CAPO VERDE ON THE ROAD: TRA CULTURA E NATURA

di Francesca Orioli
dicembre 2023

L’arcipelago di Capo Verde, con le sue dieci isole, ben si presta a diversi tipi di vacanza: noi abbiamo tralasciato le gettonatissime isole di Sal e Boavista -regine del mare – e ci siamo lanciati alla scoperta di Santo Antao, Sao Vicente e Santiago con la voglia di scoprire tesori naturali, conoscere una cultura diversa e assaporare uno spirito africano davvero particolare. Santo Antao è un paradiso per gli amanti del trekking: verdissima nel centro nord, brulla al sud, ma sempre con paesaggi di grande fascino. Voglio immaginare che  l’ispirazione per il nome Capo Verde sia arrivata da qui. Sao Vicente è vitalità, con la sua città principale – Mindelo – che sprizza gioia e ritmo. Santiago, la prima isola ad essere scoperta, offre una grande varietà: un sito storico patrimonio Unesco, un interno montuoso e villaggi in costa.

Quello che abbiamo trovato in Capo Verde è ‘un’Africa alla sua maniera’, sicuramente mescolanza: un popolo che ha assorbito dai colonizzatori portoghesi, che ne parla ancora la lingua mischiata con il francese – con un ritmo di vita ‘tranquiloma comunque attivo ed intraprendente e quella musicalità nel sangue che li fa associare ai cubani. E che ahimè sta sentendo le influenze dei cinesi, arrivati qui con una miriade di negozi di abbigliamento e paccottiglia e, peggio ancora, imprese di costruzioni edili.

Ecco il nostro itinerario di una decina di giorni durante il periodo natalizio:

Day 0: arrivo
Arriviamo all’aeroporto di Sao Vicente con volo Tap Portugal via Lisbona. E’ ormai sera perché il volo ha ritardato di 5 ore la partenza causa sabbia del Sahara che riduceva la visibilità. Prendiamo un taxi per il centro di Mindelo che dista circa 12 km (non avendo ancora scudi capoverdiani paghiamo 10 euro. Ci fiondiamo alla ricerca della SIM per il telefono, normalmente si trova in aeroporto ma al nostro arrivo era tutto chiuso. La troviamo facilmente al supermercato Fregata Central. Paghiamo in euro e ci viene dato il resto in scudi: i primi cambi li gestiamo cosi.

Pernottamento: Casa Comba, ottima posizione, pulizia e servizi, gestore gentilissimo ci ha aiutato per l’acquisto della SIM e ci ha preparato una colazione take away visto che non ne avremmo usufruito in quanto avremmo preso presto il traghetto per Santo Antao.  

Cena: Le gout de grills, ottimo pesce, buoni prezzi

Day 1: SANTO ANTAO – Trekking Valle de Paul e Cova

Prendiamo il traghetto delle 7 del mattino da Sao Vicente-Mindelo per Santo Antao- Porto Novo (biglietti acquistati in anticipo su internet sul sito https://www.cvinterilhas.cv/home – nel sito si indica che solo le visa sono accettate ma ha preso anche la mastercard)
Un’oretta di traversata ballando un po’ tra le onde e arriviamo a Porto Novo dove ci attende un ragazzo con scritto il mio nome e cognome su un foglio: è il gestore di Vale &Montana rent-a-car dal quale abbiamo prenotato l’auto (contattati tramite fb Rent-a-Car Vale & Montanha  Porto Novo).

A bordo di una fiammante Suzuki Jimmy cominciamo la nostra perlustrazione dell’isola. Giusto una tappa banca per cambiare i soldi poi guidiamo verso nord: subito il paesaggio si rivela molto interessante, la strada è fiancheggiata da montagne brulle e rossastre.

Puntiamo il navigatore verso , un paesino in mezzo ai monti che sarà l’inizio del trekking per la valle di Paul e il cratere di Cova.

Il meteo non è dei migliori ma il paesaggio è veramente spettacolare: ci troviamo in una immensa valle completamente terrazzata che sfoggia mille sfumature di verde. Dopo una faticosa salita con un notevole dislivello si arriva ad una strada sterrata per porta verso la discesa nella piana di Cova, un immenso cratere. Ritorneremo dopo due giorni avvicinandoci in macchina al miradouro de Cova e ri-scendendo a piedi per circa 1km per scattare qualche foto con il sole.

Dopo la piana nel cratere seguiamo il sentiero per Cabo de Ribeira. Per compiere l’intero giro impieghiamo 5 ore e mezza, praticamente senza pause se non per le foto, perché al momento del pranzo piovigginava quindi abbiamo mangiato camminando.
All’inizio del cammino e alla fine abbiamo trovato delle piccole bancarelle allestite dai locali con un po’ di cibo e bibite.

Pernottamento: La Menor a Ribera Grande, una stanza con annesso angolo cottura e ampio terrazzo. Posto con grandissime potenzialità ma che potrebbe essere migliorato tantissimo con piccole attenzioni, comunque un buon rapporto qualità prezzo, da consigliare. I gestori sono una coppia – lei italiana lui capoverdiano – che ci hanno fornito preziose informazioni.

Cena: da Kiki, il re del barbecue. Attirati dal fantastico profumo che esce dalla griglia, Kiki arrostisce pollo e spiedini a ciclo continuo tutta la sera, anche pesce, ma su ordinazione. Tavolini all’aperto, prezzo imbattibile. E’ sicuramente un punto di riferimento per gli abitanti e un’ottima scoperta per i camminatori.

Day 2: SANTO ANTAO – Camino vicinal da Cruzinha a Ponta del Sol

Il cammino da Cruzinha a Ponta del Sol o viceversa è un must dell’isola di Santo Antao, un percorso di 14,5 chilometri che fiancheggia un movimentato oceano. Oggi la macchina rimane ferma, cerchiamo un taxi che ci porti fino a Cruzinha: il gestore del b&b ci spiega che gli aluguer (ovvero o taxi collettivi) per Cruzinha sono abbastanza regolari ma partono alle 11.  Facciamo due conti e considerando il tempo di percorrenza su strada valutiamo che prima delle 12 non si comincerebbe a camminare. Il tempo potrebbe essere sufficiente ma ci sembra un po’ tirato e non ci piace avere il fiato sul collo. Ci avviciniamo al posto dove sostano gli aluguer verso le 9,30 e i tassisti in brevissimo tempo ci vengono incontro proponendoci il loro servizio. Scegliamo il miglior prezzo e per 2000 scudi un taxi ‘privato’ ci porta a Cruzinha.

Lungo la strada sul taxi verso Cruzinha

Il viaggio dura un’oretta ed è divertentissimo perché siamo sul retro aperto della vettura e il panorama intorno a noi è da mozzafiato. Il prezzo è stato tutto sommato economico e più conveniente di altri perché nel frattempo il nostro autista ha fatto qualche commissione ma è stata una buona occasione per assistere a piccoli momenti di vita quotidiana.

Cominciamo a camminare verso le 11 dopo una sbirciata ai murales di Cruzinha. Il percorso si sviluppa su un continuo saliscendi: dopo 6,6 km si incontra l’abitato di Formiguinha, un gruppo di case non raggiunto da alcuna strada. Qui ci sono due posti dove poter mangiare qualcosa: da Sonia e da Isabel circondati dalle immancabili galline, cani e capre. Dopo ulteriori 1,5 km raggiungiamo Corvo e poi lo splendido paesino di Fontainhas incastonato tra le montagne dal verde brillante.

Fontainhas

Non senza passare per la Via Crucis, le 14 stazioni disposte su un notevole dislivello. Il punto finale è la cittadina di Ponta do Sol, da dove si trova facilmente un aluguer che, se viaggia a pieno carico, vi chiede circa 70 scudi a persona per percorrere i pochi i 5 km per raggiungere Riberia Grande.

La via Crucis

Pernottamento: La Menor a Ribera Grande

Cena: ritorniamo da Kiki da cui abbiamo prenotato il pesce alla griglia. Ottimo e ad un prezzo strepitosamente basso.

Day 3: SANTO ANTAO – attraversamento in auto da nord a sud e brevi trekking
Dedichiamo il terzo giorno sull’isola di Santo Antao con brevi trekking e tratti in auto lungo strade panoramiche che tolgono il fiato. Iniziano dirigendoci verso il villaggio Xoxo, a poco più di 6 km da Ribeira Grande. Xoxo è un gruppetto di poche case incastonate in una paesaggio montano dalla vegetazione verdissima. Dopo una prima salita, un palo ci indica due direzioni: dapprima seguiamo verso destra (ci dovrebbe essere una scuola ma, vuoi che è un sabato sotto festività, la troviamo ovviamente chiusa. Ritorniamo al bivio e  risaliamo a sinistra fino a raggiungere un campanile di roccia e anche più oltre seguendo scale e condotti dell’acqua, abbiamo percorso circa 1,1km (sola andata).

Camminata di Xoxo

Lasciamo a malincuore questo paesaggio splendido e saliamo in auto seguendo le indicazione del paesino di Pinhao, una strada ripida e lastricata ci porta ad un primo nucleo di case, lasciamo la macchina al campo da calcio (sempre presente in ogni villaggio) e seguiamo per ‘The Retrive’ un ristorante con alloggi e piscina ben visibile con la sua struttura verde muschio. Ci inoltriamo anche un po’ oltre fino ad alcune case diroccate e riscendiamo passando per un altro gruppetto di case incontrando donne e bambini che trasportano borse, bombole del gas, patate.

Saliamo in macchina, ridiscendiamo verso Ribeira Grande e prendiamo la strada per Cova. Si susseguono paesaggi spettacolari, in pratica la strada è costruita su un crinale: a destra montagne rossastre dalle forme ondulate, a destra conformazioni irregolari a pinnacoli di un verde impressionante. La strada è tutta a pavé, e praticamente dopo ogni curva ci fermiamo a scattare drogati di foto…
Al miradouro de Cova parcheggiamo la macchina e ripercorriamo la discesa (circa 1,5 km) verso la piana nel cratere che avevano visto il primo giorno con il brutto tempo. L’immensa caldera sembra adibita a coltivazioni, oggi il sole e il cielo blu ci assistono ma sui rilievi montuosi le nuvole sono ancora presenti.

La piana di Cova

Risaliamo poi in macchina e raggiungiamo dopo pochi chilometri Pico da Cruz, un promontorio sull’oceano. Lasciamo l’auto nel paesino e saliamo per circa 700 metri, la vista lassù spazierebbe a 360 gradi ma a sinistra è coperta da nubi, mentre a destra si vede bene – anche se avvolta nella foschia – Sao Vicente.

Ripassiamo da Porto Novo e prendiamo la strada per Tarrafal de Monte Trigo, a sud dell’isola. E’ tutto pavé, si passa in mezzo al nulla disseminato di capre; ci si impiega tra le 1,5 e le 2 ore, con tappa d’obbligo a Campo Rodondo un punto panoramico decisamente incredibile che con le luci del tramonto è ancora più spettacolare.

Campo Rodondo view point

Arriviamo quindi a Tarrafal MT, una avvertenza: attenzione a non arrivarci con il buio, in una curva improvvisamente la strada si interrompe e inizia lo sterrato e poi la sabbia, serve il 4×4, è così che si entra nel villaggio (perché parlare di città è un po’ improprio). Se non fosse per il largo uso di cellulari che connettono con il mondo questo sarebbe davvero un posto fuori da ogni grazia: due ore di distanza della città più vicina (Porto Novo), una lingua di sabbia affacciata sull’oceano – considerata  – il centro poi case un po’ sparse.
Pernottamento: Top d’Coroa, una camera molto spartana, non c è acqua calda nè phon, proprietaria molto disponibile e gentile, ci ha anche prenotato un passaggio in barca per il giorno dopo. Colazione abbondante con pane, marmellata e formaggio di capra.

Day 4: SANTO ANTAO – Tarrafal de Monte Trigo
Attività imperdibile a Tarrafal MT è indubbiamente la camminata lungo la costa nel parco nazionale Top d’Coroa con ritorno in barca. Partiamo alle 7,30 del mattina per il trekking di circa 11 km tra saliscendi ai piedi del monte Trigo e dello scenografico Topo de Coroa uno spettacolare monte a forma di ‘pandoro’ per analogia con il periodo natalizio.

Topo de Coroa

Il caldo si fa sentire, il vento tanto presente al nord qui è quasi assente e, viste la piccole barche di pescatori che fanno da taxi, l’oceano deve essere solitamente calmo e tranquillo come oggi. Arriviamo dopo 3,5 h ad un piccolo villaggio di pescatori dove ci aspetta Josimar con la sua barchetta rossa che il gestore del b&b di Tarrafal ci aveva prenotato. Sicuramente anche senza alcuna prenotazione il passaggio di ritorno si trova, l’attività è grande fonte di reddito: a noi ha chiesto 5000 scudi, l’equivalente di poco meno di 50 euro, avevamo letto su internet prezzi sui 4500, considerando l’intermediazione del b&b ci può stare. La prassi sembra proprio quella dell’andata a piedi e ritorno in barca e non viceversa, per via del caldo.

Al rientro ci fermiamo un po’ sulla spiaggia di Tarrafal e pranziamo con ottimo pesce. Osserviamo un po’ lo scorrere della giornata degli abitanti: qualche pescatore che rientra, qualche altro che pulisce il pesce e lo mette ad essiccare, ragazzini che giocano in spiaggia, altri che bighellonano al bar ascoltando l’onnipresente musica, bimbi che ci salutano, gente seduta a far passare le ore, galline che razzolano. Ripartiamo poi per Porto Novo dove riconsegnamo l’auto e ci imbarchiamo per Sao Vicente.

Pernottamento: Casa Io Bica a Mindelo prenotato su Booking, bell’appartamento ben tenuto, un po’ po’ più distante dal centro rispetto alla precedente Casa Comba ma ottimo prezzo e gestore davvero super gentile e disponibile.

Pranzo: da Mimina ottimo pesce cucinato in maniera gustosa e saporita.
Cena: E’ la sera della vigilia e non ci sono molti posti aperti, torniamo volentieri al Le gout de grills, e confermiamo la buona scelta.

Day 5: SAO VICENTE – giro in auto dell’isola

Noleggiamo per un giorno l’auto per scoprire l’isola di Sao Vicente (https://www.dyrkrentacar.com/) . Ci dirigiamo subito sul Monte Verde, il punto più altro dell’ isola per avere una panoramica della baia. Per chi vuole il Monte Verde è l’occasione per un trekking, circa 6,5 km di salita costante; la strada è la stessa in auto o a piedi. Una volta scesi facciamo una capatina a Salamanca, un villaggio con un grande campo da calcio e una semplice chiesetta affacciati sulla spiaggia, molta gente per le strade (del resto è festa, è il giorno di Natale,) cani onnipresenti e un po’ di spazzatura. Uno spaccato di vita.

Salamanca

Ci spostano a Baia das Gatas, la località di per sè non è niente di che ma ha una grande spiaggia e sembra essere un punto fermo per i surfisti, per la vita notturna e soprattutto per il festival della musica che si svolge nella prima settimana di luna piena di agosto.

Morte de Bahia 1

Proseguendo il nostro giro tocchiamo i villaggi di Norte de Bahia: Norte 1, che è un gruppetto di case decorato con murales e Norte 2 nel quale parcheggiamo l’auto per scendere in spiaggia dove uno scenografico arco in pietra attira la nostra attenzione e rende il nostro pranzo di Natale a base di panini e scatolette di tonno davvero speciale!

Ci spostiamo poi verso Calhau, un piccolo cratere estinto con annesso villaggio e piscine naturali per un tuffo tra le rocce nere.

Per completare il giro dell’isola ci spostiamo a sud, verso Sao Pedro, un villaggio con una grande spiaggia. Qui molti pescatori propongono un giro in barca. Poco distante parte un breve sentiero di 1,3 km che taglia la collina a destra della baia e raggiunge il faro, una passeggiata piacevole e non impegnativa.

Al calar del sole rintriamo a Mindelo e consegnamo l’auto. Per la serata contiamo su alcuni locali con musica dal vivo, ma è Natale e molti sono chiusi, la festa si riversa nell’angolo ‘italiano’ di Mindelo: un palco è allestito tra una pizzeria, una taverna italiana e una gelateria: grandi e bambini che cantano e ballano ai ritmi più disparati.

Day 6: SAO VICENTE – Mindelo

Murale dedicato a Cesaria Evora

Giornata dedicata alla città di Mindelo, centro nevralgico dell’isola con il suo ritmo vivace, le case colorate,  lo slancio culturale e la gente cordiale. Mindelo è la città natale della cantante Cesaria Evora, la diva scalza, colei che più di tutti ha fatto conoscere le melodie della ‘morna’ nel mondo, il genere che contraddistingue la musica capoverdiana.

E’ il giorno successivo al Natale e benché non si festeggi propriamente il Santo Stefano molte attività che prevedevano lavori il giorno precedente, come la pesca e la racconta di ortaggi, sono chiusi: quindi mercato comunale e mercato del pesce sprangati. Inizialmente ci prende un po’ lo scoramento, contavamo di immergerci tra i banchi per catturare momenti di quotidianità. Ma la piva svanisce presto perché inizia un pullulare di attività che cattura la nostra curiosità. Sulle banchine proprio vicino al mercato del pesce molta gente sembra in attesa e diverse donne siedono a bordo strada con catinelle vuote. Arrivano le prime barchette, i pescatori scaricano il pescato, si avviano le contrattazioni, s’infittisce il viavai di bidoni trasportati, si attiva la pulitura del pesce con coltelli affilati e diliscatrici artigianali creati da una lattina di tonno. Presente anche l’umarell del porto che sovrintende alle attività, fantastico! Ce n’è per un book fotografico.

Nel frattempo la città si riempie di visi pallidi: è arrivata una nave da crociera e folle di tedeschi si sono riversati nel centro. Questo spiega le bancarelle di abiti e borse dalle caratteristiche stampe africane a prezzi occidentali che si mescolano alle merci di uso quotidiano. Ci infiliamo nel Quinta das Artes uno spazio che raccoglie una buona dose di creatività capoverdiana. Molti esercizi sembrano chiusi, sono comunque visibili un po’ di personaggi protagonisti dei carri del famoso carnevale di Sao Vicente che, da come ce lo hanno descritto, sembra essere un’esplosione di vitalità, danze, sfilate di carri e allegria superata solo da Rio.

Troviamo aperto un negozietto di arte del riciclo: capiamo subito che il gestore è un dritto: parla diverse lingue, ci racconta delle tecniche di lavorazione, le idee creative sottostanti, sicuramente ci ha intortato e usciamo con due quadretti sui pescatori e una tartaruga scolpita nella roccia lavica.

Percorriamo in lungo e in largo le viuzze del centro, ci concediamo dei dolcetti alla Pasteleria Morabeza. Non ci rimane molto da fare, la casa del Popolo che dovrebbe ospitare qualche mostra locale è chiusa. Optiamo per  un po’ di relax presso la spiaggia di Laginha a circa 1,5 km dal centro poco dopo il porto.

In serata prendiamo un volo interno per Praia, la capitale di Capo Verde nell’isola di Santiago (biglietti presi in anticipo sul sito della compagnia Bestfly Capo Verde).

All’arrivo in aeroporto la schiera di taxi ci attende: paghiamo il tragitto di circa 5 km la bellezza di 1500 scudi, quasi 15 euro, praticamente un furto. Era tardi e la stanchezza non ci ha portato l’accortezza di contrattare anche perché era il prezzo che ci chiedeva l’hotel per il servizio navetta (al ritorno pagheremo 700 scudi, da tenere presente!).

Pernottamento: Christian’s Place prenotato su booking nella via pedonale Rua 5 de Julho, sul Plateau, il centro di Praia.

Day 7: SANTIAGO – Praia – Ciudade Velha – Sao Domingo

Al risveglio proviamo la stessa sensazione che alcuni blogger avevano descritto: la delusione di una città ‘brutta’. La sera prima siamo arrivati con il buio e le luci natalizie avevano dato un tono decisamente estetico alle vie del centro, poi ci eravamo abituati alle case colorate di altre cittadine e villaggi. A prima vista il grigio sembra prevalere. Ci infiliamo subito nell’animosità del mercato municipale, sempre sulla Rua 5 de Julho. Qui si vende frutta e verdura: i banchi sono tanti, è incessante il viavai di sacchi e catinelle sulla testa, tutto pulito e ordinato. Neanche a dirlo scattiamo milioni di foto.

Poco più avanti si incontra l’affollata piazza Alexandre Albuquerque sulla quale si affacciano la chiesa e il Palacio de cultura Ildo Lobo nel quale vale la pena fare un giro per vedere gratuitamente alcune opere di artisti locali. Li vicino c’è il palazzo presidenziale, che è proibito fotografare anche da fuori.

Palacio de cultura Ildo Lobo
Al mercato di Sucupira

Ci spostiamo poi al mercato di Sucupira, dove si vende un po’ di tutto: frutta verdura carne, pesce, ma soprattutto tanto abbigliamento (comprese le farloccate di marca tipo una maglia con North Face e Gucci nello stesso marchio, meglio abbondare), infradito havainas, tanti sarti uomini che fanno andare la macchina da cucire, parrucchiere con servizio di creazione treccine.

Dopo un’ottima catchupa – il piatto tipico capoverdiano – presso Kaza Katxupa sulla via pedonale 5 de Julho, andiamo a recuperare l’auto a noleggio da Mendes&Mendes Rent a Car che si trova presso l’hotel Oasis Atlantico a Prahina (contattato via whatsapp +238 231 70 32), una zona di spiagge di Praia a circa 2,4 km da Rua 5 de Julho. Se possibile meglio prenotare una 4X4, verrà comoda in alcuni punti.
Dotati di auto, prima di lasciare la città facciamo un salto al quartiere Terra Braca l’artista locale Tutu Sousa ha trasformato in galleria d’arte la propria casa d’infanzia in Rua d’Arte e trasformato le vie attorno in una galleria a cielo aperto.

Raggiungiamo poi Ciudade Velha  (15 km a ovest di Praia) il primo insediamento dell’isola di Santiago oggi dichiarato patrimonio UNESCO. La cittadina fu il primo approdo dei colonizzatori europei e presto divenne un centro di smistamento del commercio degli schiavi. Per la visita bastano poche ore: una piacevole passeggiata per Rua Banana, un occhiata alla cattedrale – la più antica chiesa coloniale del mondo – e al monastero di San Francesco (500 scudi) nonchè una sosta nella piazzetta dove accanto alle bancarelle di souvenir di trova la gogna dove appunto venivano esposti gli schiavi. Per completare la visita alla cittadina si sale alla Fortaleza Sao Felipe (500 scudi), un forte posto a difesa dell’insediamento nel 1587, a 120 m sul livello del mare.

Riprendiamo il nostro viaggio verso il centro dell’isola e ci spostiamo verso nord nei pressi di Sao Domingo, che sarà la base di partenza per il trekking dell’indomani al Pico de Antonia, il monte più alto di Santiago con i suoi 1392 metri.

Pernottamento: Kasa di Terra prenotato su Booking, ottima accoglienza da parte della solare Ja. Da tenere presente che non c è l’acqua corrente. Il bello è di essere fuori dal mondo (non prende internet e pochissimo il telefono) si è circondati da animali da cortile e fattoria, il lato negativo è che il prezzo della camera e della cena è allo stesso livello di altri posti più ‘comodi’ ma i vantaggi superano decisamente l’aspetto economico e lo consiglio.

Day 8: SANTIAGO – Pico de Antonia – Sierra Malagueta – Tarrafal
E’ arrivato il giorno della salita più impegnativa del viaggio: il trekking al Pico de Antonia. Il sentiero parte nei pressi dei grandi ripetitori bianchi e rossi sopra il villaggio di Rui Vaz.

Pico de Antonia

A dispetto di quanto dicono alcuni siti, non è obbligatorio appoggiarsi ad una guida, anche se le agenzie offrono nel pacchetto anche il trasporto che può risultare utile se non si ha una macchina. Con l’aiuto di maps.me abbiamo seguito facilmente il sentiero, l’importante è imboccare la via giusta subito all’ inizio: prima di una casetta diroccata ricoperta di scritte bisogna scendere subito a destra. Il Pico ha una forma assolutamente affascinante, uno sperone di roccia tranciato di netto: ma visto da giù fa un po’ spavento e non lascia alcun dubbio sulla difficoltà del percorso. Il giro è lineare: circa 4,5 km per salire di cui 3,5 km di saliscendi abbastanza tranquilli (si inizia in discesa) e un ultimo chilometro di salita decisamente micidiale con una pendenza del 30% tra terreno con sassi misto sabbia e rocce. Totale dislivello circa 900 metri.

Anche la discesa dal Pico ovviamente non scherza, anzi forse è anche peggio. Noi in totale abbiamo impiegato 4,5 ore in totale per l’andata e ritorno con circa 20 minuti di pausa in cima più soste foto;  da considerare che solo l’ultimo chilometro porta via un’ora a salire e una a scendere. I cartelli sono a dir poco ottimisti: quello posto a 2,1km dall’arrivo che dà un tempo di 45 minuti è stato forse scritto da un maratoneta.

E’ una faticaccia spacca gambe ma il panorama man mano che si sale è sempre più spettacolare, talvolta accompagnato da qualche pecora al pascolo.

Scesi dal monte, riprendiamo l’auto e puntiamo verso nord: visto che abbiamo ancora un po’ di forze in corpo decidiamo per una camminata nel parco naturale della Sierra Malagueta di origine vulcanica. Percorrendo la strada in direzione Tarrafal, dopo circa 20 km dopo Assomada, ci si imbatte in uno dei punti di inizio dei sentieri del Serra Malagueta National Park. Troviamo pannelli informativi e il sentiero ST 18 per Antenas, in fondo al quale si trova effettivamente un’antenna. La camminata è molto semplice e offre panorami molto belli che spaziano tra monti verdi, versanti brulli e con sfondo l’oceano. Anche qui le pecore non mancano. Durante il percorso improvvisiamo una deviazione verso il Thrilo de Foresta che poi si ricongiunge al sentiero per Antenna. In tutto circa 9 km di cammino andata e ritorno con poco dislivello.

Sierra Malagueta

Riprendiamo l’auto e raggiungiamo  dopo circa 20 km Tarrafal, una piacevole cittadina nella parte nord dell’isola. Tarrafal mi è piaciuta molto: è molto raccolta, animatissima di giorno con il suo mercado municipal, bancarelle che vendono la qualunque, i barbecue disseminati nelle vie che dal tardo pomeriggio lasciano un profumo invitante nell’aria.
La sera anche qui come in altre città è più tranquilla: qualche bar e ristorante con gente del posto e un po’ di turisti occidentali.

Tarrafal

Pernottamento: Tarrafal House, una casa molto bella con elementi di arredamento artistici che fanno molta scena, anche se la funzionalità è un’altra cosa (soprattutto del bagno). Gestiti da una cooperativa di ragazzi è comunque un posto molto piacevole che consiglio anche se leggermente fuori dal centro (è una cittadina piccola ma le strade sono buie).
Cena: ristorante Brisa, commensali quasi interamente occidentali, ottimo pesce alla griglia.

Day 9: SANTIAGO – Ponta Moreira, Campo di Concentramento di Tarrafal
Raggiungiamo con l’auto il villaggio di Fazenda per fare un trekking sulla costa nel promontorio di Ponta Moreira. Sulla strada si viene fermati da un grande cancello, ma è solo per trattenere gli animali, si può aprire per passare. Arrivati all’abitato di Fazenda la strada asfaltata si interrompe e lo sterrato diventa presto molto malmesso: è indispensabile una macchina alta e con 4×4. Dopo circa 1 km si giunge ad una spiaggetta di ciottoli, parcheggiamo lì e cominciamo a salire a piedi. Di sentieri ce ne sono diversi, noi prendiamo quello che arriva al faro facendoci guidare dall’app maps.me. Il sentiero si inoltra un po’ all’interno, si cammina nel bush per un po’, la vista della costa poi ripaga della passeggiata a tratti un po’ monotona. In totale camminiamo per circa 9 km (andata e ritorno).

Ponta Moreira.

Rientriamo a Tarrafal per un pranzetto di pesce, una sosta relax spiaggia poi riprendiamo l’auto in direzione Chao Bom, il campo dì concentramento che era stato istituito qui a Tarrafal nel 1936 dal governo fascista portoghese di Salazar. Qui vennero deportati tra il 1936 e il 1956 oppositori politici del regime, sindacalisti, comunisti e anarchici e,  dal 1962 al 1974, i prigionieri anticolonialisti. L’ingresso (200 scudi prezzo 2023) prevede la visita in autonomia tra le varie celle e i luoghi di gestione del campo (cucine, lavanderie, latrine…) con pannelli informativi sulla storia, i gruppi di detenuti, le condizioni igienico-sanitarie e le conseguenti malattie che si svilupparono,  gli angusti luoghi delle punizioni, le forme di violenza fisica e psicologica.

Chao Bom

Pernottamento: Tarrafal House

Pranzo: Mira Mar con ottimo pesce e cachupa di pesce.
Cena: ci lasciamo tentare dagli ottimi spiedini cucinati sui barbecue in strada

Day 10: SANTIAGO – in auto lungo la costa orientale, Praia 5tal da Musica

Giornata dedicata al rientro verso Praia attraverso la strada che costeggia a est l’isola. Ci fermiano nei pressi di Sao Miguel ad Aldeia Rabelarte un piccolo villaggio che ha alle sue spalle la storia di una comunità di ‘rebelados’ che negli anni ’40 si volle staccare dai dettami della religione cattolica per scegliere una vita in isolamento. Oggi il villaggio non sembra essere più avulso dalla società e ha integrato le proprie attività quotidiane con l’artigianato e le arti.

Proseguendo verso sud incontriamo piccole e medie cittadine, ci prendiamo una sosta a Praia Baixo e infine raggiungiamo Praia dove consegneremo l’auto e ci concediamo gli ultimi giri e passeggiate in spiaggia.

La sera, la passiamo nel modo più turistico di tutta la vacanza: una cena con musica dal vivo al Quintal da Musica di Praia, il famoso locale dove si esibiscono tradizionali gruppi capoverdiani. I commensali sono per la maggioranza (ma non esclusivamente) occidentali, turisti indipendenti e gruppi organizzati. Il cibo è buono, l’ambiente piacevole e i prezzi ovviamente più alti rispetto alla media. Ottimo il Queijo da terra (formaggio) con confettura di papaia.

Pernottamento: Christian’s Place prenotato su booking nella via pedonale Rua 5 de Julho, sul Plateau.

Day 11: volo di rientro

Onoriamo il nostro bellissimo viaggio tra la cultura e i paesaggi capoverdiani con la sostanziosa catchupa per colazione, contrattiamo un taxi per 700 scudi e ci facciamo accompagnare in aeroporto dove terminerà la nostra vacanza.

 

GUARDA IL VIDEO YOUTUBE: https://youtu.be/hLgAH1jW22s

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