PARADISO AUSTRALIANO: FRASER ISLAND

di Francesca Orioli
Agosto 2011

Fraser Island è un paradiso, come indica il suo nome originale in lingua aborigena”K’gari”. Fraser Island è un concentrato di paesaggi diversi: acqua dolce, acqua salata, sabbia e foresta pluviale convivono in armonia ed equilibrio. Fraser Island è soprattutto natura selvaggia ma ha una storia interessante da raccontare.

E’ l’isola di sabbia più grande al mondo, si trova a 350 km a nord di Brisbane, nell’Australia centro-orientale, è lunga 170 km, larga al massimo 25 km e vi si accede con i traghetti da Hervey Bay o Inskip Point (Rainbow Beach). Non ci sono strade asfaltate, la si percorre in fuoristrada, in autonomia o appoggiandosi ad agenzie locali. Vale la pena trascorrervi almeno due giorni perché di meraviglie da vedere ce ne sono tante.

L’isola è un susseguirsi di laghi che si sono originati con le piogge tra le dune. La sabbia si alterna tra l’ocra e il bianco accecante della silice; l’acqua dei laghi varia dal cristallino al verde fondo di bottiglia. E non mancano le acque termali, i ruscelli e il tripudio di felci.

Si può partire dal Lake Wabby, con un acqua verde smeraldo che contrasta con l’ocra delle dune che lo circondano. Bagno decisamente consigliato.

Rimanendo sui laghi, numerosissimi sull’isola, ma cambiando i colori, un pediluvio nelle acque cristalline del Lake McKenzie non ce lo toglie nessuno. Qui la sabbia è di silice purissima, quindi di un bianco accecante, l’acqua a riva trasparente raggiunge il turchese e il blu. Il paradiso nell’immaginario degli aborigeni ha le stesse connotazioni che da noi, tutto il mondo è paese anche se siamo all’altro capo del mondo.

Lake McKenzie

Immergiamoci poi nella foresta pluviale, un percorso che si snoda attorno a Central Station, nella zona centro-meridionale dell’isola, non troppo distante da Eurong, unico centro abitato dell’isola. Alberi altissimi con radici quasi mostruose che vanno a pescare l’acqua tra la sabbia. E felci, di ogni foggia e dimensione, in quantità.

Come non concedersi una benefica passeggiata nei limpidi ruscelli che attraversano l’isola lungo il Wanggoolba Creek, intorno all’area Central Station o l’Eli Creek sulla costa orientale. E continuare i trattamenti wellness nelle Champagne Pools, piscine naturali racchiuse in scogli di roccia vulcanica alimentate dall’acqua dell’oceano che emergono con la bassa marea.

Raggiungiamo Indian Head il punto più orientale dell’isola: dall’alto delle rocce la vista spazia su un panorama paradisiaco e si possono vedere razze, delfini, e se si è fortunati pure tartarughe e squali nuotare nell’oceano.

Le tartarughe abitano il piccolo lago Allom, più difficile da raggiungere ma tranquillo e piacevole. In questa variopinta lingua di terra non mancano le formazioni rocciose curiose: pinnacoli di roccia ocra e crema e la Cathedral Beach, colori caldi che si stagliano nel verde della vegetazione.

Chiaramente, neanche a dirlo, i tramonti sono fuori di testa.

Da non perdere, prima di accedere all’isola o mentre la si lascia, un’escursione per l’avvistamento delle balene, che qui sono talmente grandi da chiamarsi megattere.

 

E gli abitanti dell’isola? Fraser è l’habitat dei ‘dingo’ della razza più pura. Con il loro aspetto quasi da cane domestico, i ‘canis lupus dingo’ possono in realtà essere molto pericolosi. Ma ricordiamoci che loro sono nel loro ambiente naturale, siamo noi gli ospiti: assolutamente proibito dar loro cibo per non squilibrare il naturale ecosistema. La specie è protetta e monitorata: ai turisti vengono imposte regole ferree di comportamento per non alterare il loro naturale ecosistema e generare reazioni aggressive negli animali. Fotografateli rimanendo in auto, attirare la loro attenzione è illegale.

La storia di Fraser Island è legata ai naufragi.

In primis a quello avvenuto nel 1935 alla nave da crociera Maheno Shipwreck arenata sulla costa orientale dell’isola a seguito di un ciclone mentre stava per essere trainata in Giappone per il suo smantellamento. Sarebbe stato comunque il suo ultimo viaggio, così ha avuto sicuramente una fine più dignitosa e ora, con il suo affascinate ammasso di ruggine è una fotogenica attrazione per i turisti.

L’anno dopo, nel 1936, fu la volta della nave Stirling Castle in viaggio da Sydney a Singapore che si arenò; i coniugi Fraser sopravvissero al naufragio ma il capitano Fraser venne catturato e ucciso dagli aborigeni. Il periodo della colonizzazione era già iniziato da una cinquantina d’anni, gli europei volevano conquistare nuove terre e in quel frangente gli aborigeni ebbero la meglio. Solo in quel frangente e in pochi altri: la storia ci ha insegnato chi furono i vincitori, oltre a comprenderlo dal nome che venne dato all’isola come onoreficenza. Dal 1840 infatti gli europei riuscirono a prevaricare sulle popolazioni aborigene di Fraser grazie alle armi da fuoco, alla diffusione di nuove malattie e alla mancanza di cibo. Già nel 1890 gli aborigeni, ridotti a poco più di 300 persone, furono confinati in missioni del Queesland. Sarebbe meglio continuare a chiamare l’isola K’gari, in Fraser di onore non c’è proprio nulla.

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