FORESTE SACRE: CAMMINANDO DA LA VERNA A CAMALDOLI

di Francesca Orioli
Giugno 2020

Un cammino nelle Sacre Foreste Casentinesi sull’Appennino tosco-romagnolo: descrizione del percorso dal Santuario di La Verna all’Eremo e Monastero di Camaldoli, sulle orme dei pellegrini, con qualche nota storica su questi luoghi avvolti da misticismo.

C’era una volta, nel XIII secolo Anno Domini,  un Poverello che, in cammino da Assisi verso l’entroterra romagnolo, fece la conoscenza del conte Orlando Catani, signore di Chiusi in Casentino. Era in corso una festa nel castello di San Leo e il nostro Francesco, questo era il suo nome, si profuse in una discussione sul tema dell’amore. Il conte ne rimase incantato, aprì la propria anima all’appassionato oratore e ne ricevette un tal ristoro che decise di donare al Poverello un monte di sua proprietà. – La Verna –  in cambio di una protezione divina. Il luogo,  selvaggio e solitario, fu congeniale alla vita ascetica di Francesco che lo scelse per i propri ritiri spirituali. E qui nel 1224 avvenne il miracolo – ‘nel crudo sasso intra Tevere ed Arno da Cristo prese l’ultimo sigillo’ – come scrive Dante nella Divina Commedia: la fede del Poverello si rivelò con la formazioni di ferite nelle mani e nei piedi, proprio come i segni dei chiodi della croce. Fu così che, con lepisodio delle Stigmate, La Verna divenne un luogo mistico e meta di pellegrinaggio. E, al di là di ogni fede, il paesaggio  che caratterizza questo luogo incarna una suggestione davvero celestiale: rocce ammantate di muschio emergono dal terreno, monumentali faggi e abeti ombrosi avvolti in un silenzio toccante avvolgono il viandante di una sensazione che non lascia indifferenti neanche i più atei.

Il viale di ingresso al Santuario di La Verna

E qui ha avuto inizio un suggestivo weekend di cammino e natura, armati di scarponcini e buona lena.

Arriviamo a La Verna il venerdi pomeriggio, visitiamo il complesso del Santuario: la basilica con il capolavoro di Andrea della Robbia – un bassorilievo in terracotta invetriata,  la cappella della Stimmate, e il suggestivo Sasso Spicco – uno stretto corridoio di preghiera e meditazione sovrastato da una roccia che sembra sospesa nel nulla. Questo forse è il luogo più suggestivo,  permeato da un’atmosfera davvero unica  rafforzata dalla presenza di una monumentale croce in legno appoggiata alla roccia.

Nei pressi del Sasso Spicco

Per immergersi nella natura e godere del mistico paesaggio saliamo sul monte Penna, un anello che si percorre in circa un’oretta e 160 m di dislivello, salendo per l’affascinante bosco e scendendo tra i profumati fiori di campo.

La statua di San Francesco all’ingresso del complesso

Dormiamo alla foresteria del Santuario, dove il culto del Poverello si perde nei prezzi esagerati richiesti dai frati per l’ospitalità. La struttura è tenuta con molta cura e ristrutturata di fresco ma 53 euro a testa (prezzi 2020) per un pernottamento con cena molto (troppo) frugale sono una barbarità. Ma tant’è. E siamo pronti per partire la mattina successiva alle 6,45 per il nostro pellegrinaggio fino a Camaldoli. I veri pellegrini mossi da anima e fede dovrebbero aspettare la benedizione dei frati che però si svegliano con calma, noi che contiamo solo sulla forza delle nostre gambe saltiamo la colazione del refettorio (brioches portate da casa contro le due misere fette biscottate dei frati) e ci spariamo il percorso lungo ma spettacolare tra le Foreste Sacre che qui descrivo, che allunga verso il Poggio Tre Vescovi, il Passo Mandrioli e Fangacci:

Km: 33; durata: circa 9-10 ore (escluse soste)

Difficoltà: il percorso non è particolarmente difficile ma soltanto molto lungo. Alcune ripide salite ma poi il fisico ha modo di riprendersi con tratti in discesa e anche qualche piano

  • Prendiamo il cammino di San Vicinio segnato come sentiero europeo E1, seguiamo per Poggio Tre Vescovi. Subito il sentiero si inerpica
  • Arriviamo al Monte Calvano m.1256 (dopo 30 min dalla partenza)
  • Passo della Pratella  1079 m (dopo 30 min da Monte Calvano)
  • Passo delle Gualanciole 1038 m (dopo ulteriori 35 minuti)
  • Poggio Tre Vescovi dopo 2,30 h dalla partenza 1240 m (dopo 40 minuti)
  • Passo Rotta dei Cavalli 1173 (dopo 30 minuti), dopo poco un bivio NON seguire per Carezza ma seguire per l’anello
  • Alpe di Serra m 1124 (dopo 1 ora da Rotta dei cavalli)
  • Passo dei Mandrioli, si arriva alla strada che in cui un cartello indica il confine tra Emilia Romagna e Toscana (dopo 50 minuti da Alpe Serra)
  • Dopo pochi minuti di strada asfaltata, si riprende il sentiero seguendo le indicazioni per il rifugio Fangacci
  • Una ripida ma corta salita di 15 minuti ci porta al Poggio della Lombardona m.1265 
  • Poco dopo si presenta un bivio, si può seguire diritto oppure prendere la via che scende a sinistra per arrivare alla Fonte del Re dove c’è un rubinetto dell’acqua (i due sentieri dopo 2 km o 2,3 km dal bivio si ricongiungono) – arriviamo alla fonte del Re 20 minuti dopo il Poggio Lombardona
  • Passo Lupatti, m.1168 dopo 20 minuti
  • Passo della Crocina m 1394 dopo 1,10 h dal Lupatti
  • Rifugio Fangacci (1,30 h da Crocina) passando dal Monte Cucco
  • Indicazioni per il Sacro Eremo che danno 20 minuti dal rifugio Fangacci
  • Eremo di Camaldoli
  • Altri 3 km (circa 30 minuti) di discesa per raggiungere il Monastero di Camaldoli

La visita all’Eremo di Camaldoli è possibile solo con la  guida, che chiede 1 euro a testa di offerta e che attende che si formi un gruppo di persone (solitamente ogni 30 min).

L’Eremo di Camaldoli

L’Eremo di Camaldoli fu anch’esso frutto di un dono: il vescovo di Arezzo Teodaldo di Canossa, zio della famosa Matilde, donò un appezzamento di terra disperso nell’Appennino tosco-romagnolo al monaco Romualdo di Ravenna. Il monaco vi fece costruire nel 1012 la chiesa e un nucleo iniziale di cinque celle che poi via via diventarono venti. Piccole casine con orticello separate da muri per preservare il raccoglimento degli eremiti. Ogni casetta è attrezzata con una piccola porticina girevole attraverso la quale veniva consegnato il cibo che ‘passava il convento’ senza prevedere scambi tra chi portava e chi riceveva. E questo era l’uso fino a 50 anni fa, poi venne permesso ai monaci di mangiare tutti assieme nel refettorio.

Stride con la semplicità ascetica del complesso la chiesa barocca, costruita con opulenza nel ‘600 a seguito dell’incendio che distrusse la costruzione precedente. All’interno un prezioso bassorilievo di Andrea della Robbia, di ugual foggia di quello di La Verna. All’esterno dell’eremo troneggia il monumentale portone simbolo vita e della morte donato ai camaldolesi per i mille anni dalla fondazione dell’Eremo.

Dopo la sosta-cultura, con gli ultimi 3 km della giornata raggiungiamo il Monastero di Camaldoli. E’ qui che dormiamo, nella foresteria ben tenuta e curata ma costosa quanto quella di La Verna, per fortuna almeno con una cena più sostanziosa. Ma qui sul cibo non si scherza, proprio di fronte al Monastero si eleva la divina Schiacceria Tassini che sforna dalle 6 del mattino alle 10 di sera sostanziose focacce ripiene di finocchiona, pecorino, funghi mortadella di cinghiale o ogni ben di dio, menu su (http://www.albergoristorantecamaldoli.it/menu-schiacciate/). Niente di più meritato dopo tutti quei chilometri per rifocillare il fisico.

Il giorno successivo rientriamo a La Verna, optiamo per il percorso Camaldoli-Frassineta-Rimbocchi  qui descritto http://www.camminodiassisi.it/camaldoli-verna.html  – trovando purtroppo qualche difficoltà nelle segnalazioni perché probabilmente, a seguito dello stop Covid, alcuni tratti sono stati un po’ abbandonati. E’ possibile usufruire dei (pochi) bus passando da Bibbiena, orari sul sito www.tiemmespa.it

 

 

 

 

 

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