IN GIRO PER IL FRIULI VENEZIA GIULIA

di Francesca Orioli
Gennaio 2019

Prima regola del Friuli Venezia Giulia non mischiare mai il Friuli con la Venezia Giulia. Seconda regola: se sei un turista, perditi nella scoperta di entrambi, delle loro diversità, delle loro bellezze uniche e genuine, della mescolanza di lingue, influssi e dialetti.

Partiamo da Udine, animo friulano doc. Il grazioso centro storico si visita in meno di una giornata, ma per le degustazioni eno-gastronimiche potrebbe servire un po’ di più. La bella piazza della libertà sfoggia la Loggia del Lionello di foggia veneziana, passiamo dall’arco Bollani per salire al castello (che in realtà avrebbe bisogno di una sistemata): la passeggiata a fianco del prezioso porticato vale la (breve) salita, così come la chiesa longobarda di Santa Maria in Castello, quando saranno finiti i restauri.

La salita al castello

Scorre vita in Piazza Giacomo Matteotti o piazza San Giacomo o ancora Piazza delle Erbe, l’elegante salotto udinese circondato da palazzi storici e insegne di passati mestieri, animata di giorno e di sera grazie ai bei localini che vi si affacciano. E’ d’obbligo una vasca in via Mercatovecchio, un affaccio sulla chiesa di Santa Maria della Pietà e alla corte interna di Borgo Mercatovecchio (in via Paolo Sarpi). Ripassando dalla piazza ci dirigiamo verso il Duomo di Santa Maria Annunziata che ci mostra due cappelle decorate dal Tiepolo: la pala con i santi Ermacora e Fortunato e la cappella del SS Sacramento; per seguire le orme del pittore veneziano facciamo tappa all’annesso oratorio della Purità che conserva l’Assunta e l’Immacolata (orari lun-ven: 10-18, sab; 10-12, domenica 16-18). Facciamo una deviazione verso la chiesetta sconsacrata di San Francesco, allungandoci fino a Piazza XX Settembre antico luogo del mercato delle granaglie oggi del mercato cittadino del sabato. Per i buoni camminatori ci si può spingere fino a Porta Aquileia, unica testimonianza rimasta delle 13 porte di accesso alla città che era protetta da ben 5 cerchia di mura.

Piazza Matteotti

Vivere Udine significa fare sosta nelle osterie. Chi che no bevi vin, che Dio ghe cavi l’acqua. Per accompagnare la mortadella tagliata a coltello, il muset e brovade (una sorta di cotechino con le rape rosse) e un sostanzioso frico con polenta (formaggio fuso con patate). Originale e gustosa una sosta all’Osteria Pierimortadele, il cui logo, la chiappa di un maiale con la coda a cavatappi con turacciolo svela ogni aspettativa.

Proseguiamo l’esplorazione della regione con Cividale del Friuli, a 20 km da Udine, interessante cittadina longobarda fondata da Giulio Cesare nel 568 d.C. e patrimonio Unesco.

Tempietto longobardo e Santa Maria in Valle

E’ piacevole perdersi nei suoi vicoletti, ammirare il Tempietto longobardo e Santa Maria in Valle con annessa vigna e spingersi fino al sorprendente Ponte del Diavolo sul fiume Natisone, testimonianza leggendaria di un satana costruttore gabbolato dai più furbi cittadini. Non può mancare una sosta in un forno o in una pasticceria per assaggiare gli strucchi, dolcetti tipici della valle del Natisone e comprare una Gubana artigianale entrambi con ripieno a base di grappa per sopportare meglio il freddo.

Prossima tappa l’Abbazia di Rosazzo, un piccolo gioiello che domina le colline ammantate di vigneti: incantevole la chiesetta romanica, superlativo il panorama. L’abbazia è molto attiva e mondana: informazioni su eventi, ospitalità e cantina su sito www.abbaziadirosazzo.it/

I vigneti del Collio

Lì vicino c’è il castello di Spessa: immerso nelle colline del Collio, venne edificato nel 13° secolo, divenendo dimora nel 1500 della nobiltà friuliana. Nel 1773 Casanova passò da queste parti inebriandosi con i vini di produzione del castello e non solo. Oggi è un albergo di lusso classificato come ‘wine resort’. Su booking una notte qui è prenotabile per circa 170 euro. E’ circondato da un elegante giardino con vista sulla vallata di vigneti e campi da golf, visitabili anche da noi cenciosi zaino in spalla.

Il castello di Spessa

Nell’esplorazione della regione ci lasciamo tentare anche da Gorizia. Il fascino immaginato di una città divisa in due tra il confine italiano e quello sloveno si perde al contatto con la realtà: Gorizia sinceramente non merita una visita, carino il castello e il ponte romano prima di arrivare nella città ma nulla più. Non ci ho trovato alcuna valorizzazione del suo recente passato da ‘Piccola Berlino’ come città divisa: il simbolo dell’abbattimento della rete divisoria avvenuto nel 2004 è ridotto ad una piccola targa ‘Italia/Slovenia’ abbandonata in un parcheggio davanti alla stazione transalpina.

Il nostro viaggio tocca ora Aquileia, con la sua memorabile la basilica. Quel gran genio del patriarca teutonico Poppone nell’undicesimo secolo fece un gran lavoro di ristrutturazione della basilica originaria valorizzando le pareti con un pregiatissimo ciclo di affreschi e aggiungendo l’attuale facciata e l’imponente campanile di 73 metri, ma pensò bene di murare i mosaici del pavimento. Forse fu un genio davvero, perché rimanendo coperto fino al 1909 quando venne scoperto dagli austriaci, l’immenso mosaico pavimentale si è ben conservato e noi oggi lo possiamo ammirare estasiati. E’ la testimonianza più scenografica del corpo di fabbrica originario risalente al 313 d.C., voluto dal vescovo Teodoro per mettere subito a frutto la tolleranza religiosa sancita dell’Editto di Costantino. La lotta tra il gallo e la tartaruga come luce del giorno che sconfigge le tenebre, un pastore che chiama a sè le pecorelle smarrite, la vittoria cristiana che si sostituisce a quella alata, la pesca come metafora della predicazione del vangelo: chissà come mai a quel Poppone tedescone non andavano a genio questo pazzesche meraviglie.

La basilica di Aquileia
La basilica di Aquileia

Raggiungiamo Palmanova, la città fortezza fondata nel 1593 dalla Repubblica di Venezia per arginare le invasioni ottomane. Per vedere la strategica struttura militare a stella bisognerebbe essere un drone, e purtroppo non ci sono colline nei dintorni che permettano un adeguato panorama. Il modo migliore per apprezzare almeno in parte la struttura è passeggiarci attorno: i percorsi, partendo da una delle tre porte (Udine, Cividale e Aquileia) sono ben segnalati, si può scegliere se camminare appena sotto le mura o lungo l’anello alto dei rivellini per meglio vedere le fortificazioni.

La mappa dei percorsi nel parco dei bastioni di Palmanova
Palmanova

Ultima tappa del nostro giro è Trieste con i suoi dintorni, Venezia Giulia purosangue. Nel centro storico si rimane folgorati dalla bellezza di Piazza Unità d’Italia, maestosa, elegante e sofisticata come Charlize Theron nella pubblicità di Dior (nonché sapientemente illuminata la sera).

Trieste piazza Unità d’Italia

Un’idea per una piacevole passeggiata nel centro: attraversare le volte del palazzo del municipio, raggiungere i resti del teatro romano, raggiungere con una scalinata la chiesetta di San Silvestro del 12° secolo, puntare verso l’arco di Riccardo, la Basilica di San Giusto, visitare il castello di San Giusto (interessanti i sotterranei), scendere attraverso il parco delle rimembranza disseminato di pietre con i nomi dei caduti raggiungere la chiesa ortodossa in piazza Niccolò Tommaseo, il canale in Piazza Ponte Rosso per poi chiudere sul Molo Audace. Duemila anni di storia in circa 3 km.

La basilica di San Giusto

Trieste è famosa per i suoi eleganti caffè storici: il Caffè degli Specchi sulla piazza, il Caffè San Marco, il Caffè Tommaseo sono tra i più famosi.

Ma quando il caffè non basta a sconfiggere in freddo, rintanatevi nelle osterie: dal Pepi il bollito è in preparazione a ciclo continuo dalle 8 del mattino (anche sotto forma di panini take away); buona esperienza provata all’Antica Hostaria da Libero (zona castello di San Giusto).

Trieste offre tanto altro oltre al suo centro storico.

Se la giornata lo permette, una camminata lungo la strada Napoleonica renderà il soggiorno ancora più speciale perché il sentiero si affaccia sul mare e permette allo sguardo di spaziare su tutto il golfo fino al faro della Vittoria e al castello di Miramare.

La partenza è all’obelisco di Opicina, un cartello segnala diversi percorsi, noi abbiamo optato per lanello di 8 km che per 3,2 km costeggia il golfo, poi devia verso il monte Grisa per poi fare ritorno attraverso i boschi seguendo il percorso CAI n. 12, tra trincee e appostamenti ai tempi della guerra. La chiesa che campeggia in cima al monte Grisa è proprio quell’orrendo trapezio di cemento che si vede dal centro di Trieste, ma avvicinandosi, si scopre una struttura moderna a rombi alquanto originale.

Mappa della strada napoleonica

Per tutto il giro, con visita e sosta alla chiesa ci abbiamo messo 2,5 ore, il problema è che il parcheggio all’obelisco è a disco-orario da 1 ora. Abbiamo ingannato un po’ sul tempo di inizio e ci è andata bene. Ci arriva anche l’autobus. Purtroppo risulta invece non più attivo lo storico tram di Opicina che collegava il borgo con la città attraverso panorami incantevoli.

Sul sentiero napoleonico – ritorno attraverso il bosco

In quella parte di città si trova anche la Grotta Gigante eccelsa espressione dei fenomeni della natura in queste zone carsiche. Molto bella e grande, si entra con visite guidate che partono ogni ora e durano circa 1,5 ore. Per quanto meravigliosa, se si ha intenzione di andare anche alle grotte di Postumia, che distano circa 40 km da Trieste, in Slovenia, conviene visitarla prima, perché dopo la magnificenza, l’imponenza e la spettacolarità di Postumia ogni confronto sarà ingiusto.

la Grotta Gigante

Trieste ospita una delle più grandi sinagoghe europee, si trova in via Francesco d’Assisi e organizza visite guidate esplicative ed interessanti: http://www.triestebraica.it/it/culturaturismo/la-sinagoga/informazioni.

A Trieste ahimè c’era uno dei campi di concentramento su territorio italiano, la Risiera di San Sabba. Si trova ad est della città, oggi monumento della memoria, si visita quel che resta di un campo di sterminio nazista istituito presso un’ex fabbrica per la lavorazione del riso. Non si avverte lo stesso impatto emotivo dei campi ‘più noti’, alcuni luoghi sono evocati e non veramente presenti come la scultura simbolo della ciminiera del forno crematorio, ma la visita merita se non altro in quanto testimonianza dei campi in territorio italiano. L’ingresso è gratuito, l’audioguida è a disposizione ad un prezzo irrisorio (2019).

Spingendoci ancora più a est della città, una piccola chicca val bene una messa: Muggia. Grazioso paesino sul golfo di Trieste, la sua attrazione principale è il duomo dall’originale facciata in gotico veneziano. Ma è bello gironzolare tra le sue viuzze caratteristiche e scoprirne gli angoli, come quello che racchiude la piccola chiesetta di San Francesco. La vista di Trieste da Muggia è invece un po’ impietosa: l’affaccio è verso la zona industriale e cantieri navali casermoni terrificanti e acciaierie tolgono un po’ di poesia.

Il duomo di Muggia
Lungo il sentiero Rilke

Prima di lasciare Trieste tappa obbligata al Castello di Miramare, fiabesca residenza di Massimiliano d’Asburgo e della sua dolce metà Carlotta, sul promontorio di Grignano, uno sperone carsico a picco sul mare. L’eclettico edificio e l’immenso parco donarono serena dimora ai coniugi solo per pochi anni. Massimiliano era il fratello del più blasonato Francesco Giuseppe, il marito della principessa Sissi, per intenderci. E visto che il fratello, come primogenito, si era guadagnato il titolo di Imperatore d’Austria, a Massimiliano  si pensò di dare il titolo di Imperatore del Messico come contentino. Da viaggiatore incallito  ed esperto di botanica, accettò la carica e portò avanti la sua missione restauratrice di fare ordine tra i peones de la sierra con l’appoggio di Napoleone III. Ma ben presto i messicani repubblicani si ribellarono alla monarchia e Massimiliano, abbandonato dagli alleati europei, venne fucilato e non potè più fare ritorno nel suo amato castello. Un celebre quadro di Manet (in quattro versioni) riporta come denuncia l’episodio della fucilazione.

Per lasciare senza rimpianti la Venezia Giulia, lasciamoci affascinare dal castello di Duino. Meno scenografico del concorrente a 15 km, ha però un indubbio punto di forza: il suggestivo sentiero Rilke che fa avvicinare lo spettatore al castello passo dopo passo e gli fa guadagnare una visione impareggiabile a picco sul mare. Si lascia la macchina  nei pressi dell’Ufficio del Turismo a Sistiana e si percorrono 1,7 km su tracciato semplice.

Il castello ha poi tutte le carte in regola per una valida visita: la scala a chiocciola del Palladio, il forte-piano del 1810 utilizzato da Liszt e il bunker costruito dalla marina tedesca come fortificazione sull’Alto Adriatico.

Il castello di Miramare

 Il sito ufficiale del turismo in Friuli Venezia Giulia offre molte informazioni: http://www.turismofvg.it

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