CHE FICO IL FICO, MA…

di Francesca Orioli
Maggio 2018

‘Fico, che fico, sognare di avere in tasca ai pantaloni un po’ di milioni…’ cantava Pippo Franco negli anni ottanta.

Il FICO di Bologna, in effetti, fico lo è davvero. E un bel po’ di soldi in tasca è necessario averli. FICO sta per Fabbrica Italiana COntadina, ma se ci andate con l’aspettativa di comprare casse di frutta e verdura per due soldi come dal contadino vero, state a casa. Qui il sudore della terra è edulcorato dal marketing alla maniera del magnate Farinetti e i prezzi sono di conseguenza. In fondo il FICO è della stessa farina del sacco dell’Expo, quindi una specie di luna park del cibo. Questo mi aspettavo e questo ho trovato. Il FICO è un innesto tra un supermercato di eccellenze italiane, un concentrato di ristoranti con le specialità regionali rigorosamente doc, dop, igp etc e un parco giochi educativo. 

La location è di tutto rispetto, mica pizza e fichi: la struttura è parte del CAAB, il mercato ortofrutticolo bolognese, oggi riqualificata e resa ‘appealing’ con interni in legno e piante a volontà, il tutto con la quasi autosufficienza energetica del fotovoltaico.

Cardo e decumano (come all’expo appunto) snocciolano tutti gli espositori, il punto di incontro è l’arena, luogo ideale per presentazioni e convention aziendali fighe. Per i nostalgici c’è anche il cugino bio dell’albero della vita, sponsorizzato dalle librerie Coop.

Il padiglione, 100 mila metri quadri di cui 80 mila in interno e 20 mila in esterno, è suddiviso per tipologie, le ‘aree’, in ognuna ci sono fabbriche dimostrative, ristori a tema, prodotti da acquistare e l’angolo educativo.

Nell’area salumi incontriamo la Mortadella di Bologna IGP: dietro un vetro, uomini e macchinari producono la ‘bologna’ mostrando le varie fasi della produzione. Pare che la mortadella sia parte della tradizione bolognese sin dal 1° secolo d.C.: una stele funeraria al Museo Archeologico di Bologna raffigura un porcaro con quattro maiali, mortaio e pestello a riprova della fiorente attività di allevamento e produzione di insaccati della zona.

Poco più avanti si produce il Grana Padano, sempre nella micro-fabbrica con tutte le slide didascaliche in alto che spiegano le varie fasi. Niente fabbrica sotto-vetro per il parmigiano reggiano, siamo fuori dall’area di produzione stabilita dal consorzio DOP; vale lo stesso per il Crudo di Parma e il San Daniele, ci bastino i punti ristoro che fan venire l’acquolina.

La fabbrica del Grana Padano

Non manca la produzione di pasta secca e fresca. Hanno ben da vantarsi i pastai del sud che ci spiegano, spaghetto alla mano, la differenza tra la trafilatura al bronzo e quella a teflon, ma qui siamo in Emilia e il tortellino e la tagliatella sbancano. Alla camera di commercio di Bologna è conservato un campione in oro della tagliatella (perché quella perfetta deve avere la giusta misura-che pare sia una proporzione della torre degli Asinelli) e l’autentica ricetta del ripieno del tortellino. Mica si fan le nozze con fichi secchi da queste parti! (neanche al sud, veramente!).

Una buona fetta del Cardo è dedicata ai liquidi: vino, birra, olio, aceto. Oltre agli scaffali di vendita, nell’area enologica c’è una parete di 52 bottiglie: ogni settimana un produttore presenta il proprio vino. Per i cultori del luppolo c’è il birrificio Baladin, la storica fabbrica cuneese.

I condimenti sono rappresentati da un frantoio ligure delle olive taggiasche e dai produttori dell’aceto balsamico di Modena che hanno creato un spazio con contenitori che documentano le varie fasi di produzione dal mosto al prodotto finito. Alzate i coperchi e annusate: sentirete pungere il naso dal forte odore.

I contenitori con l’aceto nelle varie fasi di produzione

L’area mercato e bottega è sicuramente ben fornita: prodotti particolari e non comuni qui si possono trovare: lampascioni, cime di rapa sottolio, friarielli, tagliolini all’ortica, pasta di pistacchio, sciroppi Fabbri dai gusti impensabili. Per cesti di Natale da paura (che viene alla cassa).

Lungo tutto il percorso sono dislocate le ‘giostre’: niente calcinculo o tagadà ma spazi educativi fighi dove imparare nozioni, fare quiz e interagire, pensati soprattutto per i più piccoli. O per gli appassionati di fotografica. A volte sono a pagamento a volte no.

La ‘giostra’ L’uomo e il mare

Tutt’intorno al padiglione coperto si sviluppano orticelli e allevamenti dimostrativi: animali tirati a lucido sono lì a modello per documentare la varietà di razze. Simpatico il percorso per cani nella tartufaia, interessanti gli antichi macchinari dell’otto-novecento in esposizione provenienti dal museo della civiltà contadina di Bentivoglio.

Per la sosta pranzo-merenda-cena ovviamente siamo in paradiso: dalla rosetta con la mortazza igp proposta dal Mortadella Bar, a un piatto di gnocchi viola al Patata Bistrot; non manca la pizza a pala con grano antico, arrosticini, porchetta e chi ne ha più ne metta. Se non ve ne importa un fico secco della linea abbuffatevi all’Osteria del Fritto. Se invece siete da palato fino c’è anche lo stellato, Il Mare di Guido, copia senza mare del ristorante di Rimini ma con vista corsia del supermercato.

Il Mortadella Bar

Prezzi? Beh quelli che ci si aspetta alle fiere di prodotti tipici o alle manifestazioni di street food, niente è regalato ma, stellato a parte, non si finisce in bancarotta: trancio di pizza al grano ‘nobile’ 4,5€; panino con il lampredotto 6€, panino con la mortadella 5€, crescente 8€, gnocchi con cozze e pomodorini 7€, friselle con pomodoro 1,7€.

C’è anche il ristorante vegetariano, gestito dal Mercato delle Erbe di Bologna (luogo peraltro magnifico: www.mercatodelleerbe.eu).

Insomma il FICO può essere il luogo ideale per una uggiosa giornata invernale, aromi profumi e design rallegreranno l’atmosfera. All’info point sono disponibili mappe cartacee ma onestamente l’unico uso che ne potete fare è come carta igienica, considerato che il fico è un frutto lassativo, ci sta. Quindi lasciatele alle hostess, sono illeggibili. Se proprio, meglio il pdf scaricato dal sito che almeno si può ingrandire.

Non fatevi abboccare dal tour guidato, costa la bellezza di 15 euro: decisamente troppi per una manciata di curiosità infarcite di sponsorizzazioni senza neanche un assaggino.

Fichissime le bici a disposizione con tanto di cassette che fanno da cestino: le bici sono gratuite, se  poi riempite i cesti con la spesa prenderanno il valore di un telaio in carbonio.

     

 

Fico il mio zainetto…

 

 I cani sono accettati, ma non all’esterno dove ci sono animali. Intorno al FICO gira una navetta Trenitalia targata Frecciarossa, con un euro si ha tutta la giornata per gironzolare.

Lezione di impasto pizza

L’ingresso al FICO è gratuito ma si paga il parcheggio per una permanenza superiore alle 2 ore. Tutte le informazioni pratiche, prenotazione visite guidate o lezioni di cucina o eventi di presentazione si trovano sul sito https://www.eatalyworld.it/it/

FOTO GALLERY

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.