MILANO: DIALOGO CON I MURI DELL’ORTICA

di Francesca Orioli
Dicembre 2021

A Milano c’è un paese dentro la grande città, un quartiere con una storia di tutto rispetto che guarda indietro fino al medioevo, un rione che ha avuto un ruolo da protagonista nella rivoluzione industriale e che ora è sul trampolino di lancio verso la riqualificazione urbana attraverso l’arte. E’ l’Ortica – ex prima periferia est di Milano, ora parte integrante di una città in trasformazione. Non manca nulla all’Ortica, andiamo a scoprirla insieme.

Niente di urticante perché Ortica deriva da ‘orti’ – elementi campestri che hanno svolto un’azione lenitiva tra vicende umane differenti portando esempi di aggregazione e solidarietà.

La storia del quartiere risale ai tempi dell’assedio di Milano da parte delle truppe di Federico Barbarossa: siamo nel 1162 quando l’imperatore mise a ferro e fuoco Milano, alcuni cittadini trovarono rifugio e nuova vita in una zona di campagna ad est della città, dove i contadini si rivelarono molto accoglienti verso i profughi in fuga dalla città. Tutta l’area era coltivata ad orti favoriti dalla vicinanza del fiume Lambro – che sicuramente all’epoca sfoggiava acque cristalline – e l’agricoltura divenne fonte di lavoro e sostentamento per i nuovi abitanti. Prova di come sono andate le cose è un graffito rinvenuto nella chiesetta dei SS. Faustino e Giovita – la piccola cappella che ci accoglie all’ingresso del quartiere – rappresentante umani nell’atto di nutrirsi ma con lo sguardo rivolto verso una porta della città,  atto di ringraziamento degli esiliati verso gli agricoltori per l’ospitalità e preghiera di poter far ritorno in città. Il piccolo santuario conserva un’altra prova della storia del quartiere: un prezioso affresco datato 1182 della madonna con bambino dipinto come atto di speranza verso il ritorno in città degli esuli, che avvenne proprio a partire dall’anno dopo a seguito della pace di Costanza, quando il Barbarossa fu costretto a riconoscere l’autonomia comunale di Milano. Proprio per  questo affresco propiziatorio la chiesetta venne dedicata alla Madonna delle Grazie.

Ma l’agricoltura fu solo l’inizio: la connotazione agreste rimase per molti secoli ma con l’espansione della città di Milano e lo sviluppo industriale, gli orti lasciarono spazio dapprima alla ferrovia, elemento fondamentale di trasporto e scambio con le città lombarde orientali, poi via via alle industrie produttive. Qui si stabilirono la Richard Ginori e la Innocenti che cambiarono completamente il volto del quartiere convertendo i mestieri degli abitanti: prima contadini, poi ferrovieri e infine operai.

A raccontare la storia del quartiere oggi ci pensano i muri: la rivoluzione post industriale è scritta nei murales che tappezzano le sue vie e le sue case, ormai tratti inconfondibili e caratterizzanti del luogo.

Tutto nacque nel 2015 con un primo murale sotto il cavalcavia Buccari, in occasione del 70° anniversario della Liberazione. Da qui si sviluppò il progetto OR.MEOrtica Memoria – nel 2017 a firma di un collettivo – ideato da una coppia di artisti Wally e Alita – denominato Orticanoodles, con l’ottica di  portare avanti e diffondere ideali di pace, solidarietà, democrazia e antifascismo attraverso la memoria della storia passata. I murales sono concepiti come ‘site specific’ quindi pensati esattamente per quel luogo specifico  e prevedono i molti casi il coinvolgimento degli abitanti – solitamente le scuole superiori – per una qualche fase della loro realizzazione.

Allora gambe in spalle e andiamo a ‘parlare con i muri’ dell’Ortica.

Partiamo dalla piccola chiesetta della Madonna delle Grazie e proseguiamo lungo via Amadeo che poi diventa neanche a dirlo via Ortica: incontriamo i ‘Mille Papaveri Rossi’ un’opera maestosa che ricopre la facciata di un caseggiato e che riassume l’origine agricola del quartiere con il ricordo delle assurde morti in guerra attraverso un livido colore viola che ci mescola ad un rosso coriaceo.Dormi sepolto in un campo di grano, non è una rosa non è un tulipano, che ti fan veglia dall’ombra dei fossi, ma sono mille papaveri rossi”

Proseguiamo avanti per la via Ortica e troviamo il murale dedicato alla connotazione industriale: le fabbriche e le lotte operaie del ‘900. Qui sono rappresentate la Richard Ginori e la Innocenti con la sua Lambretta – il cui nome deriva dal fiume Lambro –  e le lotte per la conquista dei diritti sul lavoro rappresentati dalla sindacalista Teresa Noce, madre lavoratrice e  sindacalista.

Aggiungiamo un po’ di step alla nostra passeggiata e saliamo sul ponte che attraversa la ferrovia: sul manufatto di ferro prosegue la connotazione sociale del quartiere con le installazioni ispirate alle ‘scarpette rosse’ contro la violenza sulle donne. Da quissù si vedono bene anche gli ex capannoni della Richard Ginori ora convertiti in loft di design.

Scendiamo dall’altra parte e ci dirigiamo a destra (ponte all spalle)verso Via Tucidide: qui campeggia il lungo murale di 90 metri dedicato ai grandi campioni dello sport dipinto sulla recinzione esterna del centro sportivo Scarioni.

Ritorniamo verso il ponte e camminiamo verso sinistra (sempre considerando il ponte alle spalle) in via Corelli: qui è dipinto un altro lungo murales dedicato ai rapper  creato in collaborazione con MTV: qui la tecnica degli Orticanoodles di verticalizzare e sfasare i ritratti, che vedremo più avanti, raggiunge  forme quasi astratte.

Ritorniamo su via Ortica e proseguiamo il nostro giro attraversando il sottopasso alla fine della via dove troviamo il murale dedicato alle due guerre mondiali – dipinto nel 2019 come omaggio al centenario della nascita dell’associazione degli Alpini per ‘conoscere al guerra per omaggiare la pace’.

Usciamo dal sottopasso e proseguiamo verso destra in via Cima, qui i muri della ferrovia sono colorati da disegni molto diversi dalle altre opere e ci accorgiamo subito che non fanno parte del progetto OR.ME. Questi spazi sono stati concessi ad altri artisti di strada e sono decorati ‘a bomboletta’ quindi con una tecnica molto diversa dallo ‘spolvero’ utilizzato dagli Orticanoodles che riportano il disegno dai cartoni al muro attraverso tanti piccoli fori sui quali viene tamponata della polvere specifica.

Qui vale un po’ la regola del chi ultimo arriva meglio alloggia, ognuno è libero di scrivere sopra i disegni di altri…in certi casi può essere un peccato: c’è un bellissimo disegno simbolo della fine pandemia ‘c’era una voglia di ballare che faceva luce’…considerando che punto cardine dell’ortica è la famosa ‘balera’ niente di più adeguato.

Arriviamo alle nuove palazzine della SEAO  – Società Edificatrice Abitazioni Operaie – in via Cima 39, inaugurate il 2 giugno del 2021 da Sala, decorate con il murale dedicato alla Ragazza della Repubblica, il volto sorridente di Anna Iberti che si rallegra per l’esito del referendum del 2 giugno 1946.

Torniamo di poco indietro e svoltiamo in via Pitteri: ci troviamo davanti il duomo di Milano straordinariamente destrutturato: cinque dipinti ci portano nella navata centrale, alle sue statue, i suoi pilastri e all’immancabile madonnina in formato condominio. I toni dell’ocra prevalgono, in armonia con i colori dei palazzi.

 

Un po’ più avanti compare una nuova produzione: per rimanere in ‘piazza duomo’ campeggia il bel leone sulla facciata di una palazzina a ricordare il basamento della statua di Vittorio Emanuele II.

 

Proseguendo ci imbattiamo in altri due momenti storici della vita dell’ortica: i rifugi  antiaerei conici della seconda guerra mondiale e, di fronte, l’Istituto dei Martinitt. Qui vale la pena spendere due parole prima di andare a vedere il murale nel cortile. L’istituto fu fondato negli anni ’30 da Girolamo Emiliani con lo scopo di ospitare i bambini orfani e abbandonati: martinitt in milanese fa riferimento proprio alla situazione disagiata dei ragazzini visto che il primo istituto era il ‘San Martino agli Orfani’ in via Manzoni. La missione era proprio quella di ‘insegnare un mestiere’ e nella struttura di Via Pitteri vennero cresciuti quelli che poi si rivelarono alcuni grandi imprenditori del Novecento: Angelo Rizzoli fondatore dell’omonima casa editrice, Edoardo Bianchi produttore di biciclette e Leonardo del Vecchio patron di Luxottica. Oggi l’istituto è un campus artistico, sede di teatro, cinema e laboratori artistici. Ed ecco quindi che qui gli Orticanoodles hanno realizzato un murale dedicato sia agli artisti di tutte le arti (come Ezio Bosso, Roberto Bolle, Federico Fellini, Gae Aulenti)  ma anche a figure impegnate nel sociale (da Gino Strada a Greta Thunberg).

Torniamo sui nostri passi per ammirare il murale dedicato alle grandi donne che hanno fatto la storia del ‘900: prendiamo la via Trentacoste, nell’edificio dell’Istituto Tecnico Pasolini.

Otto volti scelti dalle studentesse della scuola stessa: Camilla Cederna, Alda Merini, Ersilia Majno, Alessandra Ravizza, Anna Kuliscioff, Antonia Pozzi, Maria Maddalena Rossi e Liliana Segre. Donne di diversa estrazione sociale, cultura e formazione accomunate dall’aver fatto emergere il ruolo della donna, favorendo la consapevolezza del loro essere non secondario o complementare rispetto agli uomini ma rivendicando il diritto di scelta nella propria vita famigliare e lavorativa.

In fondo alla via Trentacoste attraversiamo un ulteriore sottopasso quello tra via San Faustino e via Rosso di San Secondo, anch’esso ‘sfruttato’ per diffondere un messaggio sociale. E’ il murale ‘Siamo tutti Umani’ dedicato al fenomeno dell’immigrazione di ogni epoca: dagli italiani in America allo sguardo disperato dei bambini di oggi che arrivano sulle nostre coste. Un forte urlo contro il razzismo colorato di rosso bianco e blu.

All’uscita del sottopasso ci attendono altri due murales che riprendono i colori sul verde e sul rosso mattone dei palazzi che ci troviamo davanti. Sono fra i murales più vecchi del quartiere e fra i primi ritratti verticalizzati e sfalsati. A destra l’inno alla legalità: dipinti in verde speranza figure simbolo della lotta contro la mafia, terrorismo e ogni sopruso e sopraffazione in generale – da Giorgio Ambrosoli a Tina Anselmi e Walter Tobagi. Il murale porta i segni di varie vandalizzazioni, che si sono volute mantenere e rendere visibili proprio in nome della memoria.

Guardando dal lato opposto del ponte troviamo invece il murale dedicato alla canzone popolare milanese: cantanti, cantautori e uomini i teatro sui toni purpurei come la Vanoni, Gaber, Jannacci, Strehler e Dario Fo ci ricordano le performance che hanno raccontato e musicato la vita milanese.

Siamo quasi al termine del nostro giro, percorriamo la via San Faustino in direzione della chiesa della Madonna delle Grazie. Qui troviamo il grande murale che celebra la nascita delle Cooperazioni, forma solidale e mutualistica come forma di sviluppo della comunità, con due ispiratori-fondatori d’eccezione: Gesù Cristo e Marx. Movimento corporativo ben rappresentato dal calabrone, un animale che secondo le leggi della fisica non potrebbe volare ma che invece vola, sintesi del far diventare possibile l’impossibile. Non stupisce che il murales sia frutto di un progetto integrato di Legacoop Lombardia e Ortica Memoria. Qui si trova ‘il Circolino’ sede di OR.ME.

Ritorniamo al punto di partenza per concludere il nostro giro alla scoperta dell’Ortica, un quartiere in continua evoluzione, come un paesaggio di dune, in cui ogni tanto bisogna tornare per vedere qualche nuovo murale è spuntato o se i vecchi sono stati sovrascritti. Seguite gli Orticanoodles su instagram #orticanoodles e OR.Me su https://orticamemoria.com/

 Se poi abbiamo voglia di fare due salti non ci resta che prenotare alla Balera dell’Ortica che, con i suoi pro e contro, sicuramente regalerà un’esperienza particolare.

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