POLONIA: DA VARSAVIA A DANZICA SULLE RIVE DEL BALTICO

di Francesca Orioli
Aprile 2018

Viaggio di 8 giorni toccando Varsavia, Lodz, Torun, Danzica, il Parco Nazionale dello Slowinski e il castello di Malbork

GIORNO 1: LODZ

Il nostro giro nella Polonia centro-settentrionale parte da Varsavia dove atterriamo all’aeroporto Chopin e ritiriamo la macchina a noleggio. La visita alla capitale polacca però la lasciamo per gli ultimi giorni del viaggio e ci spostiamo subito a Lodz, una città a 140 km a sud-ovest di Varsavia. L’abbiamo scoperta per caso leggendo un articolo pochi giorni prima di partire che ci ha acceso una lampadina di curiosità: la città è disseminata di fabbriche, case operaie e ville dei padroni ereditate dal glorioso passato ottocentesco durante il quale Lodz era il maggior polo di produzione tessile di tutto l’impero russo. Oggi queste strutture sono in via di riqualificazione e danno alla città un carattere davvero particolare. Superbo esempio di riconversione è la Manufaktura, enorme ex fabbrica in mattoni rossi all’epoca organizzata come una piccola città ora trasformata in centro commerciale (gps: Drewnowska 58, 91-002 Łódź). Da vedere anche Willa Josefa Richtera e Willa Reinholda (gps per entrambe-sono vicine: Willa Reinholda Richtera, Ks. Harcmistrza Ignacego Skorupki, Łódź) e il quartiere del ‘Mulino del prete‘ – Ksiezy Mlyn (gps: Księdza Biskupa Wincentego Tymienieckiego, Łódź).
Non perdetevi una vasca lungo la lunghissima via Piotrkowska, animata da locali, negozi, statue in bronzo e dalle stelle della Walk of Fame del cinema polacco.

Lodz Manufaktura

In serata ci trasferiamo a Torun, a 180 km a nord-ovest di Lodz.
Pernottamento: Apartament Mikołajek Stare Miasto, appartamento molto carino, funzionale, con parcheggio privato e vicino al centro. Per i primi giorni di vacanza non ho consigli sul cibo perché era tutto chiuso per Pasqua e si puntava alla sopravvivenza.

GIORNO 2: TORUN

Torun è una delle città più antiche della Polonia con un centro rimasto pressoché indenne alle guerre ed è la città natale di Niccolò Copernico.
Il centro storico – Stare Miasto – si gira comodamente a piedi: la piazza del mercato, le chiese di San Giacomo e di San Giovanni, la casa di Copernico, la Leaning Tower (torre pendente) e i resti del castello dei Cavalieri Teutonici. Le merlate a triangolo e gli archi rimasti del castello sono molto scenografici e merita farci un salto anche alla sera perché è ben illuminato e suggestivo. Buttate un occhio anche Baj Pomorski Theatre in via Piernikarska 9, con una particolare facciata in legno.

Torun il castello dei cavalieri teutonici

Dietro la Leaning Tower, vicino ad un hotel con spa, parte la camminata che porta al di là del fiume. Alla fine del ponte c’è un sentiero: a destra si va alle rovine del castello di Dybowsky (niente di che, tenute anche piuttosto male) a sinistra si arriva ad un punto panoramico per la veduta d’insieme del centro storico, che, anche da qui, merita uno scatto.

Sito su tutte le attrattive in inglese www.visittorun.pl/

Torun

A metà pomeriggio ci spostiamo a Ciechochinek, 24 km da Torun, dove si trovano le torri di gradazione salina. Si tratta di tre immense strutture in legno, le teznie, che prelevano il sale dal terreno e lo convogliano su canali di raccolta. Ogni teznia, in legno di quercia e pino, è ricoperta da rami di prugnolo selvatico che nebulizzano l’aria rendendo il luogo ideale per la cura di determinate malattie. Sono curiose da vedere e da fotografare e una passeggiata li intorno certo male non fa. C’è anche la possibilità di fare inalazioni in grotta dentro le strutture in legno.

Ciechochinek Torri di gradazione salina

Pernottamento a Torun: Apartament Mikołajek Stare Miasto

GIORNO 3: CASA CAPOVOLTA SZYMBARK-DANZICA

Puntiamo verso la Casa Capovolta di Szymbark, 180 km a nord di Torun. Ci immergiamo nella regione della Kaszubia anche per colpa del navigatore che, scegliendo il percorso più breve, ci fa passare in mezzo ai boschi di strade assurde (c’è invece una strada molto comoda per arrivare). La Szymbark è una vera e propria casa rovesciata, con il tetto in basso e le fondamenta in alto, all’interno poltrone, divani, porte, finestre e televisori ci piombano dall’alto e camminare tra le piccole stanze ci dà un pò di voltastomaco. Il senso di smarrimento che si prova è quanto l’artista voleva trasmetterci come proiezione dell’incertezza e confusione dell’era moderna. La Upside Down House si trova all’interno di un piccolo parco di educazione e promozione della regione, con la ricostruzione di alcuni elementi caratteristici della storia della Kaszubia. La visita di tutto, casa compresa, dura al massimo un’oretta, purtroppo le spiegazioni sono tutte in polacco.

Szymbark la casa capovolta

Partiamo poi per Danzica, Gdansk in polacco, percorriamo 40 km dalla casa capovolta. Me ne innamoro a prima vista e più la scopro più mi piace. Il centro storico è raccolto, già con poco più di mezza giornata ci siamo fatti una bella idea della città, in due giorni siamo riusciti a visitare buona parte delle principali attrattive.

Arrivati in città ci facciamo affascinare dal Grande Mulino (Młyńska), dal Piccolo Mulino (Mały Młyn) e dalla chiesa di Santa Katerina, una delle più antiche di Danzica in cui si vedono all’interno porzioni di muro resistite ai bombardamenti. Appena dietro c’è la chiesa di Santa Brigida, luogo di riunioni negli anni 80 del movimento Solidarnosc, che approfondiremo nel corso della nostra permanenza.

Ci inoltriamo nel centro storico – Stare Miasto. Visto il bel sole (e le pessime previsioni per il giorno dopo) affrontiamo subito i 409 scalini del campanile della cattedrale di Santa Maria per ammirare la città dall’alto: solo i primi 120 gradini sono stretti e a chiocciola, poi la pianta larga della torre campanaria permette gradini larghi (e numerati per non perdere il conto). Da lassù il colpo d’occhio si posa sulla dualità della città: sotto ai piedi case eleganti, alte e strette ricordano un po’ Amsterdam, con facciate variegate e pluri-decorate, all’orizzonte invece cantieri navali, alieni bislacchi che tanto hanno contribuito alla storia della città.

Danzica – vista dal campanile della cattedrale

Percorriamo la via Dluga, la piazza del mercato fino alla Porta Verde che immette sul lungofiume della Motlava. Ci facciamo affascinare dalla via Mariacka che è davvero unica: ogni ingresso poggia su un piccolo terrazzino appena sopraelevato rispetto alla strada, ognuno rigorosamente diverso dall’altro. Tutta la via è tempestata di negozietti di gioielli d’ambra. Sulla banchina del lungofiume partono le barche turistiche per le escursioni alla Westerplatte, la striscia di terra a nord della città orientata verso il Mar Baltico. Qui era installata la base militare polacca attaccata dall’esercito di Hitler che puntava a conquistare il famoso “corridoio di Danzica” e riunire la Germania alla Prussia. Era il 1° settembre 1939, la Seconda Guerra Mondiale è iniziata a Danzica.

Per le gite in battello o galeone, lungo la banchina sono esposti gli orari o sono visibili sui siti

https://www.zegluga.pl/cruise-gdansk-westerplatte

http://www.perlalew.pl/index_en.php

Il simbolo di Danzica è la Gru, un enorme marchingegno in legno che serviva per caricare e scaricare le navi. Era la più grande macchina portuaria del medioevo, ricostruita nel quattrocento a seguito di un incendio. Mettendoci il naso sotto si possono vedere i meccanismi.

Danzica lungo la Motlawa e la Gru, simbolo della città

Ma accanto alla nobile Gru medievale e alle operaie gru dei cantieri navali, a Danzica sono disseminate anche gru dei cantieri edili: è una città in evoluzione e ricostruzione. La città si è risollevata dalla devastazione della guerra ricostruendo fedelmente il centro storico grazie a dipinti, fotografie e documenti storici e ora sta continuando ad ingentilirsi ed impreziosirsi.

Cena: Gdanski Bouke, carne e pesce lungo la riva della Motlawa

Pernottamento: Apartamenty Sun&Snow Chmielna Park, bell’appartamento a 900 metri dalla piazza del mercato (materasso però non molto comodo e assenza di tende oscuranti).

GIORNO 4: DANZICA-SOPOT-GDYNIA

Ritorniamo in centro per riassaporare tutti le meraviglie viste il giorno prima, soffermandoci sulla bella Porta Verde e sulla meno affascinante Porta d’Oro, sui motivi decorativi delle case, sulle statue in cima ai tetti, sulla Fontana del Nettuno. Purtroppo non si può visitare il palazzo Dwór Artusa, chiuso per restauri. Non mi perdo una vetrina di gioiellerie di ambra, l’oro del baltico: mi ero ripromessa di farmi un regalo ma sinceramente  tra collane con pendenti esagerati o monili senza troppo design non riesco a trovare un gioiello che mi piaccia. Ma è una questione di gusti.

Prendiamo la macchina e andiamo un po’ fuori dal centro per visitare la cattedrale di Oliwa che custodisce uno degli organi più grandi al mondo. Tutti i giorni sono previsti concerti, negli orari indicati del sito ufficiale (http://www.archikatedraoliwa.pl/muzyka-organowa-4218#1 con l’aiuto di google translate o di amici che conoscono il polacco) ma ci troviamo un cartello che ci informa della sospensione per qualche giorno, così ce lo siamo perso. Peccato, tutte le recensioni lo danno per emozionante e vista la dimensione credo sia proprio vero.

La cattedrale di Oliwa è già praticamente a Sopot, la cittadina di mare confinante con Danzica. Proseguiamo di qualche km, facciamo due passi in centro per  vedere la Krzywy Domek, una casa un po’ strana e in spiaggia a fare amicizia con i cigni nel mare. Raggiungiamo anche Gdynia, che insieme a Danzica e Sopot forma la ‘Triplice Città’ del Baltico, facciamo una passeggiata lungo il Molo Nord dove si trovano un cacciotorpediere usato nella Seconda guerra mondiale e Dar Pomorza, un veliero a tre alberi, ex nave scuola militare.

Krzywy Domek – Sopot

Cena: Karczma Polska Zagroda a Sopot, pierogi (ravioloni tipici) galattici e locale davvero bizzarro tra reti da pesca e pelli di pecora.

GIORNO 5: PARCO SLOWINSKI

Gita fuori porta al parco Slowinski, a circa 110 km a nord-ovest di Danzica. E’ un paesaggio di dune di sabbia a ridosso del Baltico. Chi lo definisce il Sahara europeo esagera parecchio ma una passeggiata con vista dall’alto sull’oceano in una giornata di sole è un vero toccasana. I sentieri partono dalla cittadina di Leba e da Czolpino. L’ingresso al parco sarebbe a pagamento ma ad aprile le casse erano chiuse e l’ingresso gratuito. A Leba si possono noleggiare le biciclette per raggiungere l’inizio  delle dune per poi proseguire a piedi: sempre considerando la bassa stagione, noi ci siamo rivolti al Visitor Center (all’ingresso di Leba) che ha chiamato il noleggiatore per fornirci le bici. Dopo una bella escursione di qualche ora abbiamo ripreso la macchina fino a Czolpino e seguito un sentiero a piedo di circa 8 chilometri tra dune, spiaggia e faro. Il bel sole e un po’ di caldo hanno reso la giornata davvero molto piacevole.

Un articolo dedicato QUI

Le dune del Parco Slowinsky

GIORNO 6: DANZICA-MALBORK

Al mattino ancora qualche foto sul lungofiume della nostra amata Danzica poi ci spostiamo al Centro Europeo Solidarnosc: il museo ripercorre gli eventi conseguenti agli scioperi ai cantieri navali dell’agosto 1980 che hanno contribuito a portare al centro dell’attenzione i diritti dei lavoratori e che hanno dato luce al movimento Solidarnosc. Esposizione interessantissima e veramente ben organizzata. Anche la location è grandiosa: un palazzo modernissimo incluso nell’area dell’ex cantiere navale ‘Gdansk-Lenin’ teatro delle vicende. Per la visita, con audio guida dotata localizzatore (anche in italiano) servono circa due ore.

Ci spostiamo poi a Malbork (65 km da Danzica) per visitare il castello dei Cavalieri Teutonici, il più grande castello in mattoni al mondo. E’ molto suggestivo, la guida (sempre con localizzatore e in italiano) è fin troppo pedante ma il complesso è davvero meritevole. Attenzione che chiude alle ore 15. Noi abbiamo pernottato a Malbork con l’intenzione di fotografare il castello in notturna: pessima idea. Malbork vive sul castello, dopo la chiusura tutto si ferma e la maggior parte dei pochi ristoranti chiude alle 17. E il castello non è neppure ben illuminato. Scappate.

Malbork, il castello dei Cavalieri Teutonici

Pernottamento: Hotel Elmar, carino e proprio davanti al castello, dall’altra sponda del fiume.

GIORNO 7: VARSAVIA

Partiamo presto da Malbork per Varsavia (400 km con l’autostrada, oppure meno con strade normali – l’autostrada è a pagamento solo per un tratto, 25 zloty). Puntiamo verso il Museo dell’Insurrezione, tappa obbligatoria per entrare nella storia di questa travagliata città. La location è una vecchia centrale elettrica sopravvissuta alle devastazioni della guerra, all’interno sono disposti reperti, immagini e suoni che, grazie all’audio guida, offrono lo spunto per raccontare la storia della rivolta dei varsaviani contro l’occupazione tedesca nel 1944. L’esposizione ripercorre i giorni dal 1°agosto al 2 ottobre, dall’attacco degli insorti alle devastanti rappresaglie tedesche, agli ordini di distruzione totale della città e dei suoi abitanti da parte di Himmler, al mancato appoggio dell’Armata Rossa fino alla resa dell’eroica città, massacrata dal nemico e abbandonata dal presunto alleato. I racconti sono molto dettagliati, forse anche troppo perché confidano sul mantenimento costante dell’attenzione dello spettatore, però non si può negare che l’esposizione sia ben fatta, con angoli interattivi, come i telefoni per ascoltare le testimonianze dei veterani, un passaggio in un tunnel per imprimere la mente le vie fognarie usate come rifugi o vie di comunicazione dagli insorti, foglietti-calendario da raccogliere per commemorare ogni giorno della battaglia. Lo spazio espositivo è attraversato da un’enorme stele in acciaio solcata da proiettili e che reca le date dei principali avvenimenti. Considerate un minimo sindacale di 2 ore per la visita, ma ce ne vogliono di più per ascoltare tutto.

Nel pomeriggio proviamo a ripercorrere le testimonianze del ghetto ebraico nella città, sfruttando il bike sharing ((indicazioni più sotto): andiamo alla scoperta di pezzi di muro, ma sono davvero pochi e non indicati come quello all’interno di un cortile in Ulrica Sienna 55/59 o alle scritte sull’asfalto che riportano il confine del ghetto. Andiamo a vedere il Palazzo della Cultura e della Scienza, “regalo dell’Unione Sovietica al popolo polacco’ definito ‘il mostro’. A me in realtà piace moltissimo e incastonato fra palazzi moderni ne esce una bella foto. Non vale molto la pena invece salire sulla terrazza al 30° piano, la vista della città dall’alto non l’ho trovata propriamente affascinante. Di sotto invece c’è un tourist center che può venire utile.

Varsavia il Palazzo della Cultura e della Scienza

Andiamo a vedere anche il Monumento agli eroi del Ghetto e il Monumento all’Insurrezione.

Pernottamento: Ibis Stare Miasto

Pranzo: Czerwony Wieprz – Al porco rosso (ul. Zelazna 68), vale molto la pena il locale in stile comunista e la lettura del menu con piatti dai nomi curiosi, più che il cibo in sé che comunque non è male anche se caro rispetto ai prezzi medi.

Cena: Zapiececk è una catena che propone fantastici pierogi che possono essere mixati tra i vari gusti (salmone, carne, lenticchie, formaggio etc..) con prezzi onesti. 

GIORNO 8: VARSAVIA

Andiamo in centro, prendiamo le biciclette dalla rastrelliera proprio di fianco al nostro albergo (ci sono tantissimi punti di raccolta e rilascio in tutta la città, visibili dall’app di Veturilo). Passeggiamo nello Stare Miasto, la parte vecchia di Varsavia che, come Danzica, è stato completamente ma fedelmente ricostruito dopo le devastazioni della guerra. Partiamo dal Barbacane, la struttura difensiva che proteggeva l’ingresso alla città, raggiungiamo la piazza del Mercato per poi iniziare la Via Reale, una strada lunga 4 km molto viva e animata. Ci soffermiamo alla chiesa di Santa Anna e a quella di Santa Croce. Riprendiamo le bici e ci avventuriamo nel quartiere Praga, al di là della Vistola. Appena passato il fiume una scena tristissima: un povero orso dell’adiacente zoo è relegato in una piccola area alla mercè degli sguardi di turisti o genitori poco ‘responsabili’. Più avanti la chiesa ortodossa di Santa Maria Maddalena, sulla aleja Solidarności 52 merita una visita. Procediamo verso la ex fabbrica di vodka Koneser ma purtroppo la troviamo in ristrutturazione ed è tutta impachettata. Percorriamo la via Ząbkowska, visitiamo la cattedrale San Michele Arcangelo e San Floriano proprio di fronte al parco dove si trova lo zoo. Da qui, prendiamo il tram per la residenza di Wilanow, e dopo un viaggio un po’ lunghetto ci ritroviamo l’ingresso già chiuso: avevamo sbagliato a segnarci gli orari di apertura. E’ possibile visitare i giardini, ma visto il viaggio per arrivarci posso dire che non ne è valsa la pena. Riprendiamo i mezzi verso il parco Lazienki, il più grande della città. Con le bici ci avviciniamo alla strada reale e la percorriamo a piedi fino al centro: la via è animatissima, piena di localini, negozi e vita mondana. A noi è molto piaciuto il ‘Secret Garden’ un cortile interno pieno di locali un po’ alternativi all’altezza della ulica Nowi Swiat n.26 (è il tratto centrale della Via Reale che inizia dal centro con il nome di Krakowskie Przedmieście, poi diventa Nowy Świat e termina con Ujazdów al parco Laziesky, da tener presente che i numeri civici partono dalla periferia e non dal centro).

Varsavia Stare Miasto – il centro storico

A conclusione della nostra bellissima vacanza alla scoperta della Polonia ci facciamo un bel piatto di sostanziosi pierogi e a malincuore ci dirigiamo verso l’aeroporto, felici di aver scoperto un’altra piccola porzione di mondo.

Muoversi a Varsavia: mezzi e bike sharing: E’ sconsiglia la macchina, c’è traffico e i parcheggi sono sempre a pagamento. Molto valido il bike sharing, molta resa con pochissima spesa: sito https://www.veturilo.waw.pl/en/, le bici sono un po’ scassate ma la il costo è davvero molto basso – noi abbiamo avuto qualche difficoltà con la registrazione della carta di credito, ci siamo rivolti all’ufficio di informazione turistica sotto il palazzo della Scienza e della Cultura che ha provveduto a chiamare il gestore e insieme al telefono abbiamo sbloccato la situazione e attivato l’account).

Il sistema di autobus e tram è molto efficiente, per individuare i percorsi noi abbiamo utilizzato l’app Moovit, è consigliata anche l’app Jakdojade. Entrambe sono utili anche per il tragitto da/per l’aeroporto, che dista solo 8 km.

Una nota sul cambio: inutile dire che in aeroporto il cambio è sempre sfavorevole, ma allo Chopin ci è sembrato proprio un furto (a fronte di una media in tutte le città di 4,15 in aeroporto era a 3,60).  

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