulativo di 800 yen per ingresso e bus a/r.

In orario di cena ci facciamo un giro per le vie storiche di Takayama che sono sorprendentemente deserte, un po’ di turisti occidentali come noi cerca dove mangiare, noi scegliamo di tornare nel ristorante della della sera prima (Akanonban) al di là della stazione.

Takayama appena cala il buio

Pernottamento: Takayama Hotel Kuretakeso

DAY 10: TAKAYAMA- VILLAGGI STORICI SHIRAZAWA-GO/GOKAYAMA (Suganuma)

Come al solito siamo mattinieri e prima di lasciare Takayama e fare il check out ci facciamo la passeggiata Higashiyama Temple Walking Couse. Si tratta di un percorso di 10 templi che parte nei pressi del Takayama Museum of Modern Art (15 minuti a piedi dalla stazione) e si conclude al Takayama Park. Nel XVI secolo il feudatario Nagachika Kanamori fece costruire questi templi in successione per rivivere l’esperienza del percorso Higashiyama di Kyoto. Nulla a che vedere a confronto, ma la passeggiata è piacevole. Qui un link con il percorso e una piccola descrizione di ogni tempio:

https://www.directoajapon.com/cmsAdmin/uploads/o_1bvf71keq77t1nc910bt1hgs1o6ma.pdf

Higashiyama Temple Walking Couse

Prendiamo poi il treno per Kanazawa dove abbiamo prenotato un’auto alla Toyota Rental Car nei pressi della stazione. Da qui partiamo per l’esplorazione dei villaggi storici delle aree di Shirazawa-go e Gokayama. Si tratta di villaggi dove si concentrano le tradizionali abitazioni con tetto a ‘mani in preghiera’ in paglia e legno molto pioventi per poter far scivolare gli strati di neve che scende copiosa in queste zone. Si chiamano “gassho-zukuri” e alcune hanno anche 250 anni.

I villaggi sono 3: Ogimachi il più grande e scenografico, nonché il più turistico, Suganuma e Ainokura meno frequentati. Visitiamo dapprima Suganuma che si compone di due parti: una parte più curata con una casa trasformata in museo ed alcune abitazioni private e un secondo gruppo di case che hanno, al momento l’aria abbandonata (tranne due case adibite a toilette, una location decisamente originale).

Suganuma

L’accesso a questo e agli altri villaggi è gratuito ma si paga il parcheggio.

Pernottamento e cena: Gokayama Base, una tipica casa giapponese con ante scorrevoli resa più funzionale per l’accoglienza turistica con una grande cucina e bagni in comune. Gestori gentilissimi, luogo in mezzo al nulla tra le montagne. A pagamento viene fornito cibo di emergenza se non si trova nulla di aperto.
Del resto il gestore ci ha consigliato un posto per cenare che si è rivelato chiuso, per fortuna ci accolgono al Takachiko (dall’insegna con orso, carne che si può mangiare in questo locale!) che, anche se formalmente chiuso, ci prepara comunque una ciotola di udon e del tofu, la specialità della zona (molto diverso dal nostro).
Da valutare che vicino al B&b c’è un supermercato per eventuale cena in casa con cibi pronti.

DAY 11:  VILLAGGI STORICI SHIRAZAWA-GO/GOKAYAMA (Ogimachi, Ainokura)

Coscienti che il villaggio Ogimachi è il più turistico in quanto raggiungibile con i bus della linea Nohibus da Takayama e Kanazawa (https://www.nouhibus.co.jp/english/highwaybus/), ci alziamo presto per godercelo il più possibile con tutta calma prima dell’arrivo delle masse. Una buona idea, anche se costosa, è quella di pernottare all’interno di una di queste case tradizionali, usufruendo del trattamento da ryokan completo di cena e colazione tradizionali, il silenzio serale tra le stradine di questo meraviglioso posto deve essere impagabile.

Ogimachi

Alle 8 stiamo già gironzolando per le case spioventi a scattare trilioni di foto sfruttando ogni scenografia possibile: girasoli, specchi d’acqua, piante, campi di riso. Già verso le 9,15 comincia ad arrivare gente con i primi pullman, alle 10 è già un carnaio. Alcune case si possono visitare all’interno a pagamento, noi scegliamo la Wada che ripercorre le abitudini contadine, le rigidità invernali, l’allevamento dei bachi da seta che avveniva nei solai sfruttando il microclima ideale, il ruolo del camino al centro della casa.

Tra i tempi delle foto, il viewpoint, il ripetuto avanti-indietro tra quelle casette speciali qui passiamo tutta la mattinata, ma chi ha tempi più ristretti una passeggiata più veloce è comunque fattibile.

Dopo pranzo ripartiamo alla volta del terzo villaggio, Ainokura. Il bello di questo paesino raccolto è che, anche se piccolo, ha una concentrazione di case spioventi molto alta e sono praticamente tutte abitate. Qui abbiamo la conferma di ciò che in parte avevano notato in giro: negli esterni delle case i giapponesi non sono poi così ordinati!!! Quell’effetto ‘banco di lavoro del nonno in garage‘ in un luogo dove la tua casa è comunque ‘in vetrina’ per un popolo apparentemente così precisino fa rimanere un po’ straniti: chiunque ci terrebbe a far bella figura e a presentare la propria bella casa in modo ordinato con tanto di fiori e piante ad ornamento, ma notiamo che molti sono un po’ casinari. Ci sono comunque anche padroni di casa attenti all’estetica e ordinati. Il paesino ci piace molto, più defilato, poco frequentato e appunto molto ‘vero’, solo un bar e un negozietto di souvenir!

Ainokura

Risaliamo in macchina e ripartiamo alla volta di Kanazawa dove lasciamo l’auto.
Il primo approccio alla città, per la quale ammetto avevo molte aspettative, non è ottimale (ma avrà modo di riscattarsi): pur pernottando non lontano dal castello alla sera non riusciamo a trovare un posto per cenare. Forse abbiamo sbagliato qualcosa, ci salva un supermercato.

Pernottamento: Vacational Rental Sunny Heighs, appartamento un po’ vecchiotto ma trovato a prezzo conveniente.

DAY 12: KANAZAWA

Giornata dedicata a Kanazawa. La città è sicuramente un po’ dispersiva e le attrazioni da vedere sono un po’ sparse ma estremamente affascinanti. Il caldo in agosto è soffocante per cui sfruttiamo in parte anche i bus per muoverci.

Partiamo con il giardino Kenrokuen, che merita una visita per un paio di angoli suggestivi, sicuramente in altri periodi che non siano l’estate può regalare colori più suggestici. Ci spostiamo poi verso il quartiere Nagamachi dei samurai, riconoscibile da muri ocra che nascondono le case e ingressi in legno. Ora è quartiere residenziale ma una casa è visitabile: era dimora della famiglia Nomura, una della più influenti e potenti famiglie del periodo Edo. Una casa molto raffinata con pannelli finemente decorati e un grazioso e  curatissimo giardino interno.

Casa samurai famiglia Nomura

Poco distante si trova il piccolo museo Shinise Kinenkan, che per la modestissima cifra di 100 yen espone medicamenti naturali, racconta usi sulla tradizione del fidanzamento e qualche altra curiosità locale.
Ci spostiamo verso il quartiere delle geishe Nishi Chaya con le classiche case in legno scuro a due piani ora trasformate per lo più in locali, c è anche un piccolo museo gratuito che racconta la storia del quartiere ma con pannelli scritti solo in giapponese.

Li vicino si trova il curioso tempio Ninja (Ninjadera) un tempio decisamente anomalo: qui la fede è stata solo una scusa, il tempio era la residenza del potente signore della zona e la casa è costruita per creare via di fuga, trappole, stanze segrete e, da ultimo, una nicchia per eseguire il karakiri in caso di sconfitta. La visita è obbligatoriamente con guida che parla esclusivamente in giapponese ma per gli stranieri viene dato un libretto con figure e spiegazioni che fanno capire ed apprezzare le particolarità dell’edificio. Un luogo da visitare assolutamente. Non sono ammesse foto all’interno.

Ritorniamo poi verso il castello (nei pressi del giardino) con l’intenzione di visitare la Villa Sen Son Kaku, residenza nobile sicuramente molto interessante per la raffinatezza degli interni ma purtroppo è giorno di chiusura (mercoledì) e rimaniamo a bocca asciutta.

Punto di ritrovo imprescindibile di Kanazawa è il mercato coperto Omicho, che vende pesce fresco ma che è anche pieno di ristoranti. Qui pare che il sushi sia imperdibile, vedi il ristorante Mori Mori Sushi ma le code di attesa sono estenuanti (di contro alcuni locali sono totalmente deserti).

Il quartiere delle geishe più esteso di Kanazawa è il Higashi Chaya e si trova nella zona di Higashiyama, vicino al fiume Asano. Dai piccoli manifesti appesi su alcune pareti pare che in alcune serate le geishe si esibiscano nei loro spettacoli. Qui non ci sono locali e la sera non c è vita se non turisti curiosi che si aggirano fra i vicoletti come noi.

Quartiere Higashi Chaya

Pernottamento: Vacational Rental Sunny Heighs.

DAY 12: ISOLA DI SADO 

Nel pianificare il viaggio mesi e mesi prima ci siamo imbattuti nella descrizione di questa isola dalla forma ad X ‘diagonale’ che si trova oltre la costa occidentale del Giappone. Ci hanno affascinato le immagini della natura selvaggia ma soprattutto l’idea che fosse un luogo di turismo locale, dove entrare in contatto con abitudini lontane da ogni schema occidentale. L’isola è conosciuta per la celebrazione della terra, tre giorni di musica incentrata sui tradizionali tamburi giapponesi ‘taiko’ che ha luogo in agosto. Noi non ci capitiamo in quei giorni di sicura vibrante vitalità, e sperimentiamo una tranquilla atmosfera un po’ sonnolente dell’isola che comunque ci ammalia. Per l’esplorazione dell’isola è abbastanza indispensabile l’auto (prenotata con Times Car Rental).

Prendiamo il traghetto a Niigata, dove siamo arrivati in treno (autobus pubblici fanno servizio dalla stazione al porto, durata circa 15-20 minuti), sul sito https://www.sadokisen.co.jp/en/timetables/ tutti gli orari su traghetti più o meno veloci. Arriviamo al porto di Ryotsu, al centro dell’isola, ritiriamo l’auto prenotata con Times Rental Car e cominciamo subito l’esplorazione della parte nord.  Raggiungiamo la punta in alto, Futatsugame Beach, uno scenografico sperone di roccia nel mare collegato da una stretta lingua di terra a resto dell’isola.

Futatsugame Beach

Il luogo è molto affascinante, la luce del tardo pomeriggio rende la natura ancora più poetica, ma di bagnanti non ce ne sono poi tanti: forse i numerosi scalini per scendere e la prospettiva di risalirli con il caldo afoso deve aver fatto desistere molti di loro. Non noi che ci concediamo un bagno e sfruttiamo la salita per asciugarci!

Risaliamo in macchina e percorriamo la costa occidentale, dove ogni tanto il paesaggi ci ricorda l’Irlanda, un bel verde brillante e un mare dal colore profondo.

Pernottamento: Guest House Hanaya, nella punta a sud est, casa tradizionale un po’ ostello con bagni in comune.

DAY 13: ISOLA DI SADO

Siamo nella zona di Ogi port, a sud, sperimentiamo subito le barche-vasche da bagno tipiche dell’isola. Si tratta di piccolissime imbarcazioni grandi come una tinozza dove ci si sta in due oltre al rematore. Nella punta sud si concentrano almeno tre ‘barcaioli’, noi scegliamo quelle di Yajima, facilmente riconoscibili perché il giro avviene nei pressi di un ponticello rosso molto scenografico.

Sado boats Yajima

Il giro dura un quarto d’ora ma è sufficiente per provare l’esperienza. Ci spostiamo poi nell’area vulcanica di Shukunegi (dove c’è un atro barcaiolo di tinozze) un paesaggio ‘marziano’ di terra bruciata direttamente sul mare. Li vicino si trova un villaggio tradizionale di pescatori con case tipiche in legno scuro.

Villaggio di pescatori

Sempre in zona scorgiamo ai piedi delle colline una grande statua di Buddha e ci fermiamo a curiosare. Risaliamo l’isola, facciamo una sosta alla Shizume Bugyo-G uno quarcio nella roccia a picco sul mare con un masso in apparente equilibrio precario che merita uno scatto. Arriviamo poi alla Gold Mine, una delle attrattive più significative per conoscere la storia dell’isola visto che fu strettamente legata con la ricerca dell’oro e dell’argento. L’isola di Sado che ha una dimensione di 855 chilometri quadrati, vanta di circa 400 km di gallerie minerarie e l’area oggi visitabile è corredata da manichini meccanici che illustrano tutte le fasi dell’attività estrattiva.

Concludiamo la giornata con una tappa, trovata per caso, al tempio abbandonato Sesoi immerso nel verde con un fascino che solo gli amante del genere possono apprezzare.

Pernottamento: Guest House Hanaya

DAY 14: ISOLA DI SADO – TSURUOKA

Abbiamo ancora la mattinata a disposizione sull’isola e la dedichiamo per risalire la costa orientale facendo qualche tappa ogni volta che ci si trova di fronte a qualche roccia dalla forma strana o qualche torii sul mare. Ci avventuriamo anche un po’ all’interno per cercare qualche cascata trovata nei depliant recuperati nell’ufficio turistico ma abbiamo vagato ma non ne valeva troppo la pena.

Intorno alle 12,30 prendiamo il traghetto per rientrare a Niigata. Da qui prendiamo subito il treno per Tsuruoka, cittadina di appoggio per l’escursione alle Tre Montagne Sacre di Dewa.

Pernottamento: Hotel Route-Inn Tsuruoka Ekimae a 400 m dalla stazione e soprattutto dallo Small, la stazione degli autobus da dove partire per le montagne sacre (attenzione a non confondere-come ho fatto io – con il el Route-Inn Tsuruoka Inter che è più fuori quindi scomodo al nostro scopo). L’albergo ci ha consentito di lasciare i bagagli e ritirarli due giorni dopo, al rientro della camminata sulle Dewa Mountains.

DAY 15 – DAY 16: TRE MONTAGNE SACRE DI DEWA 

Due giorni per percorrere il pellegrinaggio sulle tre montagne sacre di Dewa, qui il LINK con l’articolo dedicato con storia e cultura dei luoghi nonché info pratiche per organizzare il giro

DAY 17 – DAY 19: ZONA DEI CINQUE LAGHI DEL FUJI

Dopo il trekking sulle montagne di Dewa ritorniamo verso Tokyo per una tappa di pernottamento prima di spostarci nell’area dei cinque laghi ai piedi del Fuji che permettono meravigliose viste sul monte più sacro del Giappone, ecco l’articolo dedicato a questo LINK

Il Fuji visto dalla Pagoda Chureito

DAY 20 – DAY 22: TOKYO

Gli ultimi giorni del viaggio li dedichiamo a Tokyo, un impatto esorbitante rispetto al resto del viaggio.  Essendoci già stati nel corso del viaggio precedente, ripercorriamo in parte ciò che avevano già visitato: il tempio Senso-ji, il parco Ueno, il giardino Karakuen, il Santuario Meiji, il Kanda Temple, un giro per il quartiere Harajuku, un salto a Shibuja a salutare Hachiko e ad assistere nuovamente allo ‘scramble’ allo scattare dei semafori pedonali (con la nuova terrazza Shibuya Sky per vedere il formicaio dall’alto – da prenotare).. Facciamo nuovamente una puntata nella zona di Odaiba per rivedere la statua della libertà ‘farlocca’ e per assistere alle trasformazioni di Gundam (nel 2016 non c’era!). Una cosa particolare è l’assistere agli allenamenti di sumo presso la palestra Araisho Beja sumo stable, in pratica una sala con un’ampia vetrata davanti alla quale è possibile radunarsi in strada per sbirciare le loro pratiche.

Ma Tokyo è il regno dell’eccesso, della stravaganza..non va solo visitata, non bisogna perdersi l’occasione di ‘fare quello che fanno loro’, entrando nei negozi multipiano specializzati in manga, in elettronica, in cose inutili, in sedili per i water super tecnologici.

Nel pianeta delle assurdità facciamo l’esperienza del Maid Cafè, locali nati per appassionati di anime e manga con cameriere bamboline (ma in stile ‘da famiglia’ niente di volgare) consumazioni a forma di pupazzo (gelato bunny, panda e compagnia cantante) accompagnati da gadget e foto con la cameriera preferita: il tutto diciamolo a caro prezzo. Noi siamo stati nella catena ‘Maidreamin’ del quartiere Akibahara, abbiamo preso il menù con gelato e ci abbiamo lasciato giù quasi 50 euro in due, per tornare a casa con orecchie da coniglio, foto con la maid con tanto di cuori con le mani e versetti da candy candy. Proibito far foto al locale e alle girls, per farci le foto tra noi abbiamo chiesto il permesso, che ci è stato accordato sotto sorveglianza. Gli altre avventori erano una famiglia con bambini, due amiche teen-ager, un ragazzino da solo..insomma di tutto un po’. Da provare per chiedersi ma come cavolo si divertono sti giapponesi.

Spendere per spendere nella stessa giornata assaggiamo la carne di Kobe (presso il ristorante Zessan) obiettivamente buonissima ma ovviamente carissima (diciamo che poi siamo andati a completare il pranzo da un’altra parte per riempirci senza svuotare il conto corrente).

Pernottamento: abbiamo optato per la catena Hotel APA, ce ne sono tantissimi, qualità standard camere piccolissime ma funzionali, buon rapporto qualità prezzo e presenza di onsen.

Per un viaggio più classico da ‘prima volta’ qui il LINK al mio viaggio del 2016

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