IN BICI SUL DELTA DEL PO

di Francesca Orioli

Percorsi in bicicletta sia nel Parco del Delta Veneto che in quello Ferrarese

Sono stata diverse volte sul Delta del Po. Un luogo surreale dove terra e acqua si susseguono senza soluzione di continuità: sembra che la terra si butti in mare ma poi c’è quasi sempre un’altra striscia che prosegue. Il Delta è una riserva che riserva sorprese, da assaporare con calma e da perlustrare con i mezzi più naturali possibili. Non basta un week end, ne servono almeno due: uno da dedicare all’area veneta, uno all’area ferrarese. Io ho sempre scelto la bicicletta, rigorosamente in primavera o fine estate. Qui caldo, umidità e zanzare già da giugno regnano sovrani.

Per comodità di gestione ho pernottato in ostelli: l’Ostello di Gorino (http://ostellobargorino.altervista.org/home) e Oasi Torre Abate/Rifugio Al Paesin a Santa Giustina (http://www.torreabate.it/), ma ci sono anche strutture ricettive più raccolte.

Forse anche voi percepirete un po’ di chiusura tra la gente del luogo, sicuramente la propensione all’isolamento ha favorito la conservazione di una certa genuinità, le attività connesse al boom della pesca hanno reso più folkoristica e interessante tutta l’area che, nel bene e nel male ha parecchio da raccontare.

IL DELTA DEL PO VENETO

Comincio dal parco veneto, che ho visitato più di recente, a metà settembre 2016 quando ho organizzato una biciclettata con una quindicina di amici per il festeggiamento dei miei primi quarant’anni. Fulcro del giro è il perimetro dell’Isola della Donzella da percorrere ammirando l’imperdibile Sacca degli Scardovari.

Ecco il percorso:

Partenza da Porto Tolle (RO) con il noleggio delle bici (presso Girodelta in località Ca Tiepolo, ci siamo trovati molto bene, professionalità e buoni mezzi). Da qui seguiamo il corso del fiume, la strada purtroppo non è una ciclabile, ma non è molto trafficata. Lungo il percorso sosta merenda in un porticciolo/deposito barche puzzolente di pesce marcio ma sufficientemente tipico. Proseguiamo fino a Barricata (22 km da Ca Tiepolo), un piccolo lido sulla punta di una penisola. Deduciamo che qui ci sia, in piena stagione, un villaggio turistico, ora, mentre l’estate sta finendo, questo luogo dimenticato tra le maree ha solo il fascino dell’abbandono: spiaggetta deserta incorniciata di tronchi secchi vomitati dal mare, casette dei pescatori colorate con le classiche reti a bilancia (i padelloni), tratti sterrati disseminati di vegetazione secca e appuntita (che buca le gomme delle bici) e quell’odore di salmastro che rende il tutto ancora più verace. Dopo un picnic con riposino in spiaggia un caffè al bar che sta chiudendo la stagione, proseguiamo per l’incantevole Sacca degli Scardovari. Questo è indubbiamente il tratto più bello: ammassi di vongole aggrappate ai pali conficcati nell’acqua, cordoni di cozze che formano enormi spiedi marini, grovigli di reti come panni stesi e palafitte di legno, i vecchi casoni-deposito usati per la pesca. Immagini poetiche agli occhi del visitatore passeggero, sudore e fatica per la pellaccia arsa dei pescatori del Delta.

Barricata

 

Il nostro giro prosegue nel paesino di Santa Giulia (22 km da Barricata), attraversiamo il primo ponte di barche e ci dirigiamo verso la punta della lingua di terra che si protende verso l’Isola dell’Amore con il suo faro per goderci i colori del tramonto (circa 8 km). Poi, da Gorino Veneto attraversiamo il secondo ponte di barche per entrare in area ferrarese, a Gorino Ferrarese appunto (7 km dalla punta di osservazione del faro). In totale abbiamo percorso circa una sessantina di chilometri.

Il Ponte di barche tra Gorino Veneto e Gorino Ferrarese

Pernottamento: Ostello Gorino (a Gorino Ferrarese). Soluzione molto easy. Cena: La locanda degli antichi sospiri Località Santa Giulia, pesce fresco ben cucinato, nota di merito al superbo risotto e alle cozze. Ha anche stanze per il pernottamento.

Il giorno successivo, chiudiamo l’anello tornando a Porto Tolle con una ventina di chilometri di strada asfaltata ma dissestata (non è una pista ciclabile), riconsegnamo le bici, facciamo un po’ di spola tra il panificio e la pasticceria, appendiamo i pedali al chiodo e proseguiamo la bella domenica di sole in quel gioiello che è Chioggia (in auto). Ma se si vuole proseguire la biciclettata una meta interessante è Pila, distante 16 km da Porto Tolle.

La casa-barca con camino. Tra Gorino e Porto Tolle

Una nota sulla disposizione delle macchine. Essendo in un bel gruppetto proveniente da più parti avevamo a disposizione un po’ di auto. Ci siamo ritrovati il venerdi sera all’ostello e al sabato mattina siamo andati a Porto Tolle per noleggiare le bici, lasciando alcune auto all’ostello che sono venute buone per la sera per andare a cena, anche se gli 6 km per raggiungere il ristorante a Santa Giulia si possono fare in bici. Ma ci siamo fatti prendere dall’impigrimento e dall’umidità. Se avessimo saputo del costo del ‘pedaggio’ molto probabilmente ci sarebbe passata la pigrizia: l’attraversamento con un mezzo motorizzato dei due ponti di barche tra Gorino e Santa Giulia costa ben 2,5 euro per veicolo per tratta: quindi 10 euro a macchina! E oltre al danno, la beffa, perché alla domanda, lecita, se ci sono convenzioni con il ristorante o l’ostello o anche solo uno sconto gruppi o giornaliero ci si deve sorbire la filippica lamentosa dei due rispettivi gabellieri, quello alle dipendenze della regione Veneto e quello alle dipendenze della regione Emilia Romagna, che sfogano la repressività mossa dall’inaccettabilità del loro ruolo, con il passante da spennare del fiorino.

DELTA DEL PO FERRARESE

Il giro in bicicletta del lato ferrarese l’ho percorso più volte, metto pertanto insieme le esperienze vissute. Un esempio di week end potrebbe essere:

1° giorno: Torre Abate,Torre Palù, Riserva Boscone della Mesola, Goro con gita in barca (magari al tramonto), Gorino Ferrarese. Totale 30 km, molti tratti non sono piste ciclabili ma comunque sono poco trafficate.

2° giorno: da Gorino a Oasi Cannaviè (15 km); rientro a Torre Abate ripassando per Goro (17 km)

Pernottamento: ostello Gorino a Gorino Ferrarese e Ostello Oasi Torre Abate/Rifugio Al Paesin a Santa Giustina. Anche Oasi Cannaviè ha disponibilità di alloggi.

Tappa interessante nel circuito del delta ferrarese è Torre Abate, una delle più importanti testimonianze dell’efficiente architettura idraulica per le opere di bonifica intraprese dagli Estensi nel XVI secolo. La struttura era concepita come chiavica per proteggere la tenuta di caccia estense di Bosco Mesola. A seguito del ‘taglio’ del Po, una deviazione del fiume avvenuta nei primi anni del 1600, l’edificio perse la sua funzione idrica ma divenne una struttura difensiva e di controllo.

Merita una sosta Torre Palù, altra opera di ingegneria idraulica estense, manufatto a cinque conche risalente al settecento con lo scopo di garantire lo scolo a mare dei canali e impedire la risalita delle acque marine con l’alta marea, ancora funzionante.

Il Gran Boscone della Mesola non può mancare in questo giro, una riserva naturale dalla fitta vegetazione, che racchiude una ‘Delizia Estense’, un castello turrito il cui termine fa vagare l’immaginazione sui rinascimentali sollazzi, dopo le fatiche delle battute di caccia nell’immenso bosco. Oggi la riserva si può visitare solo in parte, a piedi o in bicicletta. Vengono organizzate in alcuni periodi visite guidate con le guardie forestali nelle aree non accessibili (info www.ferraraterraeacqua.it) per l’avvistamento dei daini, con spiegazioni sulla vegetazione e la fauna autoctona.

Goro è un paese che ha una storia estremamente interessante che merita di essere approfondita prima di arrivarci per toccarne poi l’atmosfera quando ci si passa (una chicca: il libro “Il Po si racconta” di Ermanno Rea, i cui primi capitoli sono dedicati al Delta del Po). Non si può passare da Goro senza esplorare con la barca la sua Sacca: su internet si trovano facilmente le escursioni organizzate, preferite quelle con piccole barchette (le ‘batane’) che si limitano alla sacca (ci sono molte escursioni con motonavi che percorrono tutto il delta che danno sicuramente un’idea di insieme ma perdono il fascino delle insenature). A rendere la gita ancora più affascinante, oltre alla luce calda del tramonto che aiuta l’atmosfera fiabesca, saranno i racconti dei pescatori che vi accompagnano, mostrandovi i sistemi di allevamento delle vongole e il funzionamento dei lavorieri per la pesca delle anguille.

Nella Sacca di Goro con la ‘Batana’
Nella Sacca di Goro con la ‘Batana’
Nella Sacca di Goro con la ‘Batana’

Gorino ha il fascino del luogo sperduto fuori dal tempo, merita la traghettata all’Isola dell’Amore dov’è c’è il faro (e annesso ristorante “La Lanterna”).

Rimontando in sella il giorno successivo vale la pena pedalare fino all’Oasi Cannaviè, un suggestivo percorso naturalistico tra specchi d’acqua salmastri, canneti e dossi emersi, attrezzato con capanne per l’osservazione dell’avifauna. Particolarmente interessante è la visita guidata per ascoltare, mentre si passeggia nell’oasi, i racconti sulla formazione geologica dell’intera area e imparare a distinguere le specie di uccelli presenti e le tipologie di vegetazione (vale la pena portare un binocolo).

Oasi Cannaviè

Per chiudere il giro e ritornare alle macchine lasciate a Gorino o a Torre Abate conviene percorrere la strada che passa da Goro, seppur non ciclabile almeno poco trafficata.

I percorsi disegnati con google maps:

Percorso Delta del Po Veneto
Percorso Delta del Po Ferrarese Giorno 1
Percorso Delta del Po Ferrarese Giorno 2

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