PEDALANDO A CIPRO: NATURA SELVAGGIA E PERSONE OSPITALI

di Silvia Benaglia
Settembre 2019

Non avevo mai pensato a Cipro come meta turistica. In realtà non avevo mai pensato a Cipro in nessun modo. Per me era solo un’isola del Mediterraneo. Tra l’altro, dopo il Giappone, non pensavo di potermi concedere un’altra vacanza. Però la voglia di andar via si è fatta sentire prepotente e ho rinunciato alle ferie nella settimana di Ferragosto per poter andar via a settembre, dal momento che preferisco viaggiare in bassa stagione. Volevo un posto non troppo lontano (Ryanair collega Pafos con Bergamo in 3h30), non troppo caro, dalla logistica non troppo complessa e caldo. Curiosando in internet è venuto fuori Cipro che pare stia investendo abbastanza sul cicloturismo.
Ho studiato un po’ e ho scoperto che di qui sono passati tutti: greci, romani, ottomani, templari, inglesi… E oggi, dopo una specie di invasione turca nel 1974, Cipro è divisa in una parte nord a prevalenza turco-musulmana e una sud a prevalenza greco-ortodossa. La parte nord non è riconosciuta a livello internazionale se non dalla Turchia mentre quella sud fa parte della CEE da alcuni anni. La situazione è cristallizzata così da 40 anni e Nicosia è l’unica capitale al mondo divisa in 2 da un confine.

Giovedì 19 settembre partiamo in 4: io, S e O, “veterani” del cicloturismo con le nostre mtb ormai rodate e LS alla sua prima esperienza in questo campo con una Cinelli gravel nuova fiammante.
Arriviamo a Pafos nel primo pomeriggio. Il cielo è azzurro e il clima caldo. Montiamo le bici e partiamo subito: ci attendono 22km e 600m di dislivello. Ci allontaniamo dal mare inoltrandoci nella campagna arida e incontriamo i primi sterrati, ripidi e sconnessi. Assistiamo al tramonto tra i vigneti e con le ultime luci raggiungiamo l’agriturimo Kaizer https://www.agrotourism.com.cy/property-kaizer-agrotourism,419,false,en ad Amargeti. Il paese è un agglomerato di case basse senza alcun fascino particolare, ma l’agriturismo è in una abitazione tipica, cinta da mura che nascondono una gradevole piscina; le camere sono ampie, pulite e confortevoli. Facciamo un tuffo prima di sederci a tavola. Il cibo cipriota è semplice: il pasto viene aperto da un’insalata di cetrioli e pomodori, olive, crostini con tzatziki, hummus e halloumi (un formaggio tipico, un po’ gommoso); seguono piccole porzioni di carni in umido o alla griglia che prendono il nome di meze, quella sera contaminate dalle origini orientali della cuoca.

La mattina dopo ci alziamo con calma: noi non siamo molto mattinieri e i ciprioti lo sono meno di noi; difficilmente la colazione (per lo più a base salata) viene servita prima delle 8.
La tappa di oggi prevede tanto sterrato, dapprima in discesa verso una chiesetta abbandonata che conserva ancora delle icone suggestive. Si prosegue poi lungamente in piano, su terreno sassoso lungo un piccolo corso d’acqua che guaderemo più volte. Quindi si inizia a salire lungo le pendici dei monti Troodos. Le strade si ramificano, il gps è fondamentale e anche così ad un certo punto ci troviamo davanti a un cancello chiuso. I cartelli in greco non sono facili da interpretare, ma il messaggio è chiaro. Guardiamo le mappe e la conclusione è che non c’è alternativa, dobbiamo passare da lì. Così scavalchiamo. Non incontreremo nessuno, ma finchè non usciremo dall’altra parte, dopo una rampa ripidissima da fare con bici al fianco, non è che fossi proprio tranquilla. E ancora in salita, sotto il sole caldo del pomeriggio e poi su asfalto nella luce morbida del tramonto. Ancora una volta arriviamo con le ultime luci a Platres.

II tappa, lungo il torrentello

Io sono davvero stanca, credo che questa con i suoi 49km e 1500m di dislivello, questa sia stata una delle tappe più dure.
Dormiremo all’hotel Edelweiss http://edelweiss.mycyprushotels.com/en/, struttura datata ma pulita.

L’indomani scambiamo due parole col gestore dell’hotel che ci dice che Cipro è l’unico posto dove si può sciare alle 8 e alle 13 fare il bagno in mare. Sembra incredibile che qui possa nevicare, eppure lui ci assicura che capita tutti gli anni.
Ripartiamo in salita, verso quello che sarà il punto più alto del nostro tour, a quasi 1900m di quota. Partiamo quasi subito su sterrato, dapprima su fondo sconnesso, poi su bella strada pedalabile tra i pini marittimi. Un po’ di asfalto ed eccoci a Troodos, luogo con lo stesso scarso fascino del Passo del Tonale. Un ultimo sforzo e iniziamo la discesa lungo il sentiero E4 che si rivelerà molto panoramico ma anche abbastanza tecnico; tanti complimenti ad LS che con la sua Cinelli si rivelerà più abile di me che ogni tanto sarò costretta a scendere di sella.

III tappa, lungo il sentiero E4

Una volta tornati sull’asfalto guardiamo l’orologio: sono le 13 e abbiamo percorso 18km. Decidiamo di velocizzare le cose e tagliare un po’ di sterrato. Così su asfalto saliamo a Spilia e scendiamo a Lagoudera  dove ci concediamo una pausa per visitare una delle chiese patrimonio dell’UNESCO; in effetti la cupola azzurra e le icone dorate sono molto suggestive. Da qui inizia una lunga e veloce discesa su asfalto che ci porterà a Kato Moni; segue quindi un lungo tratto su statale attraverso la campagna fino a Tseri dove alloggeremo presso l’ostello Costas Action http://costas-hostel-action.tseri.top-hotels-cy.com/it/ La struttura è abbastanza brutta: camerate con letti a castello molto spartane e le pentole della cucina condivisa erano piuttosto sporche, ma purtroppo in questa zona le sistemazione sono poche e non ce n’erano altre disponibili. Forse avremmo potuto prolungare la tappa di una decina di km e tirare fino a Nicosia, ma già così avevamo percorso 67km e 1400m di dislivello.

Il giorno dopo raggiungiamo velocemente Nicosia. E’ domenica e nella parte greca è tutto chiuso, sia la chiesa di S. Giovanni che la porta di Famagosta. Le strade sono fiancheggiate da case basse, alcune diroccate, memorie forse ancora della guerra. Passiamo rapidamente nella parte turca, dopo un veloce controllo dei documenti (non è necessario il passaporto, è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio). Per la prima volta entro in una moschea. In realtà è una chiesa riadattata, per cui non mi sembra una struttura così estranea, è solo molto spoglia e i pavimenti sono rivestiti da tappeti morbidissimi. Nemmeno il caravanserraglio ha saputo stupirmi: è più piccolo di come lo immaginavo leggendo le guide e le botteghe che ospita sembrano vendere oggetti abbastanza dozzinali.

IV tappa, Nicosia, il Caravanserraglio

Così si riparte. Uscire dalla città non è così semplice per via della “zona verde” e alla fine siamo costretti a percorrere alcuni km su una strada a scorrimento veloce a 2 corsie. Per fortuna i ciprioti sono in genere molto rispettosi dei ciclisti: sorpassano a distanza di sicurezza e la strada ha una corsia di emergenza che permette di stare fuori dalla carreggiata. Appena possibile comunque l’abbiamo lasciata per una strada bianca che correva tra i campi punteggiati da balle di fieno.

IV tappa, verso il mare

E dopo 86km pianeggianti siamo arrivati al mare. Yeni Iskele è una cittadina in via di sviluppo: hotel di lusso in edifici alti affacciati sulla baia. Purtroppo il primo incontro col mare non è esaltante: la spiaggia è disseminata di detriti. Riusciamo a fare il bagno mentre il sole diventa rosso, ma mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.

Ormai siamo a metà del viaggio. Nella V tappa proseguiamo lungo le coste turche. A bordo strada si accumulano una grande quantità di rifiuti, lattine e bottigliette di plastica per lo più. Inoltre le memorie della guerra sono più visibili: le chiese e i cimiteri sono stati profanati. Le chiese non hanno più le porte, sono state spogliate delle icone e sono diventate delle piccionaie. In tarda mattinata ne incontriamo una molto grande; ha ancora la porta chiusa ed è affiancata dai resti di quello che una volta doveva essere un monastero.

V tappa, chiesa profanata e spogliata

Mentre ci aggiriamo per il complesso veniamo raggiunti da un uomo che cammina appoggiandosi a un bastone. Ha in mano un mazzo di chiavi e ci apre la porta mentre cerca di spiegarci la storia del luogo in un inglese incomprensibile. All’interno della chiesa non è rimasto granché, ma qualcuno ha portato copie delle icone e la cosa mi ha fatto davvero tenerezza. Prima di rimontare in sella veniamo raggiunti da alcune donne che lavoravano nei campi e ci regalano della lavanda. Questo per me sarà uno dei momenti più intensi del viaggio e questo sarà il primo di una serie di incontri straordinari.
Pedalando verso la penisola di Karpaz, i villaggi diventano sempre meno frequenti e il paesaggio si fa più aspro e selvaggio. Raggiungiamo una spiaggia di sabbia rossa dove facciamo il bagno in un mare caldo e liscio come l’olio prima di affrontare gli ultimi km di salita che ci porteranno in cima a una collina dove sorge Dipkarpaz

V tappa, penisola di Karpaz

Abbiamo prenotato all’agriturismo Stone House https://www.facebook.com/karpaz.stonehouse La struttura è un po’ fuori dal paese, ricavata da quello che sembra un vecchio convento e offre camere ampie, confortevoli e silenziose. E’ gestita da una famiglia musulmana e, dopo 82km, veniamo accolti da Mustafà, il figlio del gestore, un ragazzino di 13 anni sveglio e simpatico. Se volete cenare qui, bisogna avvisare il giorno precedente. Cosa che noi non abbiamo fatto e che mi è davvero dispiaciuta. Per fortuna i proprietari sono molto gentili e si offrono di accompagnarci a un ristorante a 3km di distanza, in riva al mare. Mentre aspettiamo che si faccia l’ora di mangiare, S e O aggiustano la bici di Mustafà che aveva una gomma a terra da tempi immemori mentre io gioco a backgammon col fratello maggiore, Rami. Un altro dei ricordi più cari di questo viaggio.

La VI tappa inizia dopo una delle colazioni più buone mai fatte. Partiamo in discesa, su asfalto che però lasciamo una volta giunti in vista della costa per una sterrata che corre a breve distanza del mare. Sfioriamo alcune calette che sarebbero incantevoli, ma che invece sono ingombre da una quantità impressionante di rifiuti di plastica. Sono davvero rimasta allibita. Un conto è vederlo in TV, un altro è rendersi conto di persona della gravità di un problema.  Più avanti, tornati sull’asfalto, dove le spiagge sono più accessibili, la situazione è migliorata tanto che siamo riusciti a fare il bagno prima di raggiungere il nostro appartamento in un complesso residenziale poco fuori Talitsu. L’alloggio https://www.amyvillas.co.uk/villas/sweetwater-bay.asp è ampio, ben accessoriato e con una bella vista sulla baia. Oggi abbiamo percorso 84km e 850m di dislivello.

VI tappa, penisola di Karpaz

La tappa successiva è la meno bella perché si svolge quasi tutta su strada asfaltata e trafficata. Anche paesaggisticamente non è granchè perché deturpata da ecomostri: scheletri di cemento, molti incompiuti, si alternano a complessi di lusso in costruzione; mi chiedo quanti verranno finiti.
Passiamo dalla spiaggia di Algadi dove dovrebbero nidificare le tartarughe; al momento non è stagione, ma assistiamo a una meravigliosa fioritura di gigli.
Raggiungiamo quindi Girne, la città più grande della parte turca che però per me ha ben poco fascino, se si escludono le vie lastricate che scendono verso il porto. Anche il castello (ingresso a pagamento) non ha saputo emozionarmi. Forse conveniva passare sulle colline alle spalle della città dove sorgono resti di conventi e di castelli, ma ciò avrebbe significato qualche chilometro e dislivello in più. Già così oggi percorreremo 82km e 900m di dislivello. La salita più dura inoltre è a fine giornata, su una mulattiera ripida per me assolutamente inciclabile, ma una volta in cima assistiamo a un bellissimo tramonto e con le ultime luci raggiungiamo Korucam. Ci si accorge subito che c’è qualcosa di diverso: la chiesa è grande e appare intatta. Siamo alloggiati da Hanna Kuomi http://www.hannakoumi.com/, un edifico nuovo in pietra chiara. Veniamo accolti da Angelica, una donna vulcanica che parla italiano perché ha studiato a Verona. Ci racconta della sua vita che non è stata facile. E ci dice che Korucam è l’unica enclave maronita rimasta a Cipro. I maroniti sono cattolici e parlano aramaico. Un altro incontro indimenticabile.

Ormai siamo quasi arrivati.
L’indomani abbiamo anche il tempo di visitare la chiesa di Agios Mamas dagli arredi davvero ricchissimi (ingresso a pagamento; chiedere al vicino museo archeologico; 1,5€) e i resti di Soli (poca roba; giusto qualche mosaico frammentario e un anfiteatro in buone condizioni perché è stato usato fino a tempi recenti; anche qui ingresso a pagamento, 1,5€). Poi affrontiamo due brevi salite faticose sotto il sole del meriggio prima di uscire dalla parte turca. Da qui pensavamo di proseguire lungo la costa. Invece di imbattiamo ancora in una zona turca militarizzata. Non pensavo ci fossero problemi, in fondo venivamo da lì. Invece questa volta di qui non si passa, non ci resta che girare le bici e proseguire lungo la strada principale che fa un giro molto lungo: 16km e soprattutto 600m di dislivello in più. Questo è il contatto più ravvicinato che ho avuto con la guerra e la stupidità umana. Gli ultimi km per me sono stati davvero duri, nonostante il bellissimo tramonto che ci accompagnava. Sono arrivata al nostro appartamento stremata. http://astrofegia-apartments.polis.top-hotels-cy.com/it/ è una brutta struttura con mobili dozzinali ammassati in uno spazio troppo piccolo; inoltre risulta rumorosa perché proprio sulla strada. Purtroppo era l’unica disponibile e dopo 95km e oltre 1200m di dislivello, non sarei stata in grado di fare 1km in più.

Quella del giorno dopo é l’ultima tappa e una delle più belle dal punto di vista paesaggistico. Percorreremo la penisola di Akamas costeggiando il mare in ambiente semidesertico su belle piste di terra battuta. Il mare è pulito e le spiagge incantevoli, ma la solitudine dei giorni scorsi è un lontano ricordo: Blue Lagoon sembra uscita da un film, ma le barche ormeggiate con la musica ad alto volume mi sembrano fuori posto. Fortunatamente siamo in bassa stagione, altrimenti i quad e i fuoristrada ci avrebbero coperti di polvere mentre spingevamo le bici verso la sommità della collina.

IX tappa, Blue Lagoon

La discesa dall’altra parte è spettacolare: facile, veloce, divertente e sembra che alla fine ci si possa tuffare nel mare direttamente con la MTB. Ancora qualche saliscendi su sterrato che ci porterà a toccare altre belle spiagge tra cui quella di Lara e poi su asfalto raggiungeremo Pafos dopo 79km e 800m di dislivello. Qui termina il nostro viaggio.

Pafos parco archeologico Siamo Arrivati

L’ultimo giorno sarà dedicato alla visita della città famosa per i suoi mosaici di epoca romana e all’impacchettamento delle bici. Avevamo contattato questo ciclista https://www.cyprusbikepaphos.com/ che ci aveva offerto il servizio a pagamento. Quando siamo arrivati, c’erano i cartoni ma lui ci ha detto che non aveva tempo e ce li ha lasciati gratuitamente. Abbiamo dovuto fare noi il lavoro, ma ci ha permesso di girare Pafos in bicicletta.

INFO PRATICHE:
Quando andare:
il periodo migliore per me è tra aprile e maggio quando le giornate sono lunghe e non fa ancora caldo; ottobre può essere un buon mese, ma le ore di luce diminuiscono. Noi siamo andati a fine settembre e le temperature erano ancora molto alte; fortunatamente l’isola è ventilata e siamo riusciti a pedalare lo stesso.
Come andare:
Ryanair collega Bergamo con Pafos 2 volte alla settimana; Easyjet vola da Milano a Larnaca sempre 2 volte a settimana; esistono anche altri collegamenti, ma prevedono scali a volte molto lunghi.
Mangiare e dormire
: non so come sia la situazione campeggi a Cipro. Noi per ridurre i bagagli abbiamo scelto di pernottare in B&B e appartamenti prenotandoli giorno per giorno su booking.com. A parte un paio di volte, in genere c’è una scelta abbastanza ampia di sistemazioni a prezzi accettabili.
Per mangiare, abbiamo alternato cene al ristorante a cene cucinate da noi quando avevamo l’appartamento. Per la spesa, quasi tutti i paesi hanno dei minimarket, ma al di fuori dei centri maggiori sono poco forniti e soprattutto la scelta di frutta e verdura è molto scarsa.
Altro:
a Cipro si guida a sinistra. La parte turca ha una sua moneta, ma tutti gli esercenti (anche i piccoli minimarket) accettano il bancomat per qualsiasi importo e noi non abbiamo avuto bisogno di cambiare. La lingua non è un problema: tutti parlano inglese. Esistono dei mezzi pubblici, ma sono per lo più dei minibus che non hanno la possibilità di caricare le bici.

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