LA VIA DEL SALE: DA VARZI A PORTOFINO

di Francesca Orioli
Aprile 2018

Quattro giorni di cammino seguendo le orme dei mulattieri che in tempi remoti trasportavano il sale dalle zone marine alla pianura padana scambiandolo con vino, pelli e altri prodotti dell’entroterra. Si percorrono circa 90 km attraverso quattro province (Pavia, Piacenza, Alessandria, Genova) e altrettante regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte Liguria) valicando gli Appennini e arrivando al mare.

1° GIORNO

Da Varzi a Capanne di Cosola
Km: 23,5
Dislivello: +1500 m in salita/-400 m in discesa
Tempo: circa 7,30 ore con qualche sosta (cibo, acqua, foto)
Difficoltà: terreno in certi punti sassoso e sconnesso, salite ripide.

La via del Sale comincia da Varzi in provincia di Pavia, borgo medievale che ha sapientemente tratto beneficio dagli antichi scambi commerciali tra mare e pianura producendo un fantastico salame.

Raggiungiamo Varzi con un pullman dalla stazione di Voghera, fermata Piazza Fiera. Orari su www.autoguidovie.it – biglietti si possono acquistare a bordo o nella tabaccheria di fronte alla stazione – volendo per chi viene da Milano c’è un pullman diretto da Famagosta.

Poiché il borgo ci regala un bel colpo d’occhio dalla piazza del mercato, decidiamo di fare un giretto in centro tra le sue viuzze porticata prima di intraprendere l’avventura. Giusto una mezz’oretta per farsi un’idea (vale sicuramente la pena una visita più approfondita – info su http://www.varziviva.net/), poi attraversiamo il ponte sul torrente Staffora e cominciamo il nostro cammino. Nel nostro zaino ci sono due litri d’acqua, maglie, cerotti, garze, creme lenitive (Lasonil e la miracolosa crema al Timo della Just), panini ma ahimè niente salame né roba troppo salata.

La fontanella di Monteforte

L’inizio (o la fine) del percorso è segnalato da cartelli esplicativi e lungo tutto il sentiero i segnalatori sono ben presenti.  Costeggiamo il fiume poi cominciamo a salire, dopo 2,8 km incontriamo un piccolo gruppo di case, Monteforte (dopo circa 1h) un’immancabile chiesetta e una fontanella di acqua per rimpinguare le borracce. Uniche forme di vita: una signora che fa la legna sotto il sole e un gatto che ronfa all’ombra.

Il segno di civiltà successivo (dopo un’ulteriore ora) è il paesino di Castellaro, fornito sempre di chiesa e fontanella dell’acqua ma apparentemente privo di vita. La Trattoria Primula Bianca ha anche l’insegna “Alimentari” per eventuali panini (al nostro passaggio però risultava ancora chiusa). 

Ci aspetta una bella tirata, la più faticosa della giornata: quattro chilometri con 600 metri di dislivello. Non che non si sentano, ma il bosco di faggi, che ci impone la fatica, è talmente spettacolare da farsi un po’ perdonare.

Il bosco tra Castellaro e Pian della Mora

Poi il sentiero (e un tratto di strada asfaltata) si fa pressoché pianeggiante e tranquillo fino ad arrivare al Pian della Mora (dove c’è un bivacco) Da Varzi a Pian della Mora sono circa 4 h.

Proseguiamo seguendo i cartelli e arriviamo dopo un’oretta al Rifugio Laguione (bivacco) sul Monte Bagnolo. Facendo una piccola deviazione sulla destra del sentiero (dalla parte opposta del bivacco) c’è una fontanella d’acqua, non è segnalata, a noi l’ha indicata un camminatore.

Bivacco Laguione sul Monte Bagnolo

Proseguiamo, la strada non è più tanto tranquilla: cominciano un po’ di saliscendi giusto per non perdere il ritmo. Arrivati ad un bivio prima di una bella tirata siamo indecisi sul da farsi…le frecce dei cartelli sembrano indicare di rimanere bassi circumnavigando la collinetta ma la nostra mente propensa al sacrificio (incentivata dal GPS maps.me) interpreta di dover salire. Solo dopo aver lasciato giù una dose di calorie e esserci ricongiunti con il sentiero che rimaneva sotto abbiamo capito di aver sbagliato.  Fra l’altro con le nuvole basse scese nel primo pomeriggio, la sfacchinata sulla collina si è rivelata proprio inutile. Eccesso di zelo.

Verso il Monte Chiappo

Proseguiamo per il Monte Chiappo, la vetta più alta della zona con i suoi 1.699 m. C’e’ un bel tiro di salita ma ė di 200 m e dura solo un chilometro. Purtroppo siamo avvolti dalle nuvole basse e vediamo solo l’invasione delle mountain bike che salgono con un impianto da sci e  si lanciano giù dal monte. Attenzione in quest’ultimo tratto di sentiero a non interferire con quello delimitato dai ciclisti che vengono giù come matti. Da rifugio Bagnolo a Monte Chiappo impieghiamo circa 1h.

Siamo quasi al termine della prima tappa, dalla cima del monte si prende il sentiero in discesa in direzione Capanne di Cosola (30 minuti).

La vista ‘non vista’ dal Monte Chiappo – paradiso delle mountain bike

Pernottamento: Albergo Capanne di Cosola (ha buone recensioni ma noi non abbiamo trovato posto per via della gara di mountain bike); albergo Capannette di Pej che deve aver visto tempi migliori, ma si può fare.

2° GIORNO

Da Capanne di Cosola a Torriglia
Km: 25
Dislivello: + 860 m in salita /-1500 m in discesa (compreso Mt. Carmo e Mt. Antola)
Tempo: circa 8-9 ore con qualche sosta (cibo, acqua, foto)

Difficoltà: la discesa dal Monte Antola fino a Donetta/Torriglia è sassosa e ripida, con la pioggia potrebbe diventare molto scivolosa.

Riprendiamo il nostro cammino che riparte accanto all’albergo Capanne di Cosola. Da qui la denominazione Via del Sale diventa Via del Mare, abbreviata VM. I cartelli si riducono di dimensione e sono meno esplicativi, forse perché messi giù dal CAI Ligure che è più risparmino? A onor del vero diciamo che i cartelli sono sicuramente meno invasivi ma comunque efficaci. 

Primo obiettivo il Monte Cavalmurone m. 1.662 a 45 minuti dalla partenza. Si cammina inizialmente sul crinale in piano con panorami bellissimi sulla destra e sulla sinistra. Dopo il primo tiro di salita per raggiungere la cima, è tutto un sali e scendi per valicare i cucuzzoli successivi.

In cresta da Capanne di Cosola a Cavalmurone

A circa 1.45 h dal Cavalmurone incontriamo il Monte Carmo (m. 1.641): raggiungere la cima non è parte della Via del Mare in quanto lo si può tranquillamente circumnavigare e i portatori di merci certo non cercavano alture non necessarie.  Noi invece, cercatori di panorami, decidiamo di salire e non ce ne siamo certo pentiti: la merenda con vista vallate ha ripagato lo sforzo.

La vista dal Carmo

Scendiamo dal Carmo, ci ricongiungiamo con la Via del Mare ed entriamo nel Parco dell’Antola. Poco dopo l’agriturismo Capanne di Carrega (che sforna focacce!) camminiamo su un breve tratto di strada asfaltata e all’altezza della Casa del Romano la Via del Mare si intreccia con i sentieri della Libertà sulle orme dei partigiani che in queste zone combatterono i fascisti. 
Dall’inizio del sentiero (Casa del Romano – circa 20 minuti dal Carmo) la prima meta è il passo delle Tre Croci (1h – altezza 1.560 m)  dedicato a tre sfortunati lavoratori che rientrando a casa ci hanno lasciato la pelle sorpresi da una violenta bufera.

Passo delle Tre Croci

Saliamo sulla cima del Monte Antola (altri 45 min dalle Tre croci) la salita alla cima è una deviazione di 5 minuti, la Via del Mare ci lascerebbe alla Sella Est del Monte Antola sempre per il principio che non era necessario andare in vetta con le merci sul groppone.  Giù dalla vetta si riprende la Via del Mare che si intreccia con l’Anello del Rifugio, per poi iniziare la straziante e infinita discesa dalla pendenza bastarda su sentiero di sassi che spezza le gambe e ammazza la caviglie.

Incrociando l’Anello del Rifugio
Nel parco dell’Antola

Si arriva all’abitato di Donetta, per proseguire per Torriglia ci sono due alternative: i più pratici possono prendere la strada di asfalto che, più corta,  arriva diretta ma abbandona la Via del Mare; gli integralisti prenderanno il sentiero Via del Mare-Torriglia contrassegnato con una T gialla che si affianca al nostro classico VM.  Questa seconda alternativa è un po’ più lunga ma dà più soddisfazione anche se i piedi non saranno troppo d’accordo. Quando si giunge ad una cappelletta c’è un sentiero di sassi che porta a Torriglia che scende dritto per dritto, e anche le ginocchia e le caviglie vi malediranno all’unisono. Distraetele fotografando le curiose villette in bella mostra su questo tratto di percorso, figlie di un piano regolatore decisamente eclettico. Dall’Antola sono circa 9 km.

Finalmente arriviamo a Torriglia che per mia immensa gioia ė il paese dei Canestrelli, biscotti burrosissimi a forma di fiore. Una dolce pausa in una delle tante pasticcerie è più che meritata.

Pernottamento: noi siamo stati al maneggio Il Mulino del Lupo, classificato come ‘rifugio escursionistico’ che prevede camerate. Ci è piaciuto tantissimo per l’accoglienza e la simpatia dei proprietari, pronti a raccontare le esperienze di alcuni avventurosi camminatori passati di li. Di altro livello il B&B Villa Tiffany che ha ottime recensioni e di cui ho sentito parlare molto bene da una coppia incontrata durante il cammino. In paese c’è anche l’Albergo della Posta, con recensioni medie.

3° GIORNO

Da Torriglia a Uscio (la Via del Mare potrebbe terminare a Sori)
Km: 26 km
Dislivello: + 620m/-1065 m
Tempo: circa 8-9 ore con qualche sosta (cibo, acqua, foto)

Riprendiamo il sentiero sassoso che ci riporta alla cappella e ci ritroviamo sulla Via del Mare. Da qui per buona parte della terza tappa i segnali si limitano a confermare la retta via, spariscono quasi del tutto i nomi dei monti, dei poggi, dei punti di riferimento e dei tempi per arrivarci: non indispensabili ma terrebbero compagnia e aiuterebbero il ritmo. Pazienza. Qui il nostro percorso si intreccia con l’Alta Via dei Monti Liguri. Il sentiero è comunque bellissimo e non gli manca niente: tratti nel bosco, tratti su crinale, sui fianchi dei monti con viste che si perdono nella valle, salite, discese tratti in piano, qualche rudere e flora in quantità. Il ritmo in realtà viene da sè. Dopo un paio d’ore da Torriglia il GPS ci dice che siamo sul cucuzzolo del Monte Colla e dopo altri 20 minuti sul Monte Castelluzzo.

Sull’Alta Via dei Monti Liguri

Dopo un altro paio d’ore arriviamo al paesino di Sant’Alberto di Bargagli. Mentre facciamo pic nic nel prato della chiesetta del paese volgiamo lo sguardo verso i monti a cono davanti a noi e preghiamo che non siano da valicare nel nostro percorso. Poco dopo la ripresa del cammino capiamo che le preghiere sono andate perse perché saliamo saliamo e saliamo. Dopo 35 minuti siamo però in uno spazio aperto, verdissimo: il Colle del Bado, lo strappo ci ricompensa.

Colle Bado

Dopo una mezz’oretta di sentiero pianeggiante che si affaccia sulla vallata arriviamo a Casa Becco, luogo prediletto dai villeggianti della festa che fanno il picnic arrivandoci in macchina. Infatti da qui purtroppo il sentiero si immette nella strada asfaltata. Siamo quasi a Uscio, almeno in apparenza, ci toccano un paio di chilometri di asfalto poi la Via del Mare riprende i boschi affiancandosi all’Itinerario Storico Colombiano. Attraversiamo la frazione di Calcinara, arrivati in località Caprile ci si presenta ancora la scelta pigrona: tagliare per il paese e risparmiare chilometri o seguire ostinatamente la Via del Mare che fa un giro più largo perché risale sulle alture circostanti: il GPS dice 1h vs 1,20h. Noi propensi alla sofferenza scegliamo di non abbandonare la Via del Mare anche se le mie caviglie stanno gridando vendetta e le mie spalle mi hanno diseredato da mo’. Avrò modo di pentirmene: si continua a salire e sembra che ci si allontani sempre più da Uscio. Al diavolo l’integralismo. Mi oppongo però ad una salita ad un cucuzzolo quando il sentiero dritto per dritto è lì bello davanti a noi…proprio cornuti anche no. Il sentiero della discesa in paese che sembrava non arrivare mai finalmente si palesa, ovviamente è uno scivolo di pietroni, ma ahimè non potevano aspettarci altro.

Pernottamento: noi abbiamo dormito al B&B Rifugio Uscio, incantati dall’apparente gentilezza della titolare al telefono e dal sito internet ben fatto, ma onestamente non lo consiglierei (la mia recensione su Tripadvisor:

https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g1827786-d1465174-r577200365-B_B_Rifugio_Uscio-Uscio_Province_of_Genoa_Liguria.html).

Ho sentito parlare bene del B&B Margherita dalla coppia conosciuta in quei giorni. L’albergo Caprile ha medie recensioni e sicuramente fa risparmiare un po’ di strada perché si evita di entrare in paese a Uscio.

4° GIORNO

Da Uscio a Portofino
Km: 17
Dislivello: + 590m/-890
Tempo: circa 6 ore con qualche sosta (cibo, acqua,foto)

Proseguiamo il nostro cammino iniziando immancabilmente con una salita per riprendere la Via del Mare, il sentiero riparte in prossimità dalla Colonia Arnaldi, una struttura di inizio 900 risistemata che ha mantenuto la sua mission di albergo-clinica ideale per chi vuole rimettersi in forma. Pare che qui la specialità sia un potente beverone purgante che ti lucida le interiora, il rigoglioso bosco intorno e la pace fuori dal mondo fanno il resto. Ci perdiamo un po’ tra i viottoli di questo angolo surreale poi finalmente ritroviamo il nostro cammino, se non proprio purificati sicuramente più tonici per i chilometri pregressi.

Vedere il mare è già di per sè soddisfazione

Raggiungiamo in breve tempo il Passo Spinarola, il percorso è pressoché pianeggiante, dopo circa 50 minuti dal Passo Spinarola arriviamo al Passo del Gallo e dopo un’ulteriore mezz’oretta giungiamo alla Piana dì Caravaggio. Ormai il mare è di fronte a noi, il bosco ogni tanto ce lo nasconde ma la mente sa che è li e il corpo sogna di rinfrescarsi. La via prosegue per Ruta un tipico paese ligure con ville che guardano verso il mare. Da qui la VM si interseca con il Parco di Portofino, i cartelli tornano ad essere esplicativi, e sicuramente più chic: per Portofino Vetta servono circa 30 minuti per Portofino Mare 2 ore.  Il tratto è molto bello, il sentiero largo, ombreggiato e rilassante, sale fino alla vetta, poi per un lungo tratto è pianeggiante finché scende verso il paese. E’ anche piuttosto animato, con il suo fondo tranquillo è percorribile da tutti. Ormai ci siamo, anche se la discesa sembra lunghissima e le nuvole grigie tolgono ogni velleità di buttarsi in spiaggia per ritemprare le stanche membra.

Il promontorio di Portofino

Sarebbe stato il finale perfetto ma siamo stati troppo fortunati nei giorni precedenti a non beccare acqua che ora il sole se la tira un po’. L’arrivo a Portofino è un impatto: dalle atmosfere contadine arriviamo nella mondanità per eccellenza, aggravata da una fiumana potpourri di un giorno di festa: fila per il gelato, fila per la focaccia e soprattutto fila per prendere il bus per la stazione Santa Margherita.

Scappiamo quasi subito alienati dalla confusione e preoccupati dei bus stracolmi che portano alla stazione. Cerchiamo di tenerci dentro la pace colorata di verde e di blu conquistata nei giorni addietro.

TRACCIA GPS

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FOTOGALLERY

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