ALLA SCOPERTA DEL DELTA DEL PO

di Francesca Orioli

Percorsi in bicicletta, passeggiate a piedi ed escursioni in barca sia nel Parco del Delta Veneto che in quello Ferrarese

Sono stata diverse volte sul Delta del Po. Un luogo surreale dove terra e acqua si susseguono senza soluzione di continuità: sembra che la terra si butti in mare ma poi c’è quasi sempre un’altra striscia che prosegue. Il Delta è una riserva che riserva sorprese, da assaporare con calma e da perlustrare con i mezzi più naturali possibili. Non basta un week end, ne servono infiniti: tanti sono i percorsi e gli scorci nell’area ferrarese e forse ancora di più nell’area veneta. Ma l’importante è cominciare: ecco un po’ di percorsi in bici, gite in barca e passeggiate a piedi alla scoperta di questi posti incantevoli, da sperimentare rigorosamente in primavera o fine estate. Qui caldo, umidità e zanzare già da giugno regnano sovrani.

ISOLA DELLA DONZELLA E SACCA DEGLI SCARDOVARI IN BICI

L’isola della Donzella è un’area nel parco regionale Veneto del Delta del Po che vale la pena circunavigare in bici passando per la Sacca degli Scardovari.

Percorso:

Partiamo da Porto Tolle, Località Cà Tiepolo dove abbiamo noleggiato le bici presso Girodelta seguiamo il corso del fiume in direzione sud puntando verso località Cà Dolfin, la strada purtroppo non è una ciclabile (SP 38), ma non è molto trafficata. Si attraversa il paese di Scardovari e si prosegue fino a Barricata (22 km da Ca Tiepolo), un piccolo lido sulla punta di una penisola. Deduciamo che qui ci sia, in piena stagione, un villaggio turistico, ora, mentre l’estate sta finendo, questo luogo dimenticato tra le maree ha il fascino dell’abbandono: spiaggetta deserta incorniciata di tronchi secchi vomitati dal mare, casette dei pescatori colorate con le classiche reti a bilancia (i padelloni), tratti sterrati disseminati di vegetazione secca e appuntita (che buca le gomme delle bici-ma non si è obbligati a percorrerli…) e quell’odore di salmastro che rende il tutto ancora più verace.

Sulla punta di Barricata (meglio andarci a piedi…)

Dopo un picnic con riposino in spiaggia proseguiamo per l’incantevole Sacca degli Scardovari. E’ sempre la  SP 38 che in questo tratto incornicia una piccola insenatura salmastra, una ‘sacca’ appunto, manna per l’allevamento de molluschi che per questa zona sono oro. Questo è indubbiamente il tratto più bello: ammassi di vongole aggrappate ai pali conficcati nell’acqua, cordoni di cozze che formano enormi spiedi marini, grovigli di reti come panni stesi e palafitte di legno, i vecchi casoni-deposito usati per la pesca. Immagini poetiche agli occhi del visitatore passeggero, sudore e fatica per la pellaccia arsa dei pescatori del Delta.

Il Ponte di barche tra Gorino Veneto e Gorino Ferrarese

Il nostro giro prosegue nel paesino di Santa Giulia (22 km da Barricata) sempre seguendo la SP 38, attraversiamo il primo ponte di barche e ci dirigiamo verso la punta della lingua di terra che si protende verso l’Isola dell’Amore con il suo faro per goderci i colori del tramonto (circa 8 km). Risaliamo verso Gorino Veneto, attraversiamo il secondo ponte di barche per entrare in area ferrarese, a Gorino Ferrarese appunto (7 km dalla punta di osservazione del faro).

Chiudiamo l’anello risalendo verso nord percorrendo la strada SP66 (asfaltata e un po’ dissestata) per altri 20 km costeggiando il fiume che qui prende il nome di Po di Donzella fino a ricongiungersi con la SP 38 in località Cà Tiepolo, Totale 80 km. Si potrebbe proseguire fino a Pila.

Percorso Isola della Donzella

Idea organizzativa per un weekend: quando abbiamo percorso questo giro eravamo in un bel gruppo, siamo arrivati in zona il venerdi sera, abbiamo pernottato all’Ostello Bar Gorino, soluzione molto easy (Gorino Ferrarese). Al sabato mattina lasciato lì alcune macchine e ci siamo diretti al noleggio biciclette con le altre, lasciandole parcheggiate fino al giorno successivo. Abbiamo quindi percorso in bici i primi 60 km il sabato mentre la domenica mattina abbiamo chiuso l’anello con gli ultimi 20 km. Per la cena del sabato sera Locanda degli antichi sospiri a Santa Giulia – pesce fresco ben cucinato, nota di merito al superbo risotto e alle cozze, ha anche stanze per il pernottamento.

Una nota di attenzione al costo del passaggio in auto sui due ponti di barche: la sera, presi dall’impigrimento e dall’umidità siamo andati a cena con le auto anche se i 6 km da Gorino Ferrarese a Santa Giulia si possono benissimo fare in bici. Vi serva da incentivo il fatto che l’attraversamento con un mezzo motorizzato dei due ponti di barche tra Gorino e Santa Giulia costa ben 2,5 euro per veicolo per tratta: quindi 10 euro a macchina! E oltre al danno, la beffa, perché alla domanda, lecita, se ci sono convenzioni con il ristorante o l’ostello o anche solo uno sconto gruppi o giornaliero ci si deve sorbire la filippica lamentosa dei due rispettivi gabellieri, quello alle dipendenze della regione Veneto e quello alle dipendenze della regione Emilia Romagna, che sfogano la repressività mossa dall’inaccettabilità del loro ruolo, con il passante da spennare del fiorino.

La casa-barca con camino. Tra Gorino Ferrarese e Ca’ Tiepolo

ISOLA POLESINE DI CAMERINI IN BICI E IN BARCA

La grande ciminiera che si vede dal lato orientale dell’Isola della Donzella potrebbe disturbare o incuriosire: a me quel fascino post industriale ha attirato per cui abbiamo deciso di fare, sempre con la bici, un giro da quelle parti.

Percorso:

Isola Camerini si raggiunge partendo da Porto Tolle-località Cà Tiepolo (con eventuale noleggio bici da Girodelta), si prende la SP38; in prossimità del gruppo di case a Cà Dolfin si attraversa un ponticello che congiunge la terraferma con quel fazzoletto di terra che si protende verso il mare.

La pesca a Polesine Camerini

L’isola ha una sua storia, fu acquistata nel 1858 dal Duca Camerini, allora era tutta una palude. Con forti interventi di bonifica il sito venne trasformato in tenuta agricola e molta manodopera arrivò sull’isola. A inizio 900 venne costruita l’idrovora per cercare di limitare le frequenti alluvioni e ciò sviluppò ulteriormente le attività agricole. Nei primi anni ’70 l’Enel impiantò qui una grande centrale termoelettrica, oggi oggetto di un progetto di demolizione e conseguente riqualifica del territorio per valorizzarne la biodiversità.

I giri sull’isola possono essere svariati, è bello perdersi per le sue vie tanto c’è sempre l’ingombrante ciminiera che fa da punto di riferimento. Si può percorrerne tutto il perimetro per circa 30 km. Vale la pena dare uno sguardo al decadente Palazzo Camerini, l’affascinante ex tenuta dei duchi che sarebbe bello vedere ristrutturata e riportata ai passati fasti. Quando non è possibile salire in bici sugli argini, mollare la bici e salire a piedi per per ammirare la laguna, i pontili,  i capanni dei pescatori di vongole e le barche da pesca. Al centro dell’isola,  il rinomato ristorante Canarin, dirimpetto al mare, che purtroppo non abbiamo potuto provare di persona perché era necessaria la prenotazione (http://www.canarin.it/it/), recensioni top.

Ritornando sulla terraferma, in prossimità di località Cà Dolfin, l’Ittiturismo Villa Martina organizza interessanti gite in barca tra le anse dei delta del Po. Le imbarcazioni sono piccole, perfette quindi per addentrarsi in insenature dove le barche turistiche più grosse non possono arrivare. Noi abbiamo fatto un bellissimo giro di quasi 3 ore tra i meandri dell’isola di Camerini e arrivando fino alla punta di Barricata passando per una significativa costruzione abbandonata un tempo deposito del riso, a testimonianza della storia di queste zone. Un piacevolissimo tramonto nel paradiso della natura, tra allevamenti di molluschi, canneti e giunchi, aironi e cormorani e infinite altre specie di flora e fauna.

Ecco i riferimenti per la prenotazione delle gite in barca (che propone diversi altri percorsi), consigliatissimo anche come ristorante, pesce freschissimo e ben cucinato. Dispone anche di camere per il pernottamento:

http://www.ittiturismovillamartina.com/littiturismo

Pernottamento: molto consigliato ‘Il Piccolo Albero’ località Scardovari, appartamento molto spazioso, due bici comprese nel soggiorno, pulizia e ottima accoglienza.

PO DI MAISTRA E SPIAGGIA DI BOCCASETTE IN BICI

A nord dell’Isola della Donzella, separata dal Po di Venezia e collegata dal grande ponte di Ca’ Tiepolo, si estende l’Isola di Ca’ Venier, altra conformazione di notevole interesse naturalistico nel Parco del Delta del Po. Caratteristica peculiare di tutto il delta sono gli ‘scanni’, le lingue di sabbia che sembrano ‘gettarsi’ nel mare ma che realtà sono delle vere e proprie barriere, create naturalmente dal vento e dalle correnti e che permettono di frenare le ondate impetuose del mare e aiutano a preservare le valli. In questo percorso di può raggiungere Boccasette, uno scanno-spiaggia in mezzo al mare.

Percorso:

Partiamo sempre da Porto Tolle, località Cà Tiepolo, dal noleggiatore di biciclette Girodelta. Prendiamo il grande cavalcavia e andiamo sulla sponda sinistra del Po di Venezia. Puntiamo verso il piccolo borgo di San Giorgio dove vale la pena fare una tappa per vedere l’oratorio di San Giorgio Martire con l’affresco sulla facciata del Santo che uccide il drago. Poi saliamo verso nord e costeggiamo l’argine del Po di Maistra. Canneti, alberi in acqua con svariate specie di uccelli appollaiati sopra saranno i protagonisti di tutte le foto.

Po di Maistra

Proseguiamo fino al mare, in fondo si può deviare a sinistra verso Scanarello, passando sull’argine opposto del Po di Maistra. Verso destra invece si va verso la spiaggia di Boccasette: raggiungerla in bici fuori stagione è l’approccio migliore che si possa avere in questo paradiso naturale. Ma attenzione, qui ci si può arrivare anche in macchina quindi nei periodi estivi di punta potrebbe esserci il disastro-mondo di gente – ma poiché in generale pedalare in queste zone è consigliato in primavera o fine estate non si dovrebbe correre il rischio. In questi periodi la spiaggia è ‘allo stato brado’ quel senso di selvaggio che ne ne esalta il fascino. Anche se l’onnipresente plastica sputata dal mare ne rovina un po’ la poesia.

Per il ritorno si passa dalla chiesa di Boccasette e si punta verso Ca’ Zuliani, pedalando sull’argine e ammirando i dislivelli tra le valli e i capanni dei pescatori. Dopo Ca’ Zuliani si può proseguire verso Pila oppure rientrare verso Ca’ Tiepolo.

DELTA DEL PO FERRARESE: ARCHITETTURA IDRAULICA E MESTIERE DELLA PESCA

Un giro interessante nel lato ferrarese del parco copre le opere idrauliche di bonifica e le località di Goro e Gorino incentrate sulla pesca, dedicando uno sguardo al Grande Boscone della Mesola.

Partiamo da Torre Abate, tappa interessante nel circuito del delta ferrarese, una delle più importanti testimonianze dell’efficiente architettura idraulica per le opere di bonifica intraprese dagli Estensi nel XVI secolo. La struttura era concepita come chiavica per proteggere la tenuta di caccia estense di Bosco Mesola. A seguito del ‘taglio’ del Po, una deviazione del fiume avvenuta nei primi anni del 1600, l’edificio perse la sua funzione idrica ma divenne una struttura difensiva e di controllo.

Ritorniamo in sella fino a Torre Palù, altra opera di ingegneria idraulica estense, manufatto a cinque conche risalente al settecento con lo scopo di garantire lo scolo a mare dei canali e impedire la risalita delle acque marine con l’alta marea, ancora funzionante.

Il Gran Boscone della Mesola non può mancare in questo giro, una riserva naturale dalla fitta vegetazione, che racchiude una ‘Delizia Estense’, un castello turrito il cui termine fa vagare l’immaginazione sui rinascimentali sollazzi, dopo le fatiche delle battute di caccia nell’immenso bosco. Oggi la riserva si può visitare solo in parte, a piedi o in bicicletta. Vengono organizzate in alcuni periodi visite guidate con le guardie forestali nelle aree non accessibili (info www.ferraraterraeacqua.it) per l’avvistamento dei daini, con spiegazioni sulla vegetazione e la fauna autoctona.

Puntiamo verso Goro, un paese che ha una storia estremamente interessante che merita di essere approfondita prima di arrivarci per toccarne poi l’atmosfera quando ci si passa (una chicca: il libro “Il Po si racconta” di Ermanno Rea, i cui primi capitoli sono dedicati al Delta del Po). Non si può passare da Goro senza esplorare con la barca la sua Sacca: su internet si trovano facilmente le escursioni organizzate, preferite quelle con piccole barchette (le ‘batane’) che si limitano alla sacca (ci sono molte escursioni con motonavi che percorrono tutto il delta che danno sicuramente un’idea di insieme ma perdono il fascino delle insenature).

A rendere la gita ancora più affascinante, oltre alla luce calda del tramonto che aiuta l’atmosfera fiabesca, saranno i racconti dei pescatori che vi accompagnano, mostrandovi i sistemi di allevamento delle vongole e il funzionamento dei lavorieri per la pesca delle anguille.

Gorino ha il fascino del luogo sperduto fuori dal tempo, merita la traghettata all’Isola dell’Amore dov’è c’è il faro (e annesso ristorante “La Lanterna”).

Rimontando in sella, magari il giorno successivo si può pedalare fino all’Oasi Cannaviè, un suggestivo percorso naturalistico tra specchi d’acqua salmastri, canneti e dossi emersi, attrezzato con capanne per l’osservazione dell’avifauna. Particolarmente interessante è la visita guidata per ascoltare, mentre si passeggia nell’oasi, i racconti sulla formazione geologica dell’intera area e imparare a distinguere le specie di uccelli presenti e le tipologie di vegetazione (vale la pena portare un binocolo).

Idea organizzativa per un weekend

1° giorno: Torre Abate,Torre Palù, Riserva Boscone della Mesola, Goro con gita in barca (magari al tramonto), Gorino Ferrarese. Totale 30 km, molti tratti non sono piste ciclabili ma comunque sono poco trafficate.

2° giorno: da Gorino a Oasi Cannaviè (15 km); rientro a Torre Abate ripassando per Goro (17 km)

Pernottamento: ostello Gorino a Gorino Ferrarese e Ostello Oasi Torre Abate/Rifugio Al Paesin a Santa Giustina. Anche Oasi Cannaviè ha disponibilità di alloggi.

I FENICOTTERI A COMACCHIO

Le saline a Comacchio sono state chiuse nel 1984, quando si definì non più remunerativa l’attività di raccolta del sale. Da allora però un importante progetto è stato portato avanti e le storiche saline sono diventate oasi di protezione e nidificazione dei fenicotteri. L’area è entrata nel progetto Man&Biosphere Unesco perché qui l’intervento dell’uomo è indispensabile per mantenere l’ecosistema che verrebbe, diversamente, inghiottito dal mare. Per ammirare da vicino i fenicotteri e per comprendere l’antica tecnica di pesca dell’anguilla, un tour in barca è quello che ci vuole. Una buona organizzazione è quella gestita dall’ente Podeltatourism (www.podeltatourism.it) che propone gite di circa due ore. Il punto di partenza è presso il ristorante Bettolino di Foce, Stazione Foce a Comacchio. Il traghetto si inoltra nelle zone umide della riserva, ambiente naturale non solo dei fenicotteri ma anche di fagiani, avocette, gabbiani reali. Tra l’abbondanza di avifauna si insinua furba la volpe in buona compagnia con donnola e faina. Anche se il vero predatore di queste zone è la zanzara! Una buona macchina fotografica è consigliata per riprendere i fenicotteri mentre si librano in volo e mostrano il loro colore rosa inteso delle ali.

Durante il percorso si visita una vecchia stazione da pesca utilizzata fino agli anni ’50 e si potrà vedere un ‘lavoriere’ fedelmente ricostruito, l’antico metodo di pesca delle anguille. E la guida snocciolerà tutta una serie di curiosi retroscena della vita delle anguille: che quando nascono non sono ancora né maschio né femmina, che se mangiano male durante la crescita diventeranno maschi mentre se mangiano bene diventeranno femmine (per avere il grasso per deporre le uova…), e ancora che i gps non hanno consentito di svelare del tutto mistero della migrazione fino al mare dei Sargassi, fino al rischio di estinzione della specie, perché il novellame viene catturato per il ripopolamento delle valli da pesca.

 

PHOTO GALLERY

One comment

  1. Le diramazioni deltizie del fiume Po attualmente attive e che nel loro complesso costituiscono il delta sono, da nord a sud: il Po di Maistra, il Po di Venezia – Po della Pila che sfocia in mare attraverso tre distinte bocche (Busa di Tramontana, Busa Dritta e Busa di Scirocco), il Po delle Tolle (con le diramazioni di Busa Bastimento e Bocca del Po delle Tolle), Po di Gnocca o della Donzella (anch’esso con una biforcazione terminale) e Po di Goro.

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