MAROCCO IN BICI: DA FES A TANGERI

di Silvia Benaglia
Ottobre 2023

Ero stata in Marocco tanti anni fa nella zona di Marrakech, Zagora e dell’Atlante. Mi era piaciuto tantissimo e mi ero ripromessa di tornarci, magari in bici. Perciò quando quest’anno, mentre cercavo una meta economica per il cicloviaggio post-estate, Ryanair mi ha proposto un volo su Fez, l’ho colto come un segno del destino. Mi sono seduta a computer e tutto si è creato semplicemente: la traccia, i posti, le tappe…
Così sabato 30 settembre io, S ed LS siamo partiti da Orio al Serio con le nostre bici (2 gravel e una MTB front) inscatolate. Siamo atterrati a Fes dove l’autista di un pullmino 9 posti le ha incastrate in malo modo tra i sedili e ci ha accompagnato al Riad Baba, un edificio tradizionale con un bel cortile interno silenzioso e gestito da un host gentilissimo che ci ha permesso di lasciare lì le nostre scatole per tutta la durata del viaggio. Abbiamo rimontato le bici, mangiato la prima tajine e l’indomani siamo partiti. Uscire da Fes è stato più semplice di quanto fosse stato uscire da Amman l’anno scorso. Ci siamo lasciati alle spalle la città e i cumuli di spazzatura alla periferia e ci siamo trovati catapultati in un mondo dove il tempo sembra essersi fermato e che ci accompagnerà per quasi tutto il viaggio: bambini e donne che vanno a raccogliere l’acqua al pozzo coi muli, greggi di pecore, casette bianche col tetto di fango e paglia su cui vengono messi ad asciugare al sole dischi fatti di sterco che credo verranno usati per accendere il fuoco.

paesaggio rurale poco lontano da Fes

Le strade sono per lo più poco trafficate, molte sono sterrate ma facilmente percorribili, ma sono quasi tutte in salita/discesa: i km pianeggianti saranno davvero pochi. Al pomeriggio la temperatura è salita sfiorando i 38°C e il ritmo è rallentato. Abbiamo cercato un po’ di fresco sotto gli eucalipti e gli olivi e quando, dopo 72km e 1250m D+, siamo arrivati a Moulay Boutcha dove c’era il nostro B&B, ci è davvero sembrato un’oasi nel deserto: una bella casa immersa in un giardino lussureggiante dotato di piscina. Ufficialmente era ancora chiuso, ma quando abbiamo scritto per la prenotazione, abbiamo specificato che viaggiavamo in bici e Muriel ha deciso di ospitarci lo stesso, anche perché in zona non c’è nessun’altra possibilità di alloggio. Ci ha anche cucinato una delle tajine più buone di tutto il viaggio, accompagnata dalle patatine fritte, retaggio della dominazione spagnola.
L’indomani abbiamo attraversato l’abitato proprio all’orario dell’ingresso delle scuole e siamo passati tra una moltitudine di bambini e ragazzi che ci hanno salutato calorosamente. A metà giornata abbiamo trovato un bellissimo fiume dove regalarci una pausa rinfrescante e mentre stavamo per ripartire, siamo stati raggiunti da un uomo con in mano un’anguria.

Sul bordo del fiume con Salà e l’anguria

Ha detto di chiamarsi Salah e ha voluto divedere l’anguria con noi. Rinfrancata, pensavo di essere in grado di portare a termine la tappa (60km e 1400m D+) facilmente. Invece al pomeriggio il caldo e le continue salite mi hanno davvero messo a dura prova. Sono comunque arrivata a Bni Quolla dove abbiamo dormito in una vera fattoria marocchina prenotata su airBnB. La padrona di casa parlava poco francese, ma aveva un sorriso bellissimo e siamo comunque riusciti a far conversazione. Ci ha anche cucinato una buonissima harira, la zuppa tipica marocchina, arricchita con pollo e rigaglie.
Il giorno dopo il paesaggio cambia. Ci siamo addentrati nelle montagne dove la vegetazione è ad alto fusto e anche la temperatura è più gradevole. Nel pomeriggio abbiamo percorso una gola dove un torrente compariva e scompariva, a volte si allargandosi in pozze dove sostavano piccole carovane di donne cariche di rami verdi accompagnate da muli. La tappa è più leggera delle precedenti (50km e 1000m D+) e siamo arrivati a Nefzi verso metà pomeriggio. Il paese è composto da poche case raccolte attorno a una scuola e ad una moschea, dominate dalla nostra guest house con una bellissima terrazza panoramica. Il nostro host è un po’ invadente, mi ha messo in cucina a far finta di aiutarlo a preparare la tajine per cena. In realtà la carne era già stata parzialmente cotta dalla moglie a casa e io avrei voluto sedermi e godermi il panorama, ma è stato divertente.
La quarta tappa è iniziata in discesa, poi abbiamo seguito una bella strada asfaltata in quota. Una veloce picchiata e poi una lunga e dura salita che raggiungeva un paesino minuscolo dove ci siamo fermati al pozzo in compagnia di 2 bambine dagli occhi nerissimi. Dalla cima della salita si iniziava a vedere la nostra meta: Chefchouen, la città azzurra che però è come quei rifugi che ti guardano beffardi e rimangono sempre alla stessa distanza. Entrare in paese (dopo 60km e 1400m D+) tra auto e turisti in shorts, dopo tanti giorni di nulla, è stato un po’ uno shock. La medina inoltre è piena di scale e vicoli stretti e raggiungere il nostro alloggio non è stato semplice.

Le nostre bici

La mattina dopo però ci siamo alzati presto, quando la città era ancora sonnolenta, e girare per i vicoli immersi nelle varie sfumature di azzurro era davvero suggestivo. Ci siamo anche recati ai lavatoi, appena fuori dalla città, e ci siamo stupiti nel trovare donne intente a fare davvero il bucato. Poco prima di mezzogiorno ci siamo rimessi in sella. La tappa doveva essere breve (45km e 700m D+), ma siamo partiti subito in salita su strada sterrata in mezzo a coltivazioni di marjuana infastiditi dal vento. Successivamente la strada entrava in un canyon molto suggestivo e pian piano si trasformava in un sentiero difficile da pedalare, ma il panorama ci ha davvero ripagato della fatica. Per fortuna gli ultimi km sono stati veloci, su asfalto e pianeggianti e siamo arrivati al mare a Oued Laou. Il nostro appartamento era una villetta con l’ingresso direttamente sull’ampia spiaggia, ma il cielo era coperto e il clima freschino e quindi niente bagno. Una beffa ripensando al caldo patito i primi giorni. Oued Laou è un posto abbastanza anonimo, ma siamo andati a mangiare al ristorante Aramar dove i menù erano unti e sgualciti, ma il pesce era fresco, abbondante e a prezzi incredibili: con l’equivalente di 24€ abbiamo mangiato in 3 in abbondanza.
Nutrivo grandi aspettative per la tappa successiva che si svolgeva per buona parte lungo la costa. Purtroppo però il clima nebbioso ci ha nascosto parte del panorama e abbiamo pedalato su strade abbastanza trafficate e con continui saliscendi che ho sofferto abbastanza. Quello che sicuramente meritava era la pausa a Tetouan per visitare la medina patrimonio UNESCO. Eravamo gli unici turisti e vagare senza meta per i vicoli stretti tra le case bianche e occupati dal mercato dove si vendeva di tutto, dalle olive ai polli vivi, era davvero magico.

Il mercato di Tetotuan

Col senno di poi sarebbe stato da far finire lì la tappa per dedicarle più tempo. Invece abbiamo proseguito fino a M’diq (64km e 900m D+), un anonimo paesone sul mare dove abbiamo pernottato in un appartamento moderno dotato anche di lavatrice (e il fatto che la prima cosa che ha fatto la nostra host sia stato mostrarci il suo funzionamento, secondo me la dice lunga su come eravamo conciati). Siamo andati a mangiare a El Cocodrilo, un ristorante che serviva alcolici e sederci davanti a una tovaglia di stoffa ci è sembrato un lusso incredibile. Tuttavia il cibo, pur essendo buono, era un po’ anonimo e non ci ha soddisfatti in pieno.
Il giorno dopo, per i primi km, ci è sembrato di essere catapultati in un altro mondo: alberghi di lusso, villette ordinate, prati verdi, luna park. Poi abbiamo lasciato la costa e siamo tornati a viaggiare nel tempo oltre che nello spazio.

verso Ain Chouka

Abbiamo affrontato una lunga salita sterrata che ci ha portato a un passo nei pressi di una cava e poi con un po’ di saliscendi, dopo 48km e 850m D+, siamo arrivati alla periferia di Ksar Sghir dove sorge Sanae House in una posizione invidiabile: tra le colline, con una bellissima vista sul mare. Siamo stati accolti da una donna che non parlava una parola di una lingua comprensibile, ma ci ha offerto il tea e ci ha fatto sistemare in una stanza che aveva un bagno incredibile, sembrava uscito da una favola de Le Mille e una Notte.
E così siamo all’ultima tappa di questo viaggio meraviglioso fatto di colori, sapori e incontri straordinari. Una tappa breve (50km e 800m D+) che forse poteva essere concatenata alla precedente anche perché si svolge interamente su asfalto. L’ingresso a Tangeri è molto semplice grazie alla corniche che permette di pedalare fuori dal traffico. Ci regaliamo anche un bagno nell’oceano, il primo in assoluto per me, freddo e dalla onde grandi e forti.

La spiaggia di Tangeri

La città è graziosa, con la medina dominata dalla kasba che ospita un museo. Il contenuto del museo è un po’ deludente, ma merita per il palazzo che lo ospita decorato nel classico stile islamico con geometrie ed iscrizioni cufiche. Graziosa anche la chiesa di St Andrew circondata da un piccolo cimitero immerso nel verde e che all’interno custodisce un Padre Nostro scritto in arabo.

And that’s all, folks! Il giorno dopo per tornare a Fes abbiamo preso un autobus della ctm https://ctm.ma/ . La stazione è un po’ fuori dal centro, ma i bus sono economici, moderni e confortevoli e ci hanno caricato le bici senza problemi.

INFORMAZIONI PRATICHE:
Quando andare: l’itinerario è percorribile praticamente tutto l’anno, tuttavia sconsiglio i mesi estivi per le temperature elevate; occorre inoltre tener presente che da novembre a marzo è possibile incappare in giorni di pioggia che possono anche essere molto violenti. Noi siamo andati a inizio ottobre per avere ancora un buon numero di ore di luce. Purtroppo a Fez la temperatura era molto sopra la media e i primi 2 giorni abbiamo patito il caldo, ma poi il clima è stato gradevole.

Come andare: Ryanair collega Fez a Milano (e credo anche ad altre città italiane) a prezzi davvero convenienti

Mangiare e dormire: in Marocco il campeggio libero è vietato, tuttavia si trovano alloggi per tutte le tasche. Noi abbiamo prenotato tutto dall’Italia utilizzando booking.com e AirBnB. Gli standard di pulizia sono in genere discreti e alcuni appartamenti sono molto moderni e sarebbe possibile anche cucinarsi i pasti, tuttavia mangiar fuori costa così poco, che ci è sembrata la soluzione migliore. Inoltre fare la spesa potrebbe non essere così semplice: quasi ogni paese è dotato di un piccolo negozio, ma i cereali e legumi sono esposti all’aria in condizioni igieniche precarie e le forniture sono molto basiche. Paradossalmente fuori dalle città è anche difficile rifornirsi di frutta e verdura.

Acqua: in Marocco c’è l’acqua e per me è stata una sorpresa. Ogni paese ha il suo pozzo o la sua fontana a cui approvvigionarsi e molte case hanno l’acqua corrente che loro bevono tranquillamente. Noi abbiamo preferito bere quasi sempre l’acqua delle bottiglie, ma ci è capitato che ci venisse servita quella dell’acquedotto e di non poter rifiutare o di bere alle fontane e non ci è successo nulla, tuttavia non è una pratica che consiglio. Prestate attenzione perché a volte nei bar insieme al caffè viene servita gratuitamente dell’acqua nelle bottiglie, ma che in realtà è quella del rubinetto.

2 comments

  1. Ciao bellissimo racconto e bellissima idea per il nostro prossimo viaggio. PEr caso hai la traccia gpx del viaggio che hai fatto? grazie mille

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