GENTE DI KATHMANDU

di Francesca Orioli
Agosto 2014

Stavamo riguardando le foto di Kathmandu, io e mia madre. Immagini scattate quasi un anno prima. Prima del devastante terremoto del 25 aprile 2015. Durbar Square, il quartiere Patan, le pagode vermiglie e il legno scuro che ricamava i palazzi. Il grande stupa bianco di Boudhanath, la scalinata con gli elefanti di di Bhaktapur.

“Pensa che molti di questi monumenti sono andati in frantumi” le faccio notare. “Sai credo che li ricostruiranno, la storia del Nepal è basata sulla continua rinascita”. Il paese si è rialzato senza colpo ferire dopo che nel 2001 il principe ereditario sterminò l’intera famiglia reale. E’ sopravvissuto a 10 anni di guerre civili che lo hanno devastato. Si rialzerà anche adesso, dopo l’annientamento del terremoto.

Scorrono le foto di fedeli in vesti sgargianti che accendono ceri, che richiedono la benedizione dai santoni, che raccolgono a sé gli spiriti benefici del fuoco. Le cerimonie al tempio delle scimmie, il sacrificio dei polli.

La vita nelle vallate intorno a Kathmandu: donne sulla porta di casa, donne alla finestra, donne che raccolgono il riso. Nonne con i bambini, uomini che intagliano, nonni che riposano. E bambini che scorrazzano tra i leoni di pietra guardiani dei templi.

“Che bei visi, che belle persone, che bambini spensierati” mi dice mia madre. “Chissà quante di queste persone non ci sono più adesso. I loro sorrisi non si ricostruiscono”.

 

 

Già: un’osservazione tanto scontata quanto disarmante. Tanto profonda quanto sconcertante. Una doccia fredda, guardare le foto non aveva più senso. O ne aveva di più, non avrei saputo dire.

 

 

 

 

Un paio di settimane dopo cadeva la festa della mamma: le regalai una foto che feci presso la Tashi Orphan School con una donazione a favore dell’istituto. La Tashi è una scuola nel centro di Kathmandu che, grazie alle donazioni, gestite dall’associazione Butterfly Onlus, garantisce sostentamento e istruzione a circa 130 orfani tibetani in Nepal. 

L’istituto si trova nei pressi del grande tempio di Boudhanath, a circa 5 km dal centro di Kathmandu. Noi arrivammo con il nostro carico di quaderni, penne e giocattoli, nella migliore tradizione di turista occidentale. I ragazzini erano in classe ma il nostro arrivo (eravamo un bel gruppo numeroso) ha creato un po’ di scompiglio e si sono riversati in massa in cortile per riceverci: i più grandicelli incuriositi, i più piccolini un po’ intimoriti. Abbiamo lasciato tutto il materiale agli insegnanti che ci hanno raccontato del progetto e mostrato le classi e la presidenza: un edificio a più piani con stanze un po’ sgarrupate ma ampie e decorose.

Gli alunni non indossavano la divisa ed è stato bello vedere questo miscuglio di magliette di pantaloncini colorati: una t-shirt di una squadra di calcio italiana (che non manca mai in qualsiasi villaggio del mondo), qualche marca europea col nome storpiato e un inneggiante ‘I Love Nepal’ hanno reso la foto di gruppo ancora più simpatica e spontanea.

Il sito della Onlus è https://www.butterflyonlus.org/progetto/tashi-orphan-school. L’associazione segue, con serietà, molte situazioni critiche in tutto il mondo e raccoglie fondi per progetti specifici, per cui è diventata uno dei miei riferimenti per le donazioni. Ho la garanzia, provata di persona anche da una cara amica che ha generosamente finanziato e seguito un progetto in Etiopia, che vanno a finire bene.

Tashi School Kathmandu
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