GIAPPONE: PELLEGRINAGGIO LUNGO LE ANTICHE VIE DEL KUMANO KODO

di Francesca Orioli
Agosto 2016

Il Kumano Kodo è un reticolo di sentieri che già dal X secolo conducevano i pellegrini a mostrare la propria venerazione ai tre santuari sacri del Kumano Sanzan situati nella parte meridionale della penisola di Kii, la più grande del Giappone: Kumano Hongu Taisha, Kumano Hayatama Taisha e il Kumano Nachi Taisha. Ancora oggi seguaci del buddismo, devoti di ogni religione e curiosi del mondo si avventurano per queste antiche vie per assaporare la magia dei paesaggi e l’atmosfera esoterica.

Agosto non è certo il periodo migliore per seguire le orme mistiche: il caldo è umido e sembra di camminare in una sauna. Ma non avendo alternative noi ci siamo avventurati comunque e non ce ne siamo di certo pentiti. Anzi, è stato uno dei luoghi più affascinati di tutto il viaggio.

I percorsi che si ramificano nella penisola sono dettagliatamente illustrati e spiegati sul sito ufficiale www.tb-kumano.it che è organizzato molto bene, dà suggerimenti chiari e precisi su tutti i possibili percorsi, fornisce le cartine con distanze e dislivelli di tutte le tappe, linee e orari degli autobus che percorrono la zona, e un sistema di prenotazione per i posti in cui dormire. Noi abbiamo scelto il ‘Nakahechi’, la Via Imperiale, che partendo dalla costa sud-occidentale della penisola (nei pressi di Tanabe) si snoda per 38,5 km percorribili in due giorni e conduce al monastero Kumano Hongu Taisha. Fra l’altro questo pellegrinaggio è gemellato con il Camino di Santiago, un incentivo in più per chi lo ha già percorso il ‘nostrano’, una promessa di completare l’esperienza per chi come noi a Santiago non c’è stato.

Base del nostro pellegrinaggio è pertanto Tanabe, che abbiamo raggiunto in treno il giorno prima dell’inizio del cammino (orari sul sito http://www.hyperdia.com/en/). Vicino alla stazione è presenta un centro informazioni molto efficiente, che dà suggerimenti su tutti i possibili percorsi, fornisce le cartine con distanze e dislivelli di tutte le tappe, i punti per i rifornimenti d’acqua, linee e orari degli autobus che percorrono la zona, e un sistema di prenotazione per i posti in cui dormire (come il sito). Per il resto Tanabe è una cittadina abbastanza anonima, in questo periodo totalmente priva di turisti occidentali e anche orientali (troppo caldo per votarsi al pellegrinaggio su e giù dai monti), ma proprio per questo ci ha offerto uno ‘spaccato di vita’ senza ingerenze. E’ stato l’unico momento di tutto il viaggio in Giappone in cui abbiamo veramente avuto difficoltà a comunicare: ci è capitato di uscire a malincuore da una tipica izakaya senza ordinare perché il menu, privo di foto, era tutto un ideogramma a noi misterioso. Per il pernottamento abbiamo scelto l’Hotel Hanaya, che ad un primo impatto dà l’idea della decadenza ma poi la stanza si è rivelata tutta ristrutturata e confortevole. Come convenuto via email prima dell’arrivo, ci è permesso lasciare le valigie presso l’hotel durante i due giorni di cammino.

Il mattino seguente la nostra avventura comincia: prendiamo il bus davanti alla stazione dei treni e in circa 40 minuti siamo all’inizio del nostro percorso, fermata Takjiri. Prima tappa 13 km fino a Chikatsuyu. Il percorso è davvero bello, diversi saliscendi anche ripidi soprattutto all’inizio, che poi non sarebbero niente di che con una temperatura normale. Si cammina nel bosco, il percorso è ben segnalato da cartelli, Ogni tanto un tempietto, una statua divinatoria, qualche cartello con una storia, una parabola che trasuda saggezza. Noi sudiamo e basta. Ogni tanto un paesino, poi ancora bosco…I sentieri sono molto suggestivi, lungo il percorso si trovano delle piccole casette in legno nelle quali, aprendo lo sportellino, si trova un timbro con il simbolo della tappa per certificare sul vostro quaderno di viaggio il vostro passaggio. Sarà un bel ricordo.

Abbiamo pernottato nella ‘Minshuku Nakano’ prenotata sul sito http://www.kumano-travel.com/index/en/action_Default_Index. Una minshuku è una stanza ‘per gli ospiti’ all’interno di una casa abitata, quindi un modo per entrare ancora più in contatto con la cultura locale. La nostra era molto carina, ovviamente in stile giapponese molto piacevole, con gestore che non spiccicava mezza parola di inglese ma che a gesti ci ha mostrato tutto ciò che era a nostra disposizione. Fondamentale si è rivelato il frigorifero: non solo per tenere l’acqua in fresco ma anche il cibo comprato al supermercato A-Coop, unica fonte di sostentamento in zona (e chiude alle 18.30), per lo meno in quel periodo di bassissima stagione. Consiglio di prendere qui anche le provviste per il giorno dopo, non si trova granché nel percorso! Invece di fare la prima tappa a Chikatsuyu, ci si può avvantaggiare di 5 chilometri arrivando a Tsugizakura.

 Il giorno successivo ci aspettano 26 km pertanto partiamo alle 5.30 del mattino. Le condizioni di caldo umido sono le stesse del giorno precedente, forse un po’ meno salite-discese e più tratti pianeggianti. Arriviamo a Hongu a metà pomeriggio e dopo la doverosa ‘preghiera’ al tempio di arrivo, ci fiondiamo in una delle località termali li intorno, a pochi minuti di autobus, per goderci il nostro meritatissimo onsen. Questa è una zona molto ricca di bagni termali: generalmente sono strutture private ma ci si può ‘scavare’ il proprio angolo termale anche nel fiume, quindi in maniera gratuita. Noi scegliamo la struttura ‘Watarase Onsen’, che abbiamo apprezzato per le sue vasche a differenti temperature, l’atmosfera silenziosa e raccolta.

Per il pernottamento a Hongu abbiamo prenotato la ‘guesthouse Blue Sky’ (sul sito https://www.japaneseguesthouses.com/), La stanza, sempre in stile giapponese, è davvero graziosissima e anche l’accoglienza è stata perfetta (il proprietario molto disponibile parla bene l’inglese). Pure Hongu non ci sembra piena di vita e anche in questo caso facciamo spesa al supermercato e ceniamo nella nostra piacevole stanza sui tatami.

Andando a dormire presto anche il giorno successivo ci svegliamo all’alba. Prendiamo l’autobus in direzione Tanabe ma ci fermiamo a Yunomine, la più famosa tra le località termali della zona, nonché una delle più antiche di tutto il Giappone. Nostra intenzione è provare la piccola pozza di acqua termale racchiusa in una casetta di legno, dichiarata patrimonio dell’Unesco. Si prenota l’ingresso, si può rimanere per mezz’ora. Noi avevamo tre coppie in attesa davanti a noi ma abbiamo aspettato meno del previsto perché tutti uscivano molto prima rispetto alla mezz’ora assegnata. E abbiamo capito perché: l’acqua è davvero molto calda, c’è un rubinetto per diluirla ma si rimane a fatica in ammollo. E anche noi usciamo prima del previsto e senza aver goduto di un minimo di relax. Non rifarei l’esperienza. Facciamo colazione con il gelato al te verde (una delle poche cose che vendeva il negozietto aperto sulla via assieme alle uova da cuocere nell’acqua termale!) e riprendiamo il bus che in un paio d’ore ci riporta a Tanabe: più purificati e anche un po’ più mistici!

 

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